Regione Abruzzo: approvato il Piano Sanitario Regionale

 Approvato dall’Esecutivo lo strumento di programmazione sanitaria. L’attesa durava da dieci anni.

E’ un “work in progress” che, iniziato due anni e mezzo fa, non ha mai perso di vista il duplice obiettivo di tutelare la salute e centrare ogni programma sul cittadino prima, durante e dopo la malattia. Un impegno personale dell’assessore regionale alla Sanità, Bernardo Mazzocca, e di tutto l’esecutivo reso ancora più difficoltoso dai tempi stringenti imposti da un piano di rientro che non ammette deroghe e dall’assenza di riferimenti normativi di settore che hanno di fatto inchiodato la sanità abruzzese a un modello anacronistico e molto dispendioso.

L’approvazione del Piano sanitario regionale, dopo dieci anni di attesa, rappresenta una tappa fondamentale di questo percorso perché compendia l’impegno profuso dall’Assessorato, dall’Agenzia sanitaria, dalla V Commissione consiliare e da tutti i professionisti che si sono spesi nel raggiungimento di questo ambizioso traguardo che proietta nel futuro, concretizzandolo, un nuovo modo “di fare salute”. La logica di fondo è quella di potenziare e diversificare l’offerta sanitaria territoriale tramite la riprogettazione del sistema distrettuale, la riarticolazione del sistema delle cure primarie e il potenziamento dell’assistenza domiciliare nonchè della residenzialità e semiresidenzialità per anziani e persone non autosufficienti. L’appropriatezza di utilizzo dei diversi regimi assistenziali e dell’accesso alle prestazioni sarà garantita dall’unità di valutazione multidimensionale, mentre l’istituzione di punti unici di accesso consentirà una concreta integrazione socio sanitaria al paziente che, tra l’altro, potrà evitare penose peregrinazioni da una struttura all’altra. Anche la rete ospedaliera ne esce riorganizzata e potenziata: non più un presidio che compensa le carenze del territorio, ma il luogo elettivo dell’emergenza-urgenza, della gestione delle acuzie, della concentrazione delle professionalità di livello specialistico più alto, delle alte tecnologie e, soprattutto, dell’attivazione dei regimi assistenziali più innovativi come il “day hospital”, il “day surgery” e il “day service”. Il tutto nell’ottica della continuità assistenziale garantita al paziente anche attraverso la deposizione di “reti” assistenziali che integrano professionisti, approcci clinici e risorse.

Il Psr rappresenta la sintesi e il culmine di un percorso che decolla il 1° gennaio 2006 con l’istituzione dell’Agenzia Sanitaria Regionale (una “tecnostruttura” che concorre, a livello centrale regionale, alla pianificazione e programmazione strategica sanitaria), prosegue ininterrottamente e, in appena due anni, porta all’emanazione di leggi capaci di regolamentare un settore che aveva fatto dell’anarchia la sua parola d’ordine. La L.R 20/2006 regolamenta il ricovero ospedaliero introducendo il concetto di appropriatezza; vengono stabilite  specifiche modalità di erogazione di assistenza allargate anche a nuovi regimi di ricovero come il day hospital, il day surgery e il day service. Di fatto è una legge propedeutica a quella immediatamente successiva, la L.R. 32/2007 (Norme regionali in materia di autorizzazione, accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private) che dopo una “vacatio” di dieci anni supera la lunga fase degli accreditamenti provvisori per consentire una programmazione sanitaria che prima si confronta con i reali bisogni della popolazione e poi acquista dal privato accreditato ciò di cui il sistema ha realmente necessità per integrare efficacemente l’offerta delle strutture socio-sanitarie pubbliche. E alla rete ospedaliera si riferisce anche la L.R. 6/2007 che, in linea con il DPCM del 29/11/2001, fissa a 5.850 il numero dei posti letto complessivi: l’offerta è suddivisa in 3.5 (per ogni 1000 abitanti) da destinare agli acuti e 1 (per ogni 1000 abitanti)  alla lungodegenza e alla riabilitazione. 

Un intervento coerente con il Piano di Risanamento 2007/2009, sottoscritto con i Ministeri della Sanità e dell’Economia che hanno infatti individuato nell’alto tasso di ospedalizzazione  e nell’eccessivo numero di pl per acuti, una delle cause del disavanzo della spesa sanitaria accumulato negli ultimi anni. Un debito pari a un miliardo di euro (al 31 dicembre 2005) che ha reso necessaria un’attenta politica di contenimento delle spese i cui risultati sono già decisamente incoraggianti: sono state superate, con il recupero di 800 milioni, due verifiche del  tavolo di monitoraggio interministeriale e, con l’approvazione del Piano sanitario regionale, si aprirà l’accesso ad altre risorse che consentiranno l’azzeramento dell’intero debito. Un percorso seguito attentamente dal Governo che, in più di una occasione, ha indicato l’Abruzzo come “modello da seguire” fra le sette regioni convocate al tavolo tecnico.

Per la prima volta nella storia della sanità abruzzese, abbiamo registrato una spesa farmaceutica territoriale al di sotto del 13% del fondo sanitario regionale grazie a un’attenta e innovativa politica del farmaco che ha promosso gli equivalenti e l’appropriatezza nell’uso dei medicinali, ha incentivato la distribuzione diretta degli stessi e potenziato il monitoraggio intensivo.

Coerenti con la manovra di contenimento della spesa sono anche i 17 interventi di riqualificazione dei presidi sanitari approvati dal nucleo di valutazione del Ministero della salute nell’ambito dell’accordo di programma per il settore investimenti: l’importo complessivo, pari  a 78.951.357.94 euro, di cui 67.503.411,03 a carico dello Stato, sarà utilizzato per riqualificare gli stabilimenti ospedalieri delle sei Asl, per acquistare arredi e attrezzature, nonché per mettere a norma le strutture territoriali e adeguare le RSA. All’edilizia sanitaria è stata destinata anche la somma di 27.440.341,26, di cui 23.461.491,78 a carico dello Stato, prevista dall’accordo stralcio del 2004.

Si è voluto modificare anche il rapporto con il privato accreditato. Non più un soggetto che governa autonomamente la propria offerta assistenziale, ma un ente gestore fortemente integrato con il settore pubblico nell’ottica di una collaborazione basata su rapporti contrattuali che fissano quantità e qualità dei servizi da acquistare, all’interno di regole trasparenti, e soprattutto verificabili. Per questo alla fine del 2007, scadenza naturale dei contratti stipulati nel 2005 dal privato accreditato con il governo regionale, la spesa sanitaria è tornata ai livelli del 2000. Il  tetto di spesa 2008, relativo alle attività acquistate dalla Regione dalle case di cura, prevede la richiesta di circa 38mila prestazioni a fronte delle 60 mila erogate annualmente fino al 2007. Un taglio di 22mila ricoveri che ha determinato una contrazione di budget notevole: da 134 milioni di euro a 101. Non meno evidente la decurtazione ai tetti di spesa relativi alla riabilitazione ex art. 26 (che da 96 passa a 76 milioni) e alla specialistica ambulatoriale che da 29 euromilioni arriva a 25. 
Testo di Daniela Burgassi - Tratto da http://sanitab.regione.abruzzo.it
 

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