The Future of Health

14 Settembre, 2021

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Il futuro della salute sarà caratterizzato da dati completamente interoperabili, piattaforme aperte e assistenza orientata al consumatore. Le aziende sono pronte ad andare incontro al nuovo scenario?

2040: la nostra visione sul futuro della salute

Entro il 2040 l’assistenza sanitaria così come la conosciamo non esisterà più. La trasformazione digitale - resa possibile da dati condivisi, intelligenza artificiale (AI) e piattaforme aperte e sicure - determinerà gran parte di questo cambiamento. Nel report Deloitte guardiamo ai segnali del mercato di oggi - e alle forze di cambiamento in altri settori industriali - per iniziare a delineare un quadro di quello che sarà il futuro della salute.

Se non sarà possibile eliminare le malattie, grazie alla scienza, ai dati e alla tecnologia saremo in grado di identificarle prima, intervenire proattivamente e comprenderne meglio la progressione. Il futuro sarà focalizzato sul concetto di benessere e guidato da nuovi player in grado di generare valore in un nuovo ecosistema della salute.

Emergeranno 10 archetipi raggruppabili in tre categorie distinte, ma interconnesse:

·         Dati e piattaforme: rappresenteranno la spina dorsale dell’ecosistema della sanità di domani. Tutto si baserà su dati e piattaforme che forniranno gli insight in grado di influenzare il processo decisionale.

·         Accesso all’assistenza medica: possibile grazie a finanziatori e regolatori che contribuiranno a far funzionare il “motore” del settore.

·         Benessere ed erogazione dell’assistenza: si compone di centri socio-sanitari - virtuali e fisici - che forniranno prodotti customer oriented per la salute e il benessere.

Le tre categorie devono essere tutte funzionanti e integrate affinché il futuro possa prendere vita. Che si tratti solo di uno o più di questi archetipi, il Life Science e l’Health Care devono decidere quale ruolo giocare. Per farlo sarà fondamentale comprendere come incastrare tali archetipi in una strategia coesa e nei nuovi modelli di business necessari per il successo in futuro.

fonte: Deloitte

Acquisizione del 100% di IASI Sistemi Informativi per la Sanità da parte di MAPS

22 Luglio, 2021

#ACQUISIZIONE DEL 100% DI IASI SRL, SOFTWARE FACTORY SPECIALIZZATA NEI SISTEMI INFORMATIVI INTEGRATI PER LA SANITÀ PUBBLICA E PRIVATA, DA PARTE DI Maps Group | Sharing Knowledge

Sulmona, 21 luglio 2021 – MAPS, PMI Innovativa quotata su AIM Italia ed attiva nel settore della digital transformation acquisisce il 100% di IASI SRL. In questa fase di grande trasformazione della sanità italiana, IASI - negli ultimi anni – ha ricevuto diverse manifestazioni di interesse da parte di players di rilievo nel mercato IT Healthcare. La conclusione dell’accordo proprio con MAPS è stata determinata dalla profonda convinzione del CdA di IASI - Luigi Ambrosini, Maurizio Bonatti e Cristiano Colaluca - che per i dipendenti ed i clienti dell’azienda, l’ingresso nel gruppo MAPS significherà garanzia di qualità, evoluzione e miglioramento, consolidamento, aumento della capacità di risposta alla domanda di innovazione del mercato, sviluppo stabile e duraturo del business in sinergia con i servizi erogati da MAPS. La decisione di MAPS di mantenere le due sedi IASI in Abruzzo (Sulmona e Montesilvano) è un’ulteriore conferma sia dell’importanza per il gruppo parmense di presidiare il territorio del centro Italia, nell’area di prossimità alla Capitale del Paese, sia del ruolo della regione Abruzzo come cerniera tra un’importante azienda del nord e le regioni meridionali, che nei prossimi anni rappresenteranno una grande sfida per le politiche della salute nel bacino del Mediterraneo e, di conseguenza, dell’Unione Europea. Fondata nel 1985 dall’aggregazione di professionalità operanti a livello nazionale nell’IT, oggi IASI si pone quale riferimento del settore in quanto in grado di proporre soluzioni informatiche e servizi di consulenza che derivano dall’esperienza e dai successi maturati in oltre 30 anni di attività. “Siamo un’azienda che si caratterizza per la riconosciuta qualità dei servizi offerti, grazie ad un organico di professionisti altamente qualificati sui processi sanitari” – afferma Luigi Ambrosini, Amministratore Delegato di IASI – che prosegue: “Siamo convinti di aver preso la decisione giusta perché MAPS ha la dimensione ideale per permettere a IASI, in una strategia di complementarietà, di proseguire il percorso di crescita nel mercato”.

