Categoria ‘Persone’
Giovedì, 31 Marzo, 2011

“Capisco le lamentele delle corporazioni e non mi aspetto un giudizio positivo in questo tempo di tagli e rigore. Se volessi ottenere un consenso immediato contribuirei ad aumentare il debito pubblico. Vorrà dire che aspetterò fiducioso la fine del quinquennio, quando potremo fare il confronto tra l’Abruzzo com’era e come sarà. Già so… che sarà più forte ed autorevole”.
Gianni Chiodi 27-01-2011
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Martedì, 21 Dicembre, 2010

“L’uomo si comporta come se fosse il creatore e il padrone del Linguaggio, mentre è il Linguaggio che rimane il signore dell’uomo. Quando questo rapporto di sovranità si rovescia, l’uomo s’inventa strane macchinazioni.”
“La Verità non è determinabile da un voto di maggioranza.”
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Mercoledì, 8 Dicembre, 2010
“Aveva quindici anni, sedici anni - era minore di voi - e da sola sosteneva l’inizio del mondo, senza sapere tutto quel che voleva dire, però sapendolo - come seme della cosa lo sapeva -: sapeva che in lei si era adempiuta la grande promessa del popolo”. (Luigi Giussani)
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Sabato, 27 Novembre, 2010
ARIO CECCOTTI, CAPO-PROGETTO DELLA CASA ANTISISMICA IN LEGNO CHE HA SUPERATO I PIU’ SEVERI TEST ANTISISMICI DEL MONDO IN GIAPPONE, IL 29 NOVEMBRE A PESCARA PER IL CONVEGNO “COSTRUIRE PER ECOABITARE” ORGANIZZATO DALL’AGENZIA MIRUS DI MICHELE RUSSO.
A Miki, cittadina giapponese a pochi chilometri da Kobe, la casa in legno X-lam ha superato i più severi test antisismici del mondo.
La casa progettata dal CNR-Ivalsa di Firenze, diretto da Ario Ceccotti, aveva già ottenuto il record del superamento dei test antifuoco: dopo oltre un’ora di incendio, la struttura conservava ancora intatte le sue proprietà meccaniche e inalterata la sua struttura, ribaltando così il pregiudizio che il legno resiste al fuoco meno del cemento. In seguito al terremoto di Kobe, che ha distrutto una regione del Giappone facendo 6 mila morti, le autorità del paese asiatico hanno creato un laboratorio dove testare i prototipi di ogni struttura civile. Dopo cinque anni di lavoro e 4 miliardi di dollari di investimento, è nata “Monster” la piattaforma sismica sperimentale più grande del mondo, in grado di riprodurre qualsiasi terremoto, anche di elevatissima magnitudo.
Su questa piattaforma è stata eretta la palazzina di legno, 7 piani e 24 metri di altezza, ideata, progettata, brevettata e costruita dai tecnici italiani guidati da Ceccotti. “Il nostro obiettivo – ha spiegato Ario Ceccotti - non è solo quello di salvare le vite umane, ma di mantenere integre le strutture”. Ad assistere alla prova erano presenti oltre 400 persone, studiosi e imprenditori, provenienti da paesi di quattro Continenti: Canada, Stati Uniti, Colombia, Vietnam, India, Nuova Zelanda, Germania, Korea e Slovenia. L’idea del legno come materiale per l’edilizia è una scommessa per un’alternativa ai metodi costruttivi tradizionali. Yoshimitsu Okada, tra i massimi esperti al mondo di terremoti, ha auspicato che grazie al progetto italiano possa cambiare il modo di costruire le case in tutto il mondo.
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Lunedì, 1 Novembre, 2010
Oggi 12 novembre alle ore 18 nella Sala Consiliare del Comune di Pescara, Joaquìn Navarro-Valls terrà una conferenza dal titolo “Realtà Umana della Santità”, sulla figura e l’opera di San Josemarìa Escrivà, fondatore dell’Opus Dei.
di Joaquìn Navarro-Valls
Fino a qualche tempo fa, pochi erano coloro che scomodavano l’etica parlando di politica. Ciò non perché vi fosse insensibilità verso le grandi questioni umane, ma perché era diffuso il pensiero che la gente non avesse interesse a sentir parlare di cose noiose, astratte, impegnative. Oltretutto a fare le prediche ci pensano già i filosofi ed altri, perciò è inutile che le facciano pure i politici.
