Giornalismo o propaganda? “Due cose completamente diverse.”
intervista a Joaquín Navarro-Valls
Che significato ha per Lei, oggi, la parola “Giornalismo”?
“Giornalismo è un raccontare agli altri un’esperienza personale che io considero vera. Se questa esperienza, del giornalista con la realtà che racconta, non esiste allora non c’è possibilità di giornalismo: si sta facendo favola, si sta facendo un altro genere letterario. Se quello che racconto, io non lo considero vero, allora non faccio giornalismo, sto facendo propaganda. Sono due cose completamente diverse. Però il giornalista deve su quell’argomento non entrare nel campo della autoreferenzialità: << Che dice un altro giornale, che penserebbe il mio capo, che penserebbe la mia impresa giornalistica?>>. Deve cercare un contatto con quella realtà, personale, se si può, altrimenti attraverso lo studio. Una volta che lui è convinto di conoscere quella realtà, la può trasmettere.
Il tema della verità oggettiva oggi manca. Viviamo in un’epoca di grande razionalismo e allo stesso modo di una grande sfiducia nella capacità dell’essere umano di conoscere le cose come vere: tutto è opinione, discussione tra opinioni. <<Le sue opinioni sono interessanti, ma questo è vero o non è vero?>>. Questa è la grande domanda.”
Con l’avvento di Internet e del libero scambio di informazione, pensa che la figura del giornalista sia destinata a scomparire?
A me personalmente piace molto questa apertura creata da Internet. Parliamo del mondo dei blog. Per esempio, l’altro giorno, due settimane fa, parlando con il presidente del board di Google, mi diceva: “Guardi che ogni giorno abbiamo contabilizzato…oggi, ogni giorno, nascono 100.000 nuovi blog nel mondo. Ogni giorno. Ogni 24 ore. Questo di per sé mi sembra positivo: è rompere l’autoreferenzialità del sistema mediatico costituito. Questo non vuol dire che la vita dei giornali è in pericolo. No, è un’apertura in più. Voglio dire: io posso trasmettere delle verità straordinarie attraverso un sms, attraverso un giornale, attraverso un blog, attraverso delle immagini televisive. Ognuno di questi mezzi ha una semantica propria. Per trasmettere io felicemente quel messaggio, devo conoscere non soltanto quello che voglio dire, ma anche la semantica propria di quel mezzo e adattarmi a quel mezzo.
tratto da: avoicomunicare.it/blogpost/videointervista-joaqu%C3%ADn-navarro-valls
molto interessante anche l’articolo di Luca De Biase http://blog.debiase.com/paper/giornalisti-innovatori.html





da gabriele il 17 Dic, 2009 | Replica
Un mantra che si sta diffindendo a macchia d’olio in abruzzo è che Internet è l’unico media che garantisce i cittadini del corretto uso dei fondi per la ricostruzione. Io credo che Internet è un mezzo.
Più che dai mezzi di comunicazione, la qualità delle informazioni dipende dai comunicatori, cioè dal lavoro delle persone che operano con il prodotto “informazione”. Quindi, Internet o non Internet, importanti sono i quattro punti cardinali che mi insegnò oltre vent’anni fa il mio primo maestro di giornalismo:
1. le fonti
2. l’obiettività
3. la verità
4. la notiziabilità (i fatti non le opinioni)
Se non sono chiari questi 4 cardini, Internet potrà solo aumentare i “fumi di hashish”…