“Proviamoci a vedere i buoni esempi da imitare” per il dopo terremoto

a) studiare, analizzare, inventariare ogni pietra, accertare insomma lo stato reale delle varie situazioni;

b) tenere unite le comunità locali, coinvolgendole a fondo, ascoltandole, responsabilizzandole, dicendo loro le cose come stanno;

c) ricostruire i centri storici com’erano e dov’erano mettendoli in sicurezza sul modello di Venzone, di Tuscania, o anche di certi centri umbro-marchigiani;

d) ristrutturare e migliorare a fondo le periferie urbane, senza straparlare di “new town”;

e) passare dagli attendamenti alle “instant house” di legno, ai prefabbricati in forma di villaggio usati con successo, per esempio, sull’Appennino umbro-marchigiano;

f) andare ad appalti veri, garantiti da un Authority, non col solo criterio del massimo ribasso (dove si infila il racket), ma sulla base di una serie di parametri qualitativi.

Cerchiamo insomma di praticare le virtù, oltre della generosità nei soccorsi, della serietà, della partecipazione, della competenza specifica, della cultura urbanistica e architettonica, della trasparenza nei sussidi e negli appalti. Si può, si deve.

Avendo memoria e onestà, morale e intellettuale.

autore: Vittorio Emiliani

tratto da: unita.it

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