Chi governa deve risolvere semmai la crisi dell’economia, organizzare il mercato del lavoro, salvaguardare la sicurezza dei cittadini, rilanciare le esportazioni e gli investimenti, senza avanzare inutili pretese. Sembra un discorso sensato, apparentemente, ma è invece totalmente sbagliato. Oggi, infatti, abbiamo scoperto che le cose non vanno quasi mai così. La logica del consenso non autorizza mai l’estromissione dei contenuti fondamentali, vale a dire di quei valori che non dipendono dalle circostanze, dal novero fluttuante delle proposte che un politico o un partito intendono presentare agli elettori, di volta in volta. Se, come insegnava Niccolò Machiavelli, la politica e la morale sono due cose separate, di certo non possono esserlo etica e consenso. Per lo meno, non senza gravi difficoltà. La gente normalmente si aspetta qualcosa in più di una competenza tecnica da un politico per votarlo. Altrimenti rimane a casa. Non stupisce, di conseguenza, che nei recenti avvicendamenti della nomenclatura al governo, tanto in Inghilterra quanto negli Stati Uniti abbia fatto ritorno la moda delle grandi proposte di sostanza. Possiamo dire che si tratta di una buona norma che si sta propagando un po’ dappertutto, dopo tanti anni di dogmatica indifferenza. Il premier britannico David Cameron, ad esempio, attualmente in carica nel Regno Unito, ha portato nuovamente al successo i Tory nel maggio scorso, proponendo proprio un’innovativa proposta organica di società. In molti suoi discorsi si è fatto portavoce nel mondo della cosiddetta “Big Society”, ossia di un programma di solidarietà e di liberalizzazione del capitale improduttivo, elaborato teoricamente tra il 1988 ed il 1993 quando era direttore del Dipartimento di Ricerca Conservatore. In uno dei suoi interventi ha chiarito che «si devono creare comunità che abbiano verve; quartieri che si facciano carico del proprio destino, che sentano che mettendosi insieme possono plasmare il mondo attorno a loro». In una parola, si tratta di proporre un grande disegno etico-politico, capace di comprendere e gestire laicamente le dinamiche culturali del momento, e non solo di presentare una serie minimale di punti programmatici. Assiduamente egli utilizza il termine “mission” per far capire il motivo ispiratore della sua politica, dando alla parola un accento persino esageratamente mistico. Fin qui i Conservatori. Ma anche dall’altra parte, i Laburisti, con l’elezione pochi giorni fa di Ed Miliband a nuovo leader, stanno vivendo una netta crescita di adesioni, grazie alle attese che il nuovo programma e la giovane figura promettono. Certo, le sue idee politiche sono opposte a quelle di Cameron, almeno in linea di principio, anche se il metodo appare lo stesso. Infatti, medesimo è anche il consenso che produce. Secondo gli analisti, Ed Miliband ha battuto suo fratello David non tanto perché questi fosse più moderato di lui, ma perché ha trasferito al popolo inglese una spinta etica di maggiore intensità, accompagnandola efficacemente ad una seria promessa di riscossa del partito e del Paese. È curioso che, saltando l’ Atlantico, si constata un fenomeno analogo anche negli Stati Uniti. Sorvolando sull’elezione di Barack Obama di due anni fa, che è stata caricata fin troppo da un’ondata di riscossa morale, il popolo statunitense ha salutato il ritorno in pista dei Repubblicani nelle prossime elezioni del 2 novembre con un notevole entusiasmo. Nei contestati ma efficaci Tea Party elettorali, segnati da un riferimento costante all’ethos comunitario tradizionale, Sarah Palin, ritenuta fino a ieri una stelletta ormai al tramonto, ha esposto con successo ampie sezioni del suo manifesto politico, pubblicato integralmente su Facebook, in cui carica di colori etici perfino le cose più banali che i conservatori intendono fare per l’America di domani. Il suo slogan «Pace attraverso la forza e orgoglio americano contro una politica centrata sul nemico» sottende, a ben vedere, una critica severa ai Democratici, ai quali è imputato l’errore di aver legittimato, per l’appunto, i nemici “etici” dell’America, dalla Corea all’Iran, fino a Cuba e al Venezuela. La conclusione che si può ricavare da questi esempi emblematici è una soltanto. La politica può di certo fare a meno dei riferimenti valoriali, ma solo per un breve periodo, perché alla lunga il consenso è legato strettamente alla capacità d’inserire, nei programmi e nelle proposte che vengono offerte agli elettori, prospettive economiche, sociali e strategiche guidate da idee forti e durature sulla persona umana e sul senso del suo futuro. L’etica, infatti, non è una vuota retorica o uno sciocco moralismo: è l’anima culturale profonda che dà combustibile di umanità alla politica, spingendo i cittadini ad impegnarsi e a partecipare attivamente per migliorare la propria esistenza e quella altrui. Alla fine, attualmente non ha più tanta importanza se un leader sia di sinistra o di destra, se sia progressista o conservatore, ma che egli incarni con i suoi gesti, con le sue parole, con la sua capacità di governo e perfino con la sua vita, una prospettiva etica credibilee autentica, cioè non superficialmente legata solo al mantenimento del potere. In definitiva, i cittadini vogliono sapere qual è la verità umana che viene proposta e, soprattutto, chi può attuarla concretamente nel futuro.
