Archivio di Marzo, 2010

Italo Calvino: “Il diavolo oggi (1978) è l’approssimativo”

Mercoledì, 31 Marzo, 2010

italo-calvino.jpgIl diavolo oggi è l’approssimativo. Per diavolo intendo la negatività senza riscatto, da cui non può venire nessun bene. Nei discorsi approssimativi, nelle genericità, nell’imprecisione di pensiero e di linguaggio, specie se accompagnati da sicumera e petulanza, possiamo riconoscere il diavolo come nemico della chiarezza, sia interiore sia nei rapporti con gli altri, il diavolo come personificazione della mistificazione e dell’automistificazione. Dico l’approssimativo, non il complicato; quando le cose non sono semplici, non sono chiare, pretendere la chiarezza, la semplificazione a tutti i costi, è faciloneria, e proprio questa pretesa obbliga i discorsi a diventare generici, cioé menzogneri. Invece lo sforzo di cercare di pensare e d’esprimersi con la massima precisione possibile proprio di fronte alle cose più complesse è l’unico atteggiamento onesto e utile. Riuscire a definire i propri dubbi è molto più concreto che qualsiasi affermazione perentoria le cui fondamenta si basano sul vuoto, sulla ripetizione di parole il cui significato si è logorato per il troppo uso.

fonte: “Domenica del Corriere”, febbraio 1978. Risposta ad una “inchiesta sul diavolo oggi”. In: Italo Calvino, Una pietra sopra, Note sul linguaggio politico. Einaudi, 1980.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”

Martedì, 30 Marzo, 2010

Shlomo Ben Ami sull’origine dei conflitti

Martedì, 30 Marzo, 2010

Dio ha creato il male?

Lunedì, 29 Marzo, 2010

Luigi Accattoli a Benedetto XVI: “Non temere e non lasciarti intimidire”.

Lunedì, 29 Marzo, 2010

accattoli.gifL’uomo può scegliere una via comoda e scansare ogni fatica. Può anche scendere verso il basso, il volgare. Può sprofondare nella palude della menzogna e della disonestà. Gesù cammina avanti a noi, e va verso l’alto. Egli ci conduce verso ciò che è grande, puro, ci conduce verso l’aria salubre delle altezze: verso la vita secondo verità; verso il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti; verso la pazienza che sopporta e sostiene l’altro”: così ha parlato stamane (ieri, n.d.r.) il papa a San Pietro durante la celebrazione delle Palme. E poco dopo, all’Angelus, ha detto ai giovani: “Non temete quando il seguire Cristo comporta incomprensioni e offese”. Non temete, non lasciatevi intimidire. Grato di queste parole chiedo loro di tornare a colui che le ha pronunciate per dirgli con lo stesso sentimento: non temere e non lasciarti intimidire.

fonte: luigiaccattoli.it/blog
 

Operazione Valchiria

Domenica, 28 Marzo, 2010

PEDOFILIA: sciolto il partito pedofilo olandese, «una grande vittoria civile»

Sabato, 27 Marzo, 2010

bimbo_sorridente.jpgIl partito olandese dell’Amore Fraterno, della Libertà e della Diversità, il primo partito dichiaratamente pedofilo nato nel 2006 e che aveva tra i suoi obiettivi la liberalizzazione della pornografia infantile e i rapporti sessuali fra adulti e bambini, ha deciso di sciogliersi (zenit.org, 15 marzo 2010).

«Una bella notizia, quella di oggi. Una bella vittoria civile», ha commentato don Fortunato Di Noto, pioniere nella lotta alla pedofilia e fondatore dell’Associazione Meter onlus (associazionemeter.org), che fin dalla sua costituzione aveva avviato una campagna contro questo partito. «Gli esponenti del partito olandese dell’Amore Fraterno, della Libertà e della Diversità – che mirava ad abbassare l’età del consenso a 12 anni ed è per questo stato accusato di fomentare la pedofilia – ha deciso di sciogliersi dopo non essere riuscito per la seconda volta a raccogliere le 600 firme necessarie a concorrere alle prossime elezioni politiche», ha spiegato il sacerdote siciliano. «Per poter eleggere un deputato, il movimento, creato nel 2006, avrebbe dovuto ottenere circa 60mila voti», spiega. Per questa ragione, continua, «i fondatori del movimento hanno dichiarato che il dibattito e le polemiche sollevate dal partito hanno impedito ogni seria discussione dei suoi obiettivi, e dunque i suoi membri hanno optato per lo scioglimento».

