Tempa Rossa e notte nera dell’informazione

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di Giuseppe Mazzei*

Sui giornali e sugli schermi tv in questi giorni stiamo assistendo al solito calderone di notizie e non notizie mescolate in un rumore assordante che confonde le idee.

Girano parole pesanti mescolate a fatti e ipotesi, come in una borbottante pentola di fagioli: scandalo petroli, governo ostaggio delle lobby, corruzione, disastro ambientale, trivelle che spuntano dappertutto.

Un po’ di chiarezza aiuterebbe l’opinione pubblica a capire meglio. Ma chiedere chiarezza al giornalismo roboante è chiedere ad sordo di ascoltare. La parola d’ordine dominante del giornalismo italiano è : fare casino.

Cerchiamo di distinguere un po’.

C’è un problema vero e drammatico: qualcuno sta inquinando la Basilicata violando norme ambientali, truccando analisi, corrompendo chi dovrebbe controllare? La magistratura faccia presto luce su questi criminali e li condanni in modo pesante.

C’è un problema molto grave: qualcuno ha dato autorizzazioni e concessioni in cambio di assunzioni o di favori? I magistrati accertino e condannino senza pietà.

Ci sono poi problemi di galateo della democrazia e delle istituzioni: può un ministro occuparsi direttamente di decisioni che riguardano interessi di propri familiari, persone con cui ha legami affettivi o vincoli di altro genere?  Non può assolutamente. Se lo fa commette un grave errore. Il conflitto di interessi, anche se non è sanzionato, è comunque inammissibile.

Se poi il ministro oltre a seguire personalmente queste decisioni si adopera affinché esse vengano adottate nell’esclusivo o prevalente interesse delle persone a lei care, si possono profilare ipotesi di reato, al momento tutte da verificare.

Poi ci sono pseudo problemi.

1) Il governo decide di sbloccare opere pubbliche che ritiene strategiche: è una scelta politica, criticabile ovviamente, ma non è un reato.

2) Se questa scelta accoglie anche proposte di grandi aziende senza violare l’interesse pubblico, non è un reato.

3) Gruppi di interesse - definiti lobby - senza neanche conoscere il significato di questa parola passe-partout, dialogano con il governo: non è un reato, è la regola della democrazia.

4) Gruppi di interesse convincono rappresentanti del governo sulla validità delle loro richieste. Lo fanno senza promettere o dare denaro o altra utilità e senza che il governo ometta di fare il proprio dovere, senza che il governo ritardi di compiere il proprio dovere e senza che il governo faccia atti contrari al proprio dovere d’ufficio: non c’è nessun traffico di influenze illecite. E’ normale attività di rappresentanza di interessi nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni.

Un’ultima considerazione: giornalisti, opinionisti, politicanti e vocianti vari che oggi tuonano contro le lobby -senza sapere neanche di che parlano- sono gli stessi che non hanno mai voluto affrontare questo problema seriamente e che non hanno mai dato voce a coloro che da anni chiedono di regolamentare questa attività con rigore e trasparenza.

Lo dico con tutto il cuore: queste persone fanno male alla democrazia, tradiscono il proprio dovere di informare e di aiutare l’opinione pubblica a capire. Hanno un solo obbiettivo: confondere le idee per ottenere l’applauso di gente con le idee confuse.

*Presidente dell’Associazione Il Chiostro per la trasparenza della lobby 

fonte: pagina Facebook 

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