fonte: la Repubblica — 11 ottobre 2010
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Giovedì, 23 Settembre, 2010

(REGFLASH) - L’Aquila, 23 sett. Il Presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “L’Abruzzo non può permettersi il lusso, proprio ora, di abbandonare la via del cambiamento. Sia chiaro a tutti che non consentirò che si arresti il processo di risanamento e di riforma in atto per il quale esistono ormai riconoscimenti nazionali ed internazionali. Gli abruzzesi si aspettano che io concluda con i processi già avviati di costruzione di una sanità di qualità, che si continui lungo il percorso difficile di riduzione del debito della Regione e che si proceda in modo rapido ed efficace con la ricostruzione dei territori martoriati dal sisma del 6 aprile 2009. Ho il dovere di continuare ad onorare il patto con gli abruzzesi, continuando in azioni virtuose già portate a termine come la riduzione dei compensi dei consiglieri regionali, la chiusura di sedi inutili all’estero, lo scioglimento di inutili società regionali, l’azzeramento dei consigli di amministrazione di ben 23 enti, le nuove regole e condizioni certe per la sanità privata, la riduzione dei numerosi confidi, la riforma dell’ARTA, il primato per la spesa dei fondi europei tra le regioni del mezzogiorno, la definitiva tutela delle nostre coste con il conseguente abbandono di ogni prospettiva di insediamento del “Centro Oli”, la riduzione delle ASL da sei a quattro, la riduzione dei dirigenti regionali da 128 a 105, la riduzione e la razionalizzazione delle comunità montane, i 12000 cantieri aperti all’Aquila. Per andare avanti lungo il sentiero oramai tracciato, posso garantire che moltiplicherò i miei sforzi e il mio impegno e che chiamerò con me tutta la classe dirigente, i militanti e i simpatizzanti del mio partito che, nonostante tutto quanto sta accadendo da qualche settimana a questa parte, è costituito da uomini e donne di elevatissimo valore e di notevole spessore morale, pronti a sacrificarsi per il bene dell’Abruzzo e della sua gente. Troverò il modo affinché, chi è rimasto sino ad oggi in disparte scenda in campo, dedicandosi direttamente e fattivamente alla causa, e chi già si sta impegnando venga coinvolto ancora più direttamente nelle scelte e nelle azioni intraprese e da intraprendere. Spero che anche le opposizioni, in un passato davvero recente coinvolte in vicende di cronaca simili a quelle che viviamo oggi, comprendano la necessità di continuare, ognuno con il proprio ruolo e con maggiore impegno, ad esercitare il mandato chiaro ricevuto dagli abruzzesi nel dicembre del 2008″. (REGFLASH) Com. Pres. 100923
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Giovedì, 16 Settembre, 2010
di Marcello Russo*
Quali cure per le patologie della Regione Abruzzo evidenziate in modo drammatico dal coinvolgimento in processi penali clamorosi di esponenti di tre Giunte e dei loro Presidenti di differente collocazione politica? Il ritorno ai metodi dei bei tempi andati (culminati anche essi nella tangentopoli abruzzese), come si suggerisce da alcuni? O la “prova del bucato bianco” cioè dell’assenza di macchie per reati in corso di accertamento penale come altri propongono (con ciò consentendo alle Procure di condizionare la presentazione delle candidature)? O la ricerca di qualche professore che fornisca accademiche ricette di scienza giuridica o economica? O ancora la scelta degli onesti caratterizzati dalla illibatezza morale fin qui dimostrata? Evidente che ciascuna di queste proposte ha il carattere della genericità ed indeterminatezza e può - al di là delle intenzioni - risolversi nella richiesta che tutto cambi senza che poi nulla sia cambiato. Per tentare un sommario approccio al problema suscettivo di approfondimenti concreti, si può cominciare col dire che i gravi incidenti di percorso suggeriscono di chiedersi se occorre pensare a nuovi metodi di scelta degli uomini o a nuove regole di governo. Evidentemente, come del resto si apprende dai rudimenti di scienza dell’Amministrazione, la scelta degli uomini è essenziale per l’attuazione dei buoni metodi. La scelta degli uomini nella politica - specie coi sistemi elettorali vigenti - viene effettuata fondamentalmente con criteri di “fedeltà” ai vertici e alle loro espressioni locali degli schieramenti politici. Non me ne scandalizzerei troppo perché il personalismo e il voltagabbanesimo sono cause di scarsa governabilità in quanto la politica, specie in democrazia, è