Tuttavia, don Di Noto denuncia la presenza ancora oggi di una serie di siti a favore della pedofilia. «Sono ancora migliaia – dichiara il fondatore di Meter – i siti che promuovono la liceità e la normalizzazione degli abusi sessuali. Una vera e propria strategia per rendere normale ciò che è invece un orrore». «Per ora ci prendiamo questa vittoria – conclude don Fortunato –: lo scioglimento di questo fantomatico partito l’hanno deciso coloro che sono dalla parte dei bambini. Speriamo che chiudano anche il loro portale».

fonte: corrispondenzaromana.it

Caccia al papa

Venerdì, 26 Marzo, 2010

aldo_maria_valli.jpg 

di Aldo Maria Valli

In questi giorni è difficile sottrarsi all’impressione che le notizie sui casi di pedofilia tra sacerdoti, riesumate dal passato e rilanciate con grande rilievo su entrambe le sponde dell’Atlantico, stiano svolazzando minacciosamente per calare su una vittima scelta fin dall’inizio come obiettivo di tutta l’operazione, ovvero Benedetto XVI. La conferma che la manovra sia di questo tipo è arrivata dal New York Times, sempre pronto a sparare contro la Chiesa cattolica e il papa. Affermare che nel 1996 l’allora responsabile della congregazione per la dottrina della fede e attuale pontefice, Joseph Ratzinger, con la collaborazione dell’allora segretario della congregazione e attuale segretario di stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone, avrebbe insabbiato il caso di padre Lawrence Murphy è una falsità.
Lo dicono i fatti, già ampiamente chiariti.
Siamo nella metà degli anni Settanta del secolo scorso.
Padre Murphy è accusato di abusi, commessi dal 1950 al 1975, su numerosi alunni di una scuola per minorenni sordi. Le autorità civili, subito informate, non trovano prove a carico del prete, ma l’arcidiocesi di Milwaukee continua a indagare e, nonostante l’archiviazione delle denunce, decide di limitare l’azione di Murphy.
Passano vent’anni e l’arcidiocesi, in un clima reso infuocato da rinnovate polemiche su casi di preti pedofili, decide di segnalare la vicenda Murphy alla congregazione per la dottrina della fede, il cui titolare all’epoca è appunto Ratzinger.
Si vuole sapere come trattare il caso dal punto di vista canonico e in particolare chiarire se la competenza in materia è diocesana o della congregazione.
Dalla documentazione risulta che la richiesta non è mai arrivata sul tavolo del cardinale Ratzinger.
Tuttavia la congregazione si muove.
Sebbene il sacerdote, isolato e malato da tempo, sia prossimo alla morte e negli ultimi due decenni non abbia più commesso abusi, Roma raccomanda all’arcivescovo di Milwaukee che le misure restrittive nei confronti di Murphy siano intensificate e che da parte sua ci sia una piena ammissione di responsabilità.
È proprio ciò che avviene. Poi, quattro mesi dopo, Murphy muore.
Cercare di trascinare nel fango Joseph Ratzinger per questa vicenda è quindi disonesto. Come lo è sostenere che il problema sia nel silenzio raccomandato dal Crimen sollicitationis, il testo riservato del 1922 (e rivisto quarant’anni dopo) che stabiliva la procedura da seguire nei casi in cui il sacerdote è accusato di utilizzare la confessione per fare avances sessuali. In realtà, come il Vaticano ha ribadito più volte in questi giorni, il documento non proibisce affatto la denuncia degli abusi alle autorità civili.
A proposito di Lawrence Murphy, c’è poi da segnalare che l’arcivescovo di Milwaukee che si occupò del caso fu quel Rembert Gorge Weakland, benedettino, che nel 2002 fu costretto alle dimissioni dopo che venne alla luce una sua relazione di vent’anni prima con un seminarista, storia che lo stesso Weakland cercò di mettere a tacere con 450 mila dollari prelevati dalla cassa della diocesi.
Ora occorre dire che Weakland non ha mai nascosto di essere un vescovo ultraprogressista, in rotta di collisione con la linea di Giovanni Paolo II e di Joseph Ratzinger in materia di sessualità.
Sicché non sono pochi a sostenere che l’ex arcivescovo avrebbe ora più di un motivo per cercare di screditare Benedetto XVI e di rivalutare se stesso puntando il dito sulla linea del Vaticano.
A questo punto la Santa Sede dovrebbe forse attrezzarsi per ribadire alcuni punti fermi dell’intera questione (per esempio richiamando i contenuti salienti dell’istruzione Crimen sollicitationis e della lettera De delicti gravioribus del 2001), anziché limitarsi a rispondere, spesso con affanno, ogni volta che qualche organo di stampa la trascina nella polemica. Anche perché le accuse, secondo le regole del giornalismo sensazionalistico, fanno sempre molto rumore, mentre le risposte, necessariamente articolate, non ricevono lo stesso rilievo.
Un cardinale di curia che l’ha potuto avvicinare riferisce che Benedetto XVI è abbattuto. Le continue polemiche lo stanno logorando. Ma il tiro al bersaglio non è finito. In Vaticano sanno che il prossimo mattone inserito nell’edificio delle accuse si chiama Italia. In molte diocesi ci sono casi che si prestano e che stanno per essere riportati alla luce anche se avvenuti molti anni fa.

