Lettera all’imprenditore Filippo Piccone, Senatore di Forza Italia
Egregio senatore tempo fa le chiesi un incontro per conoscerla, perché prima di scrivere mi hanno insegnato a conoscere, guardare negli occhi, conversare. Purtroppo non c’è stata occasione di incontrarci.
E allora invece che scrivere di lei, scrivo a lei.
Sono un dirigente d’impresa in area marketing e comunicazione. Mi sono specializzato in Lobbying e Relazioni Istituzionali alla LUISS. Lei è un imprenditore. Siamo quasi coetanei: lei ha solo qualche anno più di me. Parliamo la stessa lingua. Semplifichiamo: in politica, il mercato è il consenso, perché, in democrazia, il popolo è sovrano. E allora, se mi permette, vorrei scrivere all’imprenditore Filippo Piccone.
Quali sono le caratteristiche che fanno di un uomo un imprenditore? In un convegno sulle imprese famigliari, il figlio del grande Alberto Falck scomparso in un tragico incidente stradale qualche anno fa ha detto che le caratteristiche fondamentali di un imprenditore sono tre: intelligenza, istruzione e carattere. Credo che nella sua esperienza di imprenditore avrà dovuto prendere numerose decisioni ed avrà constatato che il rischio di sbagliare dipende sempre dalla quantità e dalla qualità di ciò che sapeva. Come dire, sapere è potere…di riuscire nel business. L’intelligenza cresce nel terreno del sapere e diventa esperienza.
Ogni persona ha limiti, la persona intelligente è quella che sa quali sono i suoi limiti e lei, da imprenditore, sa che riconoscere i propri limiti aiuta a ridurre il rischio in qualsiasi investimento.
Il carattere è, invece, innato e corrisponde al coraggio, will dicono gli americani. Non si può essere imprenditori se non si ha coraggio, se si agisce sapendo che comunque non si rischia di cadere con il fondoschiena a terra.
Parlo da uomo di marketing. Lei, in quanto senatore di Forza Italia, è un “prodotto” elettorale a marchio.
Non crede che sia un rischio pazzesco per il Popolo della Libertà, che vuole governare la regione Abruzzo, investire in un “prodotto” che risponde ad una domanda di mercato ristretta agli elettori di un solo partito?
Il PdL con l’uomo giusto raggiunge il 70% del consenso elettorale degli abruzzesi. E’ marketing politico. Renato Mannheimer insegna!
Me lo dica col suo fiuto imprenditoriale, lei è convinto che sarà votato da questi elettori?
- gli abruzzesi moderati che non si riconoscono in nessun partito del centrodestra,
- gli elettori che, per disgusto, sono diventati antipolitici ma non voterebbero Di Pietro, Grillo, la Lega, etc.,
- gli elettori del cosiddetto voto d’opinione.
Il mercato elettorale può essere ulteriormente segmentato, come si dice, lei lo sa, in gergo imprenditoriale:
- gli elettori cattolici indecisi,
- i giustizialisti anti-casta,
- gli elettori dell’ultim’ora,
-gli elettori che pensano di votare scheda bianca.
Tutti questi abruzzesi, dopo la fine della giunta Del Turco, voterebbero un senatore di Forza Italia come Presidente della Regione?
Ma se il professor Quagliariello ha detto che il candidato presidente del PdL che presenterà al presidente Berlusconi “servirà a dare alla nostra regione una speranza per rialzarsi dall’abisso in cui è sprofondata”, il rischio di non riuscire nell’impresa e di perdere l’Abruzzo lo corre lei o il Popolo della Libertà?
Credo proprio che lei è in una botte di ferro: se infatti Berlusconi decidesse di candidarla presidente, anche se il PdL vincesse di misura o perdesse l’Abruzzo, lei rimarrebbe senatore!
Sempre gli americani direbbero win-win. Lei vincerebbe comunque.
Cordialmente La saluta Gabriele Rossi.