giuoco di squadra e non palestra di azioni solitarie. Ma queste deviazioni dalle regole si evitano individuando soggetti “pensanti” e pure dotati di lealtà, non accettando passaggi di campo in corso di legislatura, soprattutto con norme statutarie e regolamentari che escludano dell’inserimento in qualsiasi gruppo chi lasci il partito con il quale è stato eletto. I “clerici Vagantes” debbono restare fuori da ogni gruppo. Altra è la questione della capacità, la quale va ricavata dai titoli di cultura e dalle esperienze maturate (da distinguere dalle cariche infruttuosamente riscoperte), titoli ed esperienze che dovrebbero essere resi pubblici per consentire all’elettore scelte adeguatamente ponderate.
Venendo ai metodi operativi occorre dire che l’Abruzzo, che si avvia alle nuove elezioni regionali dopo un suicidio (per decapitazione) della Legislatura, non può sperare in un “pronto soccorso” statale principalmente per il federalismo che è ormai realtà. Occorrerebbe troppo tempo e spazio per spiegare perché a Napoli sono arrivati soldi e soldati, con appositi sottosegretari e nessuno è andato in galera mentre in Abruzzo ciò non è e non sarà possibile. Un bel tema da sviluppare a parte, anche al lume dei dati su entrate tributarie e spesa pubblica pubblicati su “Sole 24 Ore” del 4 agosto 2008. Stabilito che non dobbiamo contare troppo su bastoni e altri appoggi statali e dobbiamo camminare con le nostre gambe, è ovvio che dobbiamo pensare al forte contenimento della spesa, alla individuazione di tutte le risorse ordinarie disponibili, alla ricerca di quelle straordinarie reperibili, a ottimizzare i criteri di spesa. Quanto al contenimento della spesa c’è moltissimo da fare, a partire dalla drastica riduzione delle consulenze private per mettere a punto un sistema di consulenze pubbliche all’approfondimento del ruolo dei magistrati Amministrativi e Contabili nella nostra Regione che va conosciuto diffusamente e approfondito perché tutte le azioni convergono verso l’ottimizzazione del sistema di spesa ed il recupero delle indebite elargizioni.
L’ottimizzazione della spesa si coniuga con il sostantivo “programmazione” (quella vera da distinguersi dall’elenco di tutti i desideri e sogni di ogni specie), con i controlli di gestione, con gli equilibrati rapporti fra Organi (Presidente, Giunta, Consiglio), con trasparenza e la comunicazione pubblica. Sembrerebbe del tutto naturale applicare questi principi che sono certamente proclamati e talvolta declamati nello Statuto Regionale, come agevolmente si può ricavare dal “dossier“ statuto, pubblicato dall’Associazione Regionalista Abruzzese. Senonché programmazione, monitoraggi, controlli sono - come le virtù teologali o i dieci comandamenti - da ripetere sgranando il rosario in ogni rito ufficiale ma da trasgredire per inseguire più concrete mire nell’agire quotidiano. Qui la fonte principale di tutti gli “scivoloni” delle nostre Giunte Regionali, della crisi profonda degli Enti autonomi (acquedottistici ed altri), del grande disagio del sistema delle autonomie locali che sono inserite necessariamente nel sistema regionale. Stabilite le regole fondamentali della navigazione secondo la rotta, con gli strumenti di bordo e di controllo appropriati, si tratta di trovare il carburante nel sistema di federalismo fiscale. Il carburante può essere procurato bene individuando e ben utilizzando tutte le risorse locali reperibili ma anche con saggio e ben controllato uso degli strumenti finanziari accessibili evitando tuttavia di mettersi nelle mani dei “prestigiatori” che pullulano nel settore come la storia della Finanziaria Regionale o delle “cartolarizzazioni” insegna. Seri studiosi, anche abruzzesi, hanno scritto cose interessanti sui prestiti obbligazionari, sul leasing, sul leasing back, sul project financing, sulle concessioni, sulle società miste, sugli accordi di programma, sui metodi e le cautele con i quali essi vanno usati. Scelta degli uomini, scelta dei metodi, individuazione completa dei mezzi sono i tre perni sui quali fare leva per uscire dalla crisi senza vaghi riferimenti al passato e a virtù individuali di tipo astrattamente etico o accademico ma tenendo i piedi ben saldi sulla nuda terra. Si possono volgere le amare esperienze e il federalismo incombente in uno scatto collettivo di orgoglio e di fantasia rigenerativa, all’uopo formando squadre competitive con capacità complementari dei singoli soggetti, adeguatamente attrezzate? Occorre provarci.