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Azioni che possono contribuire a scrivere una strategia per la sanità digitale post Covid-19

13 Maggio, 2021

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1.   stilare un programma che guidi la transizione digitale che identifichi obiettivi, target e strategie compliant con le linee guida definite dall’OMS. Un progetto che ridisegni l’organizzazione e la governance del sistema in chiave digitale, mettendo il cittadino al centro dei processi e facilitando l’accesso alle informazioni e ai servizi sanitari;

2.   adeguare la normativa nazionale con l’emanazione di leggi che regolamentino l’adozione della Telemedicina e l’applicazione di soluzioni di Intelligenza Artificiale;

3.   definire una chiara strategia nazionale che guidi le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, mettendo in evidenza opportunità, metodi, rischi, implicazioni e responsabilità e superando gli attuali limiti legati ad aspetti di sicurezza, privacy, maturità tecnologica e competenze;

4.   definire un piano nazionale per la diffusione delle esperienze innovative nei sistemi regionali che consenta alle tante Aziende Sanitarie di accedere alle best practice a supporto della costruzione di veri piani di riqualificazione dei servizi sanitari;

5.   avviare un sistema di monitoraggio standard del livello di attuazione della digitalizzazione con indicatori specifici dedicati a questa transizione.

 

Il software (sanitario) è l’intelligenza che fa muovere le cose

28 Aprile, 2021

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1. Il software è asset fondamentale del sistema sanitario. Uno strumento essenziale per supportare i processi strategici, organizzativi, operativi e clinici, di erogazione dei servizi e di relazione.

2. Il software è usabilità. Ogni utente deve poter trovare nei software un sostegno alla propria attività quotidiana, uno snellimento delle proprie procedure, un valido strumento di ricerca, una tutela per le proprie azioni.

3. Il software è performance. I software devono poter accelerare le attività di ricerca di informazioni essenziali per prendere le decisioni strategiche.

4. Il software è sostenibilità economica. Una programmazione economica, finanziaria, tecnica e operativa sulla durata prevista del software come modulo integrato di sistema. Localizzazione del software (home o service – il futuro dei cloud) e identificazione dei percorsi di aggiornamento e manutenzione in un quadro economico non esiziale per gli investimenti futuri.

5. Il software è l’empowerment del cittadino. L’assistito non è un attore passivo del processo di cura. Un suo coinvolgimento mirato e stimolante può portare a un miglioramento delle condizioni generali della popolazione, di pari passo all’invecchiamento. Per questa ragione l’ICT deve chiedersi come agganciare il singolo cittadino o il suo care giver, come essere da stimolo per le attività quotidiane e come proporre il cambiamento delle abitudini.

6. Il software è potenziamento dei processi territoriali. Coinvolgere maggiormente le strutture decentrate per il trattamento delle patologie non acute al fine di sgravare di costi e inappropriatezza gli accessi ospedalieri. È giusto chiedersi con quali strumenti l’ICT possa venire incontro a queste necessità, dal monitoraggio e supporto ai percorsi tramite il workflow strutturato fino all’apertura social fruibile tramite le soluzioni più avanzate.

7. Il software è la medicina predittiva. La grande quantità di dati macro può essere fonte inestimabile per l’individuazione di incidenze patologiche su un territorio e quindi strumento per la corretta programmazione e razionalizzazione delle risorse sul territorio. L’ICT può contribuire a predire quali saranno i trend di salute per i prossimi anni.

8. Il software è sicurezza del dato. La tracciabilità delle operazioni, la sicurezza delle archiviazioni, le condizioni di accesso e verifica dei dati nelle varie condizioni operative alla luce della Legge Gelli e delle nuove norme sulla privacy. Da isole nella corrente a arcipelaghi integrati. I livelli di sicurezza affidabili e il mantenimento delle performance, alla luce delle normative correnti e dell’evoluzione tecnologica prevista

9. Il software è razionalizzazione dei processi. L’utilizzo della tecnologia può significare in molti contesti il supporto alla applicabilità di nuovi modelli organizzativi e alla loro verifica tramite indicatori chiave.

