Archivio di Marzo, 2017

L’Italia e l’incapacità di chiudere i progetti

Giovedì, 23 Marzo, 2017

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di Paolo Bricco

 Un Paese senza. Un Paese senza cultura e disciplina di Governo. Un Paese senza buonsenso. Un Paese senza la capacità di progettare qualcosa – non importa che sia il gasdotto Tap o la riforma della pubblica amministrazione - e poi di realizzarlo. Magari di correggerlo. Ma di attuarlo rispettando gli impegni presi. L’Italia assomiglia alla variante ancora più irrazionale, gonfia e parossistica del profilo complesso e irrisolto raccontato – con pietosa laicità – da Alberto Arbasino nel suo saggio del 1980. Quarant’anni dopo, non c’è più solo l’Italia demagogica e dissipatrice, zoppicante e inconcludente della crisi delle scuole, delle fabbriche e dei partiti. A quella radice, si è aggiunto una sorta di cupio dissolvi – un desiderio di automortificazione – della sua anima più profonda.

Il Trans Atlantic Pipeline, collocato nel limbo da un prefetto che chiede chiarimenti e domanda delucidazioni, stempera e sopisce, è un’opera da 40 miliardi di euro. Questo può anche non importare. Tap è un’opera con una rilevante importanza geopolitica: il gas azero estratto nel Mar Caspio nel giacimento di Shah Deniz consente – consentirebbe, consentirà, forse – al nostro Paese di ridurre la dipendenza dal gas russo e di non essere troppo deboli di fronte all’alleanza sull’energia di Mosca e di Berlino. Anche questo può non importare. Il problema è, però, identitario. E di reputazione. Firmi accordi. Ti impegni come Paese. Lo fai non solo con i partner internazionali. Lo fai anche con te stesso. E, poi, sulla spiaggia di Melendugno, blocchi tutto. Lo stesso senso di rallentamento dei muscoli e di ottundimento dei sensi è percepibile nel corpo italiano, sospeso fra guizzi di vitalità adolescenziale e lentezze da invecchiamento precoce, osservando il distacco critico che si fa inerzia militante nella pubblica amministrazione. La riforma Madia. Il codice degli appalti. Tutto è perfettibile. Ma, per i grandi mandarini della pubblica amministrazione che hanno in mano il Paese, nulla va bene. Continuiamo così. Facciamoci del male.

fonte: Il Sole 24 Ore del 23 marzo 2017 

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