fonte: europaquotidiano.it

Vatican says it was not informed on time about the sexual abuse cases in Milwaukee

Venerdì, 26 Marzo, 2010

Stefano Zamagni, Mecenatismo e filantropia non sono sinonimi*

Giovedì, 25 Marzo, 2010

stefano-zamagni.jpgUna differenza profonda corre tra mecenatismo e filantropia. Questi due termini tendono a essere unificati ed è un errore gravissimo dovuto proprio a non conoscenza, ignoranza. Il mecenatismo - non solo la parola, ma lo stesso significato - è un’invenzione italiana: umanesimo civile. È nella Toscana del 1400 che nasce il mecenatismo, infatti, mentre gli americani hanno inventato la filantropia. Tra i due termini esiste però una differenza profonda: il mecenate non è soltanto un soggetto imprenditoriale che dà soldi per un fine socialmente utile o comunque meritorio di attenzione, ma è un soggetto imprenditoriale che, oltre a procurare la risorsa, fornisce anche il know how, vale a dire quella creatività che è necessaria perché le risorse destinate a uno scopo raggiungano l’obiettivo desiderato. Pensiamo alla corporazione dei lanaiuoli della Firenze del primo Quattrocento che, a un certo punto, decidono di dare vita al Duomo di Firenze. Il Duomo, infatti, non è stato costruito dal Principe o dal Granduca, ma furono gli imprenditori della lana - che allora era l’industria trainante - che a un certo punto dicono a loro stessi: non possiamo limitarci a fare profitto, è troppo facile. Più difficile è fare profitto e una parte destinarlo a obiettivi che servono ad aumentare il capitale civile - come diremmo oggi - della nostra comunità. In questo modo, i mercanti che venivano dalle Fiandre (erano i competitori) a Firenze, rimanevano ammirati dalle nostre opere. In questo modo era più facile fare affari perché aumentava il rapporto di fiducia. L’idea del mecenatismo è di utilizzare gli strumenti che il mercato consente, per raggiungere finalità di natura sociale che non sono viste come dicotomiche, separate, ma che sono collegate a doppio filo. Questo è il punto di forza che caratterizza il mecenate dal filantropo, che è uno che si limita solo a dare soldi. Non è certo un male, ma non basta, perché nel mondo del cosiddetto non profit o terzo settore oggi non c’è solo bisogno di maggiori risorse, ma soprattutto di più creatività e di maggiori capacità “manageriali”. Oggi la lotta alle nuove forme di povertà e dell’emarginazione deve prendere sempre di più la via delle strategie di asset building e non di mera redistribuzione del reddito.
Su questo tema nel dibattito sociale, culturale, politico ed economico italiano siamo veramente indietro perché quando si parla di lotta alla povertà tutti pensano che il modo per sconfiggere o aiutare chi sta in basso nella scala sociale a emergere sia quello della redistribuzione del reddito. Non nego che strategie politiche di redistribuzione del reddito servano allo scopo. Affermo però che non bastano e, soprattutto, non hanno il respiro di lungo termine. Se uno è ammalato di “cortotermismo” si limita alla redistribuzione del reddito. Noi sappiamo che nelle condizioni attuali le fasce basse della gerarchia sociale le si agevola aiutandole a costruire patrimoni, quindi asset building. È in questo senso che io vedo l’importanza strategica del microcredito.
Oggi ci sono bisogni che non possono essere soddisfatti solo redistribuendo il reddito. A questo proposito ricordo una frase della scuola di pensiero economico francescana - la prima scuola di pensiero economico fu infatti quella francescana - alla fine del 1300 quando l’economia di mercato si sviluppa dentro il pensiero francescano. “L’elemosina aiuta a sopravvivere, ma non a vivere, perché vivere è produrre e l’elemosina non aiuta a produrre”. Questa è la miglior prova che una congregazione come quella francescana aveva già capito i rischi dell’assistenzialismo, del burocraticismo. L’elemosina serve nelle situazioni di emergenza, ma non possiamo pensare di traghettare fuori dalla condizione di povertà intere fasce di persone con la tecnica dell’elemosina. Bisogna aiutare gli emarginati a produrre: è oggi il nome nuovo che hanno le strategie di asset building.  In questa direzione vanno anche le esperienze di Gift Matching e di Employee Volounteering, una novità quasi assoluta in Italia. Qual è il significato proprio di questa azione? È quello di far comprendere ai dipendenti che l’economia di mercato nasce all’interno della società civile e, se recide il cordone ombelicale che la unisce alla società civile, l’economia di mercato tende a deperire. Ciò significa che uno dei guai profondi della modernità che abbiamo lasciato alle nostre spalle è stato quello di far pensare che ci fosse dicotomia tra i comportamenti economici e le motivazioni economiche. Continuiamo a ragionare, erroneamente, come se fossimo ancora nel bel mezzo della società industriale. Oggi non siamo più in quella fase, ma continuiamo a ragionare con quelle categorie dicendo per esempio che quello che conta sono i comportamenti economici, cioè quello che uno fa. È un’illusione: i comportamenti economici sono sempre il risultato delle motivazioni. Se io non mi preoccupo di coltivare e capire le motivazioni all’agire economico delle persone è ovvio che finirò con il trovarmi male. È per questo motivo che molte imprese italiane perdono competitività. Non riusciamo a capire che l’organizzazione tayloristica del lavoro oggi porta l’impresa al fallimento. Perché il metodo andava bene ieri. Ma oggi, nella società e nell’economia della conoscenza, se io non so motivare le persone in maniera adeguata, quelle persone non danno il meglio di loro stesse. Ecco perché occorre rimettere in equilibrio la motivazione con il comportamento. Schemi come quello di Gift Matching e dell’Employee Volunteering vanno esattamente in questa direzione. Chiudo con una citazione da Il Barone Rampante di Italo Calvino. Il Barone Rampante capì che “le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone e danno la gioia che raramente si ha restando per proprio conto di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone, mentre vivendo per proprio conto capita più spesso il contrario: di vedere l’altra faccia della gente quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada”. Quando si arriverà a capire quello che il Barone Rampante aveva capito, si riuscirà a comprendere anche perché la nostra società oggi più che mai ha bisogno di soggetti che pongano alla base del proprio agire l’impegno al valore, cui subordinare, ma non cancellare né dimenticare gli strumenti del denaro o del potere.

* Sintesi dell’intervento tenuto dal professor Zamagni in occasione della presentazione del primo Rapporto Annuale di Unidea, 10 maggio 2005

Chi è Stefano Zamagni

Stefano Zamagni insegna Istituzioni di Economia all’Università di Bologna e Storia del pensiero economico all’Università Bocconi di Milano. Si è occupato di modelli di razionalità economica e ha in modo particolare approfondito lo studio dei comportamenti economici così detti “non interessati”.
Tra i principali esperti di politiche migratorie e di economia del terzo settore, ha studiato inoltre le implicazioni delle politiche familiari per il welfare.
Tra le sue pubblicazioni Microeconomic Theory, Profilo di storia del pensiero economico, Economia politica, Economia e etica. Recentemente ha pubblicato Economia civile, scritto a quattro mani con l’economista Luigino Bruni, propone una terza via tra neoliberismo e neostatalismo. E’ stato uno dei principali collaboratori di papa Benedetto XVI nella stesura dell’enciclica Caritas in Veritate.

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