*avvocato
fonte: il Centro — 18 agosto 2008
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Martedì, 17 Agosto, 2010
ROMA (ITALPRESS) - “Scompare con Francesco Cossiga l’ultimo maestro del cattolicesimo liberale in quella che fu la grande storia della democrazia cristiana. Autentico, per quanto isolato, spirito ‘whig’ della politica italiana Cossiga insegno’ a molti, prima ancora che diventassero un’effimera moda, i principi della filosofia politica liberale, che purtroppo ancora stentano ad affermarsi davvero nel nostro Paese”. Lo afferma in una nota l’onorevole Ferdinando Adornato.”Sir Francis, cosi’ come pretendeva che io lo chiamassi in omaggio al comune amore per la cultura anglosassone, ha sempre vissuto fino all’ultimo con appassionato dolore l’arretratezza ideologica della nostra classe politica, dagli anni della caduta della prima repubblica a quelli attuali del fallimento della seconda. Ma Sir Francis non muore davvero: perche’ i suoi insegnamenti e la sua ironia sosterranno sempre quanti continueranno a credere e combattere per i tre concetti chiave del pensiero liberale, il primato della persona, il senso dello Stato, l’amore per la nazione”.
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Venerdì, 2 Luglio, 2010
L’Accademia nazionale dei Lincei ha chiuso l’anno accademico 2009-2010 con l’Adunanza generale solenne, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Un breve stralcio del discorso del presidente Lamberto Maffei.
“Signor Presidente della Repubblica, Autorità, illustri Consoci e Colleghi, Signori e Signore, è mia ferma convinzione, e linea guida del mio programma, che nel momento attuale, irto di gravi problemi economici e sociali, sia necessario riaffermare con forza il ruolo fondamentale dell’Accademia dei Lincei, affinché essa si ponga sempre più a riferimento di settori o di gruppi operanti nella società e, oltre a tenere viva e trasmettere la cultura del passato, sia aperta alle istanze dell’oggi e alle sfide del domani.
Il mondo culturale e più in generale la comunità, guardano con viva preoccupazione al degrado dei comportamenti sociali, alla base del quale stanno la marginalizzazione e perfino il disprezzo della cultura, a torto giudicata priva di una ricaduta economica, e più in generale la perdita di valori tradizionali come la correttezza, l’onestà e la moralità, sempre più sottovalutati e screditati, quando non pericolosamente sostituiti da altri. Ciò ha conseguenze particolarmente insidiose per le nuove generazioni che subiscono un indebolimento delle capacità di critica e di contrasto propositivo. La mia diagnosi è quella di una vera e propria degenerazione o atrofia culturale del tessuto sociale, che colpisce oggi una minoranza di cittadini, ma che tende a espandersi come una pericolosa epidemia. L’Accademia, per rispetto della sua tradizione e per convinzione dei suoi membri, ha il dovere di difendere quei valori, la cui pratica è condicio sine qua non di ogni attività intellettuale, e al contempo di far conoscere diffusamente, nei limiti delle sue possibilità, il pericolo di tale patologia per la vita civile del Paese e per la sua posizione nel mondo.
È in questo proposito che, tra le diverse iniziative, abbiamo organizzato una serie di Conferenