Archivio di Novembre, 2015

Abruzzo, Reti Sanitarie solo sulla carta?

Giovedì, 26 Novembre, 2015

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LETTERA APERTA AL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO “IL CENTRO” MAURO TEDESCHINI CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Pescara, 25 novembre 2015

Caro direttore, nel corso del primo convegno regionale “Abruzzo 2020 Sanità Sicura a vent’anni dall’istituzione del 118 in Abruzzo” svoltosi nei giorni scorsi a Montesilvano, è emersa dai sanitari abruzzesi una contrapposizione tra sanità sulla carta e sanità reale contraddistinta dall’assenza di reti – elementi fondanti di un autentico sistema - tra unità operative diffuse negli ospedali dell’intera regione. Una unità operativa semplice o complessa, può essere di eccellente valore, riconosciuto anche in benchmark nazionali. Ma se resta ‘unità’ ed entra in reti solo sulla carta dei documenti di direzioni e agenzie sanitarie regionali, farà fatica a lavorare bene, aumenterà per i medici il rischio di contenziosi, diminuirà la sicurezza di pazienti e malcapitati, come si dice nel gergo della medicina di emergenza-urgenza.

I medici e gli infermieri abruzzesi manifestano un bisogno vitale di lavorare in reti. E la realtà, che spesso rischia di diventare purtroppo cronaca di malasanità, è il giudice inesorabile della carta. Senza reti non si dà un Sistema Sanitario. Le reti garantiscono la continuità delle cure, la presa in carico globale del paziente, l’omogeneità della cura su tutto il territorio regionale attraverso l’integrazione tra le diverse organizzazioni – strutture, il ricorso ai centri di riferimento solo se necessario e il governo dei percorsi sanitari in una rigorosa linea di appropriatezza degli interventi e di sostenibilità economica. E’ voce di popolo tra i numerosi sanitari intervenuti al convegno da tutto l’Abruzzo, che Reti e Sistema sono ancora un libro dei sogni nella nostra regione, nonostante se ne scrive nitidamente come fosse realtà sui documenti più importanti della burocrazia sanitaria regionale. Reti e Sistema che forse diventeranno realtà nel lungo periodo quando – come diceva Keynes – saremo tutti morti? Resta il dubbio se l’amministrazione pubblica gioca a controllare il caos o ha il coraggio di prendere decisioni per governare un sistema ordinato ed efficiente.

Gabriele Rossi

Direttore “Abruzzo 2020 Sanità Sicura Cooperazione Sociosanitaria Italia-Israele”

Fiumi e mari: depurazione o infrazioni

Giovedì, 19 Novembre, 2015

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È il tratto intermedio e finale del servizio idrico integrato, ovvero il segmento di fognatura e depurazione, che registra i più marcati e gravi ritardi infrastrutturali, contribuendo negativamente al degrado delle acque e del territorio. In particolare nel Mezzogiorno, ampie fasce di popolazione – anche in aree metropolitane – sono sprovviste di reti fognarie, di reti di collettamento ed infine di impianti di depurazione dei reflui, con il picco in Sicilia, dove 6 abitanti su 10 scaricano direttamente nei corsi d’acqua, nel mare o nelle campagne. La Direttiva Ue (Dir. 91/271) – che l’Italia ha recepito solo nel 1999 – obbliga tutti gli Stati membri al trattamento dei reflui urbani e ovviamente alla copertura integrale dei centri abitati con sistemi di raccolta e collettamento fognario. L’Italia, in grave ritardo da subito nell’applicazione della direttiva, ha subito nel 2012 e 2013 due condanne da parte della Corte di Giustizia Europea per l’inadeguatezza dei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue in: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto. Tali sentenze di condanna si aggiungono all’apertura di un’ulteriore procedura di infrazione tuttora in corso. Quasi tutte le Regioni, dunque, sono oggi in infrazione. Il numero di agglomerati urbani non a norma è pari 1.025. Tra le più numerose: 175 in Sicilia, 130 in Calabria, 128 in Lombardia e 125 in Campania. 

Il Governo – che nel 2014 ha istituito una Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche – ha calcolato che le penalità di mora possono giungere “fino a un massimo di 714.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento, a decorrere dalla pronuncia della sentenza entro il 2016”. A lanciare, l’allarme l’ex coordinatore della Struttura Erasmo D’Angelis, che calcola “multe salate per le Regioni e per i circa 2.500 Comuni fuorilegge”. Il conto finale ammonta a “circa mezzo miliardo di euro l’anno dal 2016 e fino al completamento delle opere”.

Ed ecco le possibili sanzioni per Regione, qualora il sistema politico e industriale insieme non si dimostrassero capaci della virtuosa sinergia attesa: Sicilia 185 (in milioni di euro), Lombardia 74, Friuli Venezia Giulia 66, Calabria 38, Campania 21, Puglia e Sardegna 19, Liguria 18, Marche 11, Abruzzo 8, Lazio 7, Piemonte e Val d’Aosta e Veneto 5, per complessivi 482 milioni. A questa cifra, la Commissione Europea può inoltre richiedere la comminazione di una ulteriore sanzione forfettaria calcolata in base all’andamento dell’inflazione e del PIL, oltre alla sospensione dei finanziamenti europei.

Tra gli oltre 2.500 Comuni fuorilegge: Trieste, Imperia, Napoli, Reggio Calabria, Agrigento Benevento, Messina e Ragusa tra i capoluoghi di provincia; Rapallo e Santa Margherita Ligure, Capri, Ischia e Massa Lubrense, Porto Cesareo, San Vito dei Normanni e Casamassima, Rossano, Soverato, Castrovillari e Lamezia Terme, Cefalù, Capo d’Orlando, Marsala e Giardini Naxos.

Da questi pochi dati estrapolati dalle sentenze di condanna della Corte Ue risulta evidente l’impatto che tale arretratezza infrastrutturale produce sul tessuto dei territori e sul comparto del turismo. La combinazione perversa tra bassi investimenti e carenza infrastrutturale del servizio idrico deve essere invertita a vantaggio di una più ampia protezione ambientale e di uno sviluppo economico e sostenibile del nostro Paese.

fonte: Festival dell’Acqua

Gianni Chiodi è presidente del Comitato promotore della Fondazione di Comunità dell’Abruzzo Teramano

Giovedì, 5 Novembre, 2015

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