10. Il software è riduzione delle distanze. Non solo in termini di comunicazione tra le istituzioni sanitarie e governative e i cittadini, ma anche tra gli operatori stessi, sempre più chiamati a convivere in un contesto multiprofessionale.

ICT in Sanità

13 Gennaio, 2021

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L’introduzione di sistemi ICT in sanità, coadiuvata da una adeguata azione di prevenzione rivolta in modo particolare alla gestione delle patologie croniche (es. malati di diabete, cardiovascolari, ecc.), può sostenere sostenere uno sviluppo equilibrato dell’assistenza domiciliare e residenziale, con un aumento di efficienza del processo di cura e un utilizzo piu’ appropriato delle strutture ospedaliere. L’attuazione di questa innovazione a livello territoriale costituisce un passaggio di valenza strategica in grado di migliorare la gestione della domanda, da un lato contenendone le crescite inappropriate (es. ricoveri negli ospedali) e cosi supportando le Regioni soggette a piani di rientro, e dall’altro rendendo piu’ efficace la domanda con potenziali ricadute positive anche dal punto di vista occupazionale.

Gli ambiti applicativi dell’ICT nel sistema sanitario

9 Dicembre, 2020

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Gli ambiti applicativi delle tecnologie ICT in Sanità sono molteplici. Fra i più significativi in termini di innovazione e miglioramento delle prestazioni nelle organizzazioni segnaliamo i seguenti:

  • Cartella Clinica Elettronica (CCE) – Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE): con CCE si intende il sistema che fornisce un supporto alla gestione informatizzata, uniforme, aggiornata e integrata dei dati anagrafici, clinici e sanitari del paziente lungo tutto il ciclo di assistenza sanitaria all’interno dell’Azienda Ospedaliera o IRCCS. Con FSE si intende il fascicolo formato con riferimento a dati sanitari originati da diversi titolari del trattamento operanti, più frequentemente, ma non esclusivamente, in un medesimo ambito territoriale.
  • Sistemi dipartimentali: insieme delle tecnologie che permettono di avere un supporto informatico diffuso (si va dalla gestione della diagnostica per immagini alle analisi di laboratorio, dalla gestione delle attività di sala operatoria alla radiologia).
  • Conservazione sostitutiva: è un sistema di conservazione completamente integrato alle applicazioni che generano documenti informatici che per legge o regolamento devono essere conservati.
  • Firma Digitale: sottoscrizione dei documenti informatici, nativamente generati con strumenti digitali, con certificati di sottoscrizione emessi da CA certificate CNIPA.
  • Gestione informatizzata dei farmaci: sono soluzioni ICT a supporto dell’automazione del ciclo del farmaco.
  • Interoperabilità dei Sistemi Informativi: la possibilità per differenti sistemi di scambiare informazioni a differenti livelli.
  • Sicurezza dei dati e delle informazioni
  • Sistemi di Business Intelligence: applicazioni finalizzate a supportare l’azienda nei processi di rilevazione, analisi e valutazione di parametri legati all’attività e ai risultati perseguiti.
  • Sistemi ICT a supporto della continuità assistenziale: sono applicazioni ICT che rispondono alla finalità di creare un’integrazione tra l’Ospedale, i Servizi Distrettuali, i Medici di famiglia, con il coinvolgimento dei Gruppi di interesse della Comunità Locale (telemedicina, terapie digitali, ecc…)
  • Sistemi ICT a supporto del processo di erogazione del servizio nella struttura sanitaria o servizi digitali al cittadino: sono applicazioni a supporto del processo di erogazione del servizio relative alle diverse fasi del processo (dalla prenotazione alla gestione del post servizio), di monitoraggio dei livelli di servizio, e di comunicazione digitale interattiva e/o informativa con gli utenti (CUP integrati e multicanali, casse automatiche, totem per le prenotazioni, applicazioni per la gestione elettronica delle code e delle priorità, i portali web rivolti al cittadino…).

