Archivio di Settembre, 2013

La buona sanità la fanno i medici. E gli infermieri. In formazione permanente.

Mercoledì, 18 Settembre, 2013

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di Gabriele Rossi* 

Nella rivista Limes del Gruppo editoriale l’Espresso (n.2/2006) di proprietà dell’ingegner Carlo De Benedetti, un articolo, molto ben documentato, di Angelantonio Rosato così dipingeva lo scenario della sanità abruzzese di qualche anno fa: “In realtà i termini del problema sono noti da tempo, ed anche le soluzioni: attuare riforme strutturali, ridurre le spese, soprattutto quelle correnti per diminuire il deficit; tagliare i rami secchi, le Asl, i distretti sanitari, i posti letto, il personale in esubero; riorganizzare ed aumentare il controllo sulle cliniche private convenzionate; eliminare gli ospedali duplicati e specializzare (soprattutto gli ospedali minori). Occorrerebbe puntare non su grosse e costose strutture generaliste inserite in piccoli bacini di utenza, ma su centri di eccellenza; passare dall’ospedalizzazione di massa alla prevenzione, all’assistenza domiciliare, creare presidi sanitari per i disabili e gli anziani, sviluppare l’Rsa (Residenza sanitaria assistita) che costa la metà di un ricovero ospedaliero equivalente a 4-500 euro per per singolo paziente al giorno”. Questa era la terra desolata da cui uscire e camminare verso la terra promessa di una sanità moderna anche in Abruzzo. Ma che vuol dire modernizzare un sistema sanitario regionale? Per rispondere a questa domanda, è necessario partire da quelli che sono i sei cardini di un sistema sanitario: l’ospedale, il territorio, la rete di emergenza-urgenza, l’emergenza programmata e l’assistenza continuativa al paziente cronico, il cosiddetto long term care, l’università e l’alta formazione e, ultimo ma non meno importante, tecnologie, ricerca e sviluppo. Partiamo dal primo: l’ospedale. Ancora Limes: “Il problema in Abruzzo è aggravato dal rapporto triangolare negativo tra significativa spesa sanitaria, grande estensione territoriale e popolazione relativamente scarsa. Questo triangolo delle Bermuda fa sì che in una regione di meno di 1 milione e 300 mila abitanti vi siano 39 ospedali, decisamente troppi e troppo costosi, spesso a poca distanza e cloni gli uni degli altri; ve ne sono molti e di piccole dimensioni che servono le spopolate aree interne. Inoltre un eccesso di cliniche private convenzionate che non di rado fanno le stesse cose degli ospedali pubblici, ma a prezzo assai più caro”. E aggiunge significativamente: “E’ stato calcolato che in Abruzzo il <<tasso di inappropriatezza>> del ricovero ospedaliero è del 30% ossia quasi una persona su tre si ricovera senza che ce ne sia bisogno”. L’alternativa a questo degrado è l’ospedale moderno e il suo configurarsi con nuovi ruoli e funzioni: l’area Trauma e maxi-Emergenze, l’area per acuti, quella per i post-acuti, l’area delle grandi tecnologie diagnostiche e terapeutiche e quella della ricerca clinica avanzata e interfaccia con lo sviluppo industriale. L’innovazione passerà dalla cura delle relazioni tra grandi, medi e piccoli ospedali di aree omogenee e la creazione di ospedali di comunità per l’integrazione tra cure primarie e secondarie. Secondo cardine del sistema sanitario è il territorio. La vecchia azienda sanitaria locale assumerà sempre più il ruolo di management dell’assistenza, il cosiddetto Health Care Management. Dovrà sovrintendere alla struttura informativa della rete territoriale: l’Health Management Information System (HMIS). Saranno sempre più implementate misurazioni integrate delle performance per i processi di sviluppo qualità. Alla ASL spetterà anche il ruolo di formatore dei medici di base come medici di fiducia, veri e propri team leader dell’organizzazione territoriale. Terzo cardine è la gestione del trauma e dell’emergenza. Si andrà verso l’evoluzione dal sistema 118 al numero unico europeo dell’emergenza. Determinanti saranno la formazione permanente del personale della rete di emergenza-urgenza e la preparazione dei cosiddetti First Responder, la scuola per la gestione del trauma e delle maxi-emergenze e, come in Israele - benchmark riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità – il Centro di simulazione. Quarto cardine del sistema è il Long term care: l’emergenza programmata e l’assistenza continuativa al paziente cronico. Si dovranno effettuare analisi di adeguatezza dei modelli attuali di cure primarie e secondarie nell’approccio alla cronicità ed una programmazione e organizzazione dell’emergenza nel paziente cronico per grandi aree cliniche della cronicità. Al riguardo, l’Abruzzo non ha una centrale operativa dell’emergenza programmata. Quinto cardine è l’università e l’alta formazione. Le aree cliniche dei grandi ospedali – emergenza, area acuti e post-acuti – saranno sempre più sedi naturali dell’insegnamento clinico. Un ruolo sempre più significativo sarà quello delle scuole di Health Care Management. Ultimo cardine del sistema sanitario è quello delle tecnologie e della ricerca&sviluppo. E’ l’ambito dei rapporti tra ricerca medica e scienze di base e tra ricerca clinica e sviluppo economico e sociale a livello locale e internazionale. Le frontiere della nuova conoscenza si raggiungeranno con lo studio e l’analisi della complessità del sistema socio-sanitario. Da questa visione di rigenerazione della sanità italiana e, quindi, anche abruzzese, è nato il progetto “Abruzzo 2020 Sanità Sicura” il cui obiettivo (cfr. Decreto del Commissario ad acta n.11 del 20/02/13) è la realizzazione di un programma triennale - propedeutico ad uno permanente, stabile e duraturo - di formazione e aggiornamento omogeneo, diffuso agli operatori abruzzesi - medici e infermieri - della rete dell’emergenza in cooperazione e collaborazione con la sanità israeliana (nella foto da destra a sinistra: l’ambasciatore di Israele in Italia Naor Gilon, il presidente Gianni Chiodi, il direttore dell’Agenzia Sanitaria Amedeo Budassi, chi scrive e la direttrice della Direzione regionale sanità Maria Crocco il 15 luglio scorso a Pescara) in base agli agreements - rispettivamente - tra il governo italiano e israeliano (siglato nel 2002) e tra il ministero della salute israeliano e la Regione Abruzzo che verrà siglato il 2 dicembre prossimo a Torino nell’ambito della conferenza intergovernativa Italia-Israele in spirito di amicizia e collaborazione istituzionale tra sanità, sociale, industria (start-up), economia, finanza, politica e formazione.

* Project Manager Progetto triennale ”Abruzzo 2020 Sanità Sicura”

Disoccupazione al 10,7%, l’Abruzzo regge la crisi meglio di altre regioni

Domenica, 1 Settembre, 2013

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di Gianni Chiodi* 

Ieri è stato pubblicato il Rapporto Istat sul lavoro che riporta i dati trimestrali di tutte le regioni italiane e nel vedere che il tasso di disoccupazione dell’Abruzzo è sceso al 10,7% nel secondo trimestre 2013, con una flessione dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e dello 0,1% rispetto all’intero 2012 (10,8%) mi è sembrata una buona notizia, considerando che il dato abruzzese è al di sotto della media nazionale, pari al 12%.
E’ vero che si è ridotto nel secondo trimestre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012 il numero degli occupati
, passando da 507 mila a 485 mila, ovvero 22 mila posti di lavoro in meno. Questo fenomeno però non ha interessato solo l’Abruzzo, le Marche hanno perso 26 mila posti di lavoro, il Lazio 74 mila, l’Emilia 31 mila. La crisi economica c’è e per entrare nello specifico, secondo Unimpresa in cinque anni di crisi in Italia sono andati persi quasi un milione di posti di lavoro circa 200mila posti di lavoro l’anno e l’Abruzzo facendo parte dell’Italia e dell’ Europa, non può non risentire della crisi, ma sta dimostrando di saperla tollerare meglio di altre regioni.
Negli ultimi anni in Italia sono aumentati anche i giovani scoraggiati e delusi che si stanno lasciando andare
, i Neet (Not in Education, Employment or Training), ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano, non sono in formazione e – ormai, dopo molti tentativi – non cercano più neppure un lavoro. Nel nostro Paese nel 2012 sono oltre 3 milioni e 300 mila e rappresentano una quarto della popolazione della medesima fascia d’età, in Abruzzo sono 62 mila unità, la stessa identica quantità presente anche nelle Marche. I NEET dal 2008 al 2012 a livello nazionale sono aumentati di oltre mezzo milione (556 mila per la precisione), una crescita del 16,7% quasi tutta da imputare all’incremento dei disoccupati (463 mila in più, +36,7%). In Abruzzo, dal 2008 al 2012 sono aumentati di 10 mila unità, una crescita del 16,20% uguale alla media nazionale (16,70%) e inferiore di gran lunga alla crescita che si è registrata al Nord-Est (34,50%), al centro (+27,50%) e al Nord-Ovest (22,80%). In particolare, in Veneto la variazione è stata del 35% ed in Emilia Romagna si è sfiorato il +37%. Rispetto al 2011 siamo l’unica regione insieme a Campania, Puglia e Lazio che mostrano una riduzione dei Neet.
La situazione nel Mezzogiorno rimane quella piu’ critica: in questa area e’ Neet un giovane su tre (contro uno su sei nel Nord e uno su cinque nel Centro).
La questione dell’elevata presenza di NEET è stata aggravata dalla crisi ma è principalmente strutturale, pertanto destinata a non migliorare se le condizioni economiche rimarranno di stagnazione o peggio ancora ulteriormente recessive.
Questo è per dire che ci sono gli scoraggiati, quelli che non vanno più alla ricerca di un lavoro ma non sono solo in Abruzzo, sono in tutte le regioni italiane e l’aumento maggiore si sta avendo al nord.
E’ anche vero che con il tasso di disoccupazione di oggi l’Abruzzo torna indietro di 10 anni, per l’esattezza al 2000 ma è una realtà che stanno affrontando tutte le Regioni, addirittura ce ne sono alcune come Lombardia, Marche, Emilia e Toscana che non hanno mai toccato nella loro storia un tasso di disoccupazione così alto come quello che riportano oggi.
L’Abruzzo sta reagendo meglio di altri territori a questa profonda recessione e questo lo si deve a due fattori. Il primo, l’intraprendenza dei nostri imprenditori che, con coraggio, hanno sposato l’idea di non chiudersi, di isolarsi. Il secondo, la lungimirante azione della Regione che ha voluto con ostinazione investire nell’innovazione, nella ricerca; che è stata vicina alle aziende; che ha sostenuto l’assunzione di giovani e donne con progetti mirati; che ha affiancato agroalimentare e turismo nella conquista dei mercati esteri.

*Presidente Regione Abruzzo

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