Archivio di Maggio, 2010

Giuseppe Spataro parla di Luigi Sturzo

Lunedì, 10 Maggio, 2010

L’economista d’impresa Marco Vitale presidente del nuovo Fondo italiano d’investimento: «Aiuteremo chi crea lavoro»

Giovedì, 6 Maggio, 2010

marco_vitale.jpg«È il lavoro la grande priorità, il tema da riportare al centro dell’agenda. Per questo, io credo che il fondo italiano d’investimento dovrà guardare con particolare attenzione alle imprese che abbiano piani di sviluppo interessanti, ma soprattutto in grado di generare occupazione».
L’economista d’impresa Marco Vitale, 74 anni, è stato chiamato alla presidenza del Fondo italiano d’investimento, iniziativa di sostegno alle Pmi italiane frutto della collaborazione tra Tesoro, Confindustria e sistema bancario. A fine mese (lo scorso aprile, ndr) il cda della Sgr approverà la documentazione necessaria per far nascere il fondo, avviando l’iter presso la Banca d’Italia.
«Entro settembre – spiega Vitale – partiranno i primi investimenti, e personalmente mi riterrei molto soddisfatto se entro la fine dell’anno si potesse avviare una cinquantina di operazioni».
Azioni “miste”, in parte attraverso investimenti diretti nel capitale delle imprese, in parte utilizzando fondi di fondi che a loro volta realizzano le singole operazioni.
«Il Consiglio – chiarisce Vitale – dovrà avere poteri incisivi, servirà certo una sede più ristretta per valutare le operazioni minori ma mi sono opposto alla creazione di una sorta di governance “duale”, con un comitato esecutivo dotato di prerogative eccessive».
Governance chiara, gestione del conflitto di interessi e indipendenza di azione sono per Vitale le linee guida fondamentali da adottare.
«Qui ci giochiamo tutta la nostra credibilità. Dobbiamo tenere distante la politica dalle decisioni ma anche evitare che le scelte di investimento risentano della composizione del nostro azionariato. I soci rappresentano il 70% del sistema bancario italiano e mi pare inevitabile che tra le imprese scelte ci saranno molti clienti dei “big”. Per questo, ho chiesto di varare una sorta di patto che vieti all’interno del fondo l’ingresso di persone su indicazione delle banche. Questo non significa che queste figure saranno escluse, ma il loro ingresso avverrà solo sulla base della professionalità, vagliata da un consulente esterno, non in quanto “indicati” dagli azionisti».
Paletti chiari, che Vitale vuole rafforzare assegnando un ruolo prioritario al comitato del conflitto di interessi. «Avrà un ruolo cruciale, le scelte adottate dovranno essere percepite all’esterno come ineccepibili». Scelte a tutto campo, chiarisce Vitale, che non prevede di orientarsi su settori specifici. «Penso a quattro team d’investimento composti ciascuno da quattro persone, mi sembra più facile orientare la struttura per territorio che non per singoli settori».
Gli obiettivi di ritorno sull’investimento saranno «ragionevoli» anche se Vitale preferisce non sbilanciarsi su un numero. «Il private equity degli ultimi dieci anni ha privilegiato la spinta speculativa, con ritorni attesi del 15, 20, persino 30% all’anno. Sono rendimenti da rapina, da cui noi fortunatamente possiamo allontanarci. La nostra è un’azione di politica economica in collaborazione con il Tesoro, abbiamo investitori consapevoli del fatto che non si tratta di una scelta finanziaria». Il tasso di rendimento atteso verrà calcolato caso per caso e ovviamente – chiarisce Vitale - ci potranno essere nel grande numero di operazioni anche dossier in perdita. «Sia chiaro, comunque, che il nostro obiettivo non è quello di salvare aziende in difficoltà quanto piuttosto di valorizzare e fertilizzare i piani di sviluppo credibili. Ho detto: non saremo una nuova Gepi e qualcuno si è offeso. Non vi era nessun intento denigratorio, solo vedo per questo fondo un ruolo radicalmente diverso».
 

Con un miliardo a disposizione per investimenti – chiediamo – non teme l’ingerenza della politica?
«Forse, ma credo che quando la politica capisce che “non si passa”, in genere rivolge altrove la propria attenzione. E per noi questo è un vincolo ineludibile. L’Iri ha dato all’Italia un contributo formidabile allo sviluppo fino al 1962, sviluppando idee, progetti, professionalità. Quando con Petrilli è stato sancito il “predominio” della politica la spinta propulsiva si è via via dispersa. È un rischio che noi non possiamo permetterci di correre».
A settembre, secondo il piano d’azione, il fondo potrà varare i primi investimenti e Vitale è fiducioso nella collaborazione “dal basso”. «Abbiamo già ricevuto decine di segnalazioni e autocandidature. Alcune anche curiose, come un museo che punta a valorizzare il proprio business. Per noi sarà fondamentale l’intermediazione delle associazioni di categoria e delle Confindustrie locali. Chi meglio di loro è in grado di conoscere il territorio e le realtà che stanno provando a crescere, pur tra mille difficoltà».
L’obiettivo del fondo è di utilizzare per gli interventi una pluralità di modalità, tra investimenti diretti e l’utilizzo di fondi di fondi. «Il peso di queste due componenti, ma questo è un mio parere personale, dovrebbe essere a mio avviso del 50% mentre la struttura del fondo dovrà svilupparsi di pari passo con l’aumento delle operazioni attivate. La dotazione iniziale è pari ad un miliardo di euro, che in prospettiva potranno diventare tre. Intanto però, penso che questo miliardo possa essere già raddoppiato mobilitando a fianco del fondo altri investitori che condividano le nostre finalità. Inoltre, a livello di capitale, altri investitori potranno partecipare alla Sgr, qualora sottoscrivano nel Fondo, singolarmente o in forma aggregata, una quota minima di 100 milioni».
Entro l’inizio di maggio, secondo la tempistica prevista, verrà predisposto il regolamento del Fondo e all’inizio di settembre è prevista l’approvazione della Sgr e del fondo da parte di Consob e Banca d’Italia. Poi inizierà l’identificazione del team ed entro settembre partiranno i primi investimenti. «Abbiamo l’ambizione di creare una nuova stagione del private equity – conclude Vitale – e credo che vincere questa sfida significa in questa fase dare anche un contributo importante alla rinascita del paese».

autore: Luca Orlando

fonte: ilsole24ore
 

Sanità e Regioni

Giovedì, 6 Maggio, 2010

Enel, EdF (Francia) e Ansaldo Energia (Finmeccanica) firmano un importante memorandum per lo sviluppo del nucleare in Italia

Martedì, 4 Maggio, 2010

enel_fulvio_conti_03.jpg- L’obiettivo è valorizzare il ruolo dell’industria italiana nella realizzazione delle nuove centrali nucleari in programma nel nostro Paese.
- L’accordo di cooperazione potrà estendersi ai progetti EPR a livello internazionale.

guarguaglini.bmpParigi, 9 aprile 2010 – Grazie all’impegno di Fulvio Conti (nella foto sopra), amministratore delegato e direttore generale di Enel, di Henri Proglio, presidente e amministratore delegato di Edf e di Pier Francesco Guarguaglini (nella foto a lato) presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, oggi a Parigi, in occasione del Quinto foro di dialogo italo-francese, presieduto dal primo ministro italiano Silvio Berlusconi e dal presidente francese Nicolas Sarkozy, Enel, Edf e le società di Finmeccanica, Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare (Ansaldo lascia la precedente alleata americana Westinghouse,ndr), hanno firmato un importante Memorandum of Understanding.

Obiettivo dell’accordo è la definizione delle aree di potenziale cooperazione tra Enel-Edf e Ansaldo Energia, che controlla al 100% Ansaldo Nucleare, nell’ambito dello sviluppo e della costruzione di almeno quattro Unità nucleari con tecnologia EPR (Evolutionary Pressurised Reactor) – Areva che Enel ed Edf intendono realizzare in Italia. Enel ed Edf avranno il ruolo di investitori e di Architect Engineer, ovvero avranno la responsabilità complessiva del progetto e della gestione, realizzazione e del commissioning degli impianti. Le due società beneficeranno dell’esperienza di Ansaldo negli studi, nella progettazione e nelle attività di commissioning dei sistemi nucleari, e nel supporto alle attività di licensing.

Ansaldo Energia inoltre potrà partecipare alle gare per l’assegnazione dei contratti di fornitura e montaggio di apparecchiature e di sistemi ingegnerizzati (packages) previa qualifica da parte di Enel ed Edf.

L’accordo, che ha una durata minima di 5 anni, valorizza le esistenti competenze di Ansaldo Energia nel settore nucleare e definisce delle prospettive ulteriori di crescita dell’Azienda in questo settore, correlate con il piano di realizzazione degli impianti di Enel e Edf in Italia.

Finmeccanica, come previsto dall’accordo, si impegna a sostenere Ansaldo Energia nel processo di qualificazione e sviluppo delle attività, attraverso i necessari investimenti sia in termini di linee di produzione, sia di risorse umane.

L’accordo e le relative attività di qualificazione consentiranno inoltre ad Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare di partecipare, previo processo di qualifica da parte di Enel ed Edf, alle gare per le attività di ingegneria e di fornitura dei numerosi progetti EPR di EdF all’estero.
Questo importante accordo è un primo passo concreto volto a massimizzare il coinvolgimento dell’industria nazionale nella realizzazione degli impianti nucleari che Enel ed Edf intendono realizzare in Italia.

La rinascita del nucleare è un fenomeno di livello mondiale: attualmente vi sono, infatti, ben 55 nuovi impianti nucleari in fase di realizzazione in 14 diversi Paesi basati su diverse tecnologie; queste nuove Centrali aggiungeranno più di 50.000 MW all’esistente parco di generazione nucleare. Numerosi altri progetti sono inoltre in fase di sviluppo.

fonte: ufficio stampa Enel

Cosa vogliono dire i valori etici e morali per un politico?

Martedì, 4 Maggio, 2010

Ieri (1 luglio 2009) il Papa ha detto cose importantissime sulla fede, la grazia, la concretezza del sostegno ai poveri e ai perseguitati. Soprattutto ha spiegato chi è il sacerdote cattolico, il prete di Cristo e della Chiesa. Inizia infatti, dopo l’anno dedicato a San Paolo, quello dedicato ai presbiteri (che sono appunto coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’ordine). Lo so, c’ero. Ero in piazza mentre il sole batteva, sul sagrato di piazza San Pietro.

A un certo punto, nei saluti finali, il Papa ha ricordato la presenza di un Gruppo interparlamentare e ho scommesso: le notizie giornalistiche punteranno a questo, anche se è una perfetta banalità. Infatti Benedetto XVI testualmente ha pronunciato queste parole: «Saluto poi gli esponenti dell’Associazione interparlamentare “Cultori dell’etica”, la cui presenza mi offre l’opportunità di sottolineare l’importanza dei valori etici e morali nella politica». Sarebbe stata una notizia se avesse detto: i valori etici e morali non vanno rispettati dai politici. Ma tant’è, è passata questa frase.

Che cosa vuol dire rispettare i valori etici e morali per un politico? Il Papa in passato ha elencato con precisione i tre principi non negoziabili: la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale; la famiglia così come è stata voluta da Dio, senza cedimenti alle mode psicosessuali; la libertà di educazione, sia in via di teoria che di sostegno pratico della parità scolastica. Ma questo non è ancora la morale in politica, se non nei punti di sbarramento decisivi.

Da cardinale, ha mostrato come la moralità in politica sia la rinuncia all’utopia. Ha scritto: «Essere sobri e attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Il grido che reclama le grandi cose», spiega Ratzinger, «ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità. Non è morale il moralismo dell’avventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell’uomo e compie, entro queste misure, l’opera dell’uomo. Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica». Strano, vero? La moralità è un comportamento adeguato alla verità dell’oggetto di azione. In politica è quanto appena citato: il compromesso per il bene comune.

Ma a me come politico non basta questo. Non basta l’etica a farmi essere un uomo, non è quella la strada della pienezza. Anche se mi interessa- essendo deputato - essere il massimo come deputato. Perché la pienezza del mio essere uomo non può che esprimersi dentro la circostanza in cui mi tocca essere, dando testimonianza lì. E allora dico che la moralità in sommo grado è riconoscere che non è la morale il centro della questione. Mettere al centro la morale è la cosa più immorale, perché falsa, che ci sia. Sostituisce all’utopia sociale, l’utopia della perfetta coerenza.

Mi colpisce molto quanto detto nella splendida lezione di Benedetto XVI su chi sia il sacerdote. Parlava del prete ma anche di tutti noi. Ha detto: «Anche per i presbiteri vale quanto ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”». L’essere cristiano, che è poi il modo per il compimento delle domande del cuore, è quel che abbiamo appena letto. E non lo ripeto o sintetizzo onde evitare di stravolgere o banalizzare il Papa.

Un’altra piccola frase ha pronunciato il Papa. Eccola: «…È urgente il recupero di un giudizio chiaro e inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina, ricordando quanto scrive san Tommaso d’Aquino: “Il più piccolo dono della grazia supera il bene naturale di tutto l’universo” (Summa Theologiae, I-II, q. 113, a. 9, ad 2)». Il primato è della grazia. Il resto segue.

autore: Renato Farina

fonte: sussidiario.net

Convergere

Lunedì, 3 Maggio, 2010

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“Conversione è andare controcorrente, dove la ‘corrente’ è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale.”  (Benedetto XVI)

Dipendenza energetica dell’Europa e dell’Italia

Lunedì, 3 Maggio, 2010

Giulio Sapelli racconta Enrico Mattei

Domenica, 2 Maggio, 2010

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