Le Amministrazioni Regionali italiane, a vari livelli, sono oggi impegnate nello sforzo di contenimento della spesa sanitaria, sforzo reso però particolarmente difficile dai trend demografici di invecchiamento della popolazione e dalla struttura intrinseca di un Sistema Sanitario come il nostro, fondato sulla centralità degli Ospedali. L’esperienza di tante realtà di eccellenza mostra chiaramente come un elevato livello di informatizzazione delle strutture possa portare a migliori performance economiche e, contemporaneamente, consenta di rispondere all’esigenza di fornire ai cittadini servizi qualitativamente più elevati. L’ICT, dunque, sembra essere oggi una delle poche leve, se non l’unica, in grado di portare verso un Sistema Sanitario qualitativamente migliore ed economicamente sostenibile per la collettività. Tuttavia, si notano spesso situazioni di applicazione di tecnologie ICT a macchia di leopardo, con punti di eccellenza spesso isolati tra loro. Le principali difficoltà ad un utilizzo strategico e innovativo delle nuove tecnologie si riscontrano spesso a livello politico ed organizzativo. La barriera principale, oltre alla carenza di risorse e competenze, sembra essere oggi una sorta di incapacità a “fare sistema”: sia a livello aziendale, tra i diversi reparti e dipartimenti, sia a livello Regionale e nazionale.

Innovazione digitale in Sanità: quali sono gli ambiti più rilevanti?

Come riporta la ricerca 2019 dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, tra gli ambiti di innovazione, la Cartella Clinica Elettronica si conferma essere quello ritenuto più rilevante per supportare gli obiettivi strategici delle strutture sanitarie: il 58% delle Direzioni lo ha indicato come prioritario per il raggiungimento degli obiettivi strategici. Funzioni di consultazione di referti e immagini e di order management sono presenti in modo diffuso all’interno della CCE, meno diffuse, invece, risultano le funzionalità avanzate, come la gestione del diario medico e/o infermieristico e la farmacoterapia, che restano presenti in meno della metà del campione, anche se in leggera crescita rispetto all’anno precedente. Infine, sono ancora poco diffusi i sistemi di firma elettronica avanzata sia a livello del personale clinico-sanitario per la firma della documentazione, sia a livello dei pazienti per il consenso al trattamento dati e alle procedure sanitarie.

 

 

 

 

A seguire spiccano i sistemi dipartimentali, indicati come prioritari dal 50% dei Direttori e che hanno raccolto la quota più elevata di investimenti delle strutture sanitarie (97 milioni di euro). La maggior parte delle aziende si è oggi dotata di un supporto informatico diffuso (cioè esteso ad oltre il 60% delle attività) nella gestione della diagnostica per immagini (88%) e delle analisi di laboratorio (86%), mentre la gestione delle attività di sala operatoria risulta ancora in via di diffusione (63%), nonostante sia un ambito con un forte impatto sulla sicurezza del paziente. Ad oggi, i contenuti multimediali gestiti in digitale con più frequenza sono quelli relativi alla radiologia (con l’84% delle aziende che ha digitalizzato oltre il 60% delle immagini prodotte), con tassi di diffusione che però si riducono per le ecografie (40%) e i tracciati ECG/EEG (33%), fino ad arrivare a limitate esperienze di gestione in modo integrato in digitale anche dei video di sala operatoria (7%). Di frontiera e ancora poco diffusi sono i sistemi di Digital Pathology (7%), cioè gli strumenti e le applicazioni che consentono di gestire i vetrini di anatomia patologica come immagini digitali ad alta risoluzione, permettendone la condivisione e rendendo i flussi di lavoro clinici di anatomia patologica completamente digitali. Nonostante la scarsa diffusione, il 24% dei Direttori ritiene già ad oggi prioritaria una gestione digitalizzata dei vetrini per tutto il ciclo di vita – dall’acquisizione all’archiviazione, passando per la fruizione nei diversi dipartimenti dell’azienda – percentuale che cresce al 39% considerando come orizzonte temporale i prossimi cinque anni.

Tra gli ambiti considerati più rilevanti comincia a prendere piede anche l’Intelligenza Artificiale, con circa 7 milioni di euro di risorse stanziate e il 20% dei Direttori sanitari che la ritiene rilevante. Le strutture sanitarie stanno adottando applicazioni di AI, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di prime sperimentazioni, basate sull’elaborazione delle immagini per effettuare attività di supporto alla decisione diagnostica (presenti nel 40% delle aziende del campione) e del testo libero (24%). Sono queste ultime le applicazioni che i medici specialisti utilizzano maggiormente (30% e 26%) e che CIO e Direttori ritengono avranno un maggior impatto sul settore sanitario nei prossimi cinque anni. Allo stesso tempo i medici specialisti indicano l’elaborazione delle immagini come l’applicazione di AI più utile nel supporto della propria pratica clinica (36%) e l’ambito più promettente nel prossimo quinquennio (28%).

Terapie digitali e telemedicina: gestire la terapia e il post-ricovero anche a casa

Le “terapie digitali” sono uno dei nuovi trend ICT che riguardano il sistema sanitario. Si tratta di soluzioni tecnologiche (principalmente App), clinicamente certificate e autorizzate dagli enti regolatori, che aiutano i pazienti nell’assunzione di un farmaco, di solito prescritto dal medico in combinazione a un farmaco o in sua sostituzione. Le soluzioni più interessanti secondo i Direttori e i medici sono quelle che supportano il paziente nel monitoraggio dell’aderenza alla terapia (indicate dal 47% dei Direttori, dal 45% dei medici specialisti, dal 63% dei dirigenti infermieristici e dal 49% dei MMG), mentre risultano meno interessanti quelle che propongono un intervento medico. Le App per il monitoraggio dell’aderenza rappresentano anche l’ambito che avrà un maggior impatto nei prossimi cinque anni.

La telemedicina ha un ruolo di primo piano nell’integrazione fra ospedale e territorio e nelle nuove forme di aggregazione delle cure primarie. Per il 2019, l’Osservatorio ha registrato una sostanziale stabilità in termini di diffusione rispetto a quanto rilevato in passato, con i servizi che coinvolgono il paziente come la Telesalute – i sistemi e i servizi che collegano i pazienti con i medici per assistere nella diagnosi, monitoraggio, gestione, responsabilizzazione degli stessi – e Teleassistenza – un sistema socioassistenziale per la presa in carico della persona anziana o fragile a domicilio, tramite la gestione di allarmi, di attivazione dei servizi di emergenza, di chiamate di supporto da parte di un centro servizi – presenti solo con progetti pilota (rispettivamente nel 27% e 22% delle aziende).

fonte: digital4.biz

LE PROPOSTE DI MERIDIANO SANITÀ

17 Novembre, 2020

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A. ATTREZZARE IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE PER AFFRONTARE LE 10 MINACCE ALLA SALUTE

Criticità

L’Italia ha raggiunto un’aspettativa di vita pari a 83,6 anni, di cui però 22,6 vissuti in non buona salute, valore in crescita nell’ultimo periodo. L’attuale stato di salute dei cittadini italiani è minacciato da una serie di fenomeni e dinamiche che si osservano da alcuni anni: il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento dei fattori di rischio e delle patologie croniche non trasmissibili, il fenomeno dell’esitazione vaccinale, la minaccia dell’antimicrobico resistenza, le difficoltà di accesso all’innovazione, la carenza di medici, le disomogeneità regionali e il ritardo nella digitalizzazione del sistema sanitario. Ai tassi di natalità e di mortalità che caratterizzano sempre più l’Ageing Society si aggiungono le dinamiche di cambiamento di molte patologie che impattano sul sistema e sulla salute e qualità di vita delle persone. Le patologie croniche aumentano in modo esponenziale con l’età e con esse i costi sanitari e sociali. Attualmente il 75% della spesa sanitaria si concentra nelle fasce d’età maggiori di 60 anni. Obesità e sedentarietà sono tra i fattori di rischio più allarmanti per il nostro Paese, quasi il 40% dei giovani è in sovrappeso/obeso e solo l’8,3% dei giovani svolge attività fisica moderata, ponendosi all’ultimo posto tra i Paesi EU-15.

Le coperture vaccinali sono ancora in molti casi al di sotto delle soglie ottimali indicate dall’OMS e si stima che il 16% dei genitori italiani siano esitanti o contrari a vaccini. L’Italia risulta tra i Paesi con i maggiori livelli di resistenze batteriche che hanno un impatto socio-economico molto rilevante stimato in circa 400 milioni di euro all’anno, oltre a impatti significativi sul numero di decessi (18,2 decessi per 100.000 abitanti/anno). I ritardi nel processo di valutazione e adozione di terapie innovative, dispositivi medici e tecnologie digitali si amplificano a livello regionale dove le disomogeneità sono sempre più marcate aumentando il divario Nord Sud.

Le 10 minacce alla salute per l’Italia, descritte nel Capitolo 1, pongono delle sfide importanti al sistema sanitario e al Governo per contenere il numero di anni vissuti in non buona salute e migliorare sempre più la qualità della vita dei cittadini.

Azioni suggerite

1. Realizzare campagne per informare correttamente i cittadini circa il valore della Prevenzione e le scelte di politica sanitaria in tema di Prevenzione Vaccinale basate sulle evidenze scientifiche per affrontare il fenomeno della diffidenza e del dissenso vaccinale.

2. Migliorare il sistema di programmazione degli interventi e di monitoraggio dei risultati delle campagne vaccinali e di screening. In particolare, accelerare l’implementazione di un’Anagrafe Vaccinale nazionale, utile per migliorare il processo di raccolta delle informazioni relative a vaccino-vigilanza sugli eventi avversi; inserire nei LEA indicatori sulle coperture vaccinali per tutti i vaccini inseriti nel PNPV; garantire in tutte le Regioni la chiamata attiva per i vaccini raccomandati e gratuiti e per lo screening cervicale, mammografico e del colon-retto in modo omogeneo tra Regioni e tra ASL della stessa Regione. 12

3. Adottare programmi integrati di prevenzione primaria e secondaria per ridurre il peso delle patologie ad alto impatto, a partire dalle malattie cardiovascolari e i tumori, con interventi su fattori di rischio e fattori causali attraverso: maggiore educazione sugli stili di vita, diffusione di profilassi vaccinali e implementazione di percorsi strutturati di follow up per i pazienti ad alto rischio, utilizzando le terapie più efficaci, al fine di ridurre il riacutizzarsi delle patologie e i costi correlati.

4. Rafforzare e riorganizzare le cure primarie, grazie anche all’uso di nuove tecnologie diagnostiche (telemedicina) e dare piena attuazione alla farmacia dei servizi per contribuire a promuovere la buona salute, la prevenzione primaria e secondaria, la gestione delle malattie croniche e l’aderenza terapeutica attraverso la definizione e il monitoraggio di percorsi individuali di prevenzione e presa in carico dei pazienti secondo PDTA condivisi con la comunità medico-scientifica e i pazienti.

5. Individuare e sperimentare nuovi modelli di gestione della cronicità e multimorbilità (fisiche e mentali), favorendo l’adozione di un approccio multidisciplinare e il coordinamento tra tutte le figure che intervengono nel percorso di cura sfruttando le potenzialità dei sistemi informativi, degli strumenti digitali e della telemedicina.

6. Ridefinire la programmazione del fabbisogno di medici in base agli scenari epidemiologici, prevedere una maggiore flessibilità dei vincoli di assunzione e aumentare i contratti di specialistica per superare l’imbuto formativo.

Cinque linee prioritarie di intervento

28 Ottobre, 2020

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1. Accelerazione degli investimenti per l’ammodernamento degli ospedali, curandone il retrofit o realizzandone di nuovi per sostituire quelli più vecchi, inadeguati e costosi da gestire. Serve che un numero congruo di strutture siano idonee per la gestione delle emergenze epidemiche, riducendo al minimo il ricovero dei pazienti contagiati negli altri ospedali.

2. Adeguamento delle strutture intermedie di cura, dei centri di prossimità, delle residenze sanitarie assistenziali.

3. Costituzione di una rete nazionale di monitoraggio e di biosorveglianza, con il contestuale rafforzamento delle reti di presa in carico delle cronicità e delle multimorbilità  (in primo luogo quelle cardiovascolari e oncologiche, letteralmente dimenticate per effetto della psicosi pandemica).

4. Potenziamento della diagnostica e dell’assistenza domiciliare, della telemedicina e della teleassistenza.

5. Costituzione di una rete nazionale di laboratori per i test diagnostici.

E se non avevamo un Piano Nazionale Maxiemergenze?

13 Marzo, 2020

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In Italia tra ospedali pubblici e privati ci sono solo 5.090 posti letto per terapia intensiva, 8 ogni centomila abitanti (dati dell’Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale), ma rischiano di non bastare. Il problema non è il Covid-19 in sé, ma la sua rapida diffusione. Se tutti gli italiani lo prendessero nello stesso momento, il sistema collasserebbe.

Per cominciare a pensare al dopo.

 

1) Non abbiamo un’organizzazione adatta alle maxiemergenze, la regionalizzazione della sanità andrebbe ripensata, almeno in parte.

 

 

2) Come si dimensiona un sistema? Se lo si fa sui valori medi le emergenze sono a volte critiche, se lo si fa sui picchi si rischia di avere risorse inutilizzate nelle situazioni normali. Anche in questo caso, a mio parere, un sistema maggiormente centralizzato ottimizzerebbe meglio le risorse.

Abruzzo, ancora maglia nera per la spesa farmaceutica.

14 Ottobre, 2019

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di Gabriele Rossi (Manager Creasys Sanità)

L’Abruzzo è una delle regioni italiane dove il Servizio Sanitario Regionale registra le peggiori performance. Relativamente alla spesa farmaceutica ospedaliera, la Regione Abruzzo, dopo essere risultata all’11° posto nel 2017, nel periodo gen.-sett. 2018 è risalita nella graduatoria negativa al 6° posto, con un’incidenza dell’8,60% nel 2017 e del 9,99% nel periodo gen.-sett. 2018 sulla quota del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) riservato alla Regione Abruzzo (FSR) rispetto al tetto di spesa fissato dalla normativa vigente del 6,89%. Relativamente alla spesa farmaceutica convenzionata (territoriale), la Regione è risultata al primo posto, con un’incidenza del 9% nel 2017 e dell’8,69% nel periodo gen.-sett.2018 sulla quota di FSN riservato all’Abruzzo (FSR) rispetto al tetto di spesa fissato dalla normativa vigente del 7,96%.

A fronte di questa performance negativa, il tema del contenimento della spesa farmaceutica ha assunto particolare rilievo sia al livello regionale che aziendale. In particolare, la Regione ha dato attuazione ad una serie di misure volte a contenere la spesa farmaceutica entro i limiti programmati (si veda da ultima la D.G.R. 230/2019) mentre le singole ASL hanno adottato, autonomamente l’una dalle altre, vari interventi finalizzati a contenerla.

Tuttavia, tali interventi non solo si sono svolti in maniera fortemente destrutturata e in un quadro di carenza di coordinamento interaziendale, ma hanno anche scontato i limiti derivanti dall’assenza di un sistema di governance del SSR.

In questo contesto di interventi singolarmente validi, ma destrutturati diviene essenziale favorire l’adozione di un sistema di governance del SSR, o se si vuole di una “cabina di regia” regionale, capace di adottare un approccio integrato che vada ad individuare ed incidere sulle determinanti della spesa farmaceutica ponendola su una traiettoria discendente e che consenta di intervenire prima che si realizzino le condizioni che impongono l’adozione dei piani di rientro.

Il valore aggiunto di Creasys Sanità

La leva di Creasys Sanità in Abruzzo è la consolidata consulenza specialistica in ambito di management sanitario e, potenzialmente, la realizzazione di progetti per il contenimento della spesa farmaceutica basati sulle metodologie di Business Process Analysis (BPA) e Business Process Reengineering (BPR), incentrate sulla spiccata contestualizzazione delle analisi effettuate alla realtà strutturale ed operativa del cliente. Siamo, infatti, convinti che il grande cambiamento che si intende apportare a livello delle singole ASL non può derivare dalla semplice trasposizione di modelli già operativi in regioni maggiormente virtuose, che proprio per questo motivo sono in grado di applicare al meglio tali modelli.

In altri termini, rispetto ai big player, il nostro vantaggio competitivo è l’essere una cosiddetta “boutique” con professionisti molto vicini al cliente: abbiamo sperimentato in questi anni quanto questa formula sia vincente in termini di riconoscimento, fiducia, collaborazione, stima professionale e risultati tangibili e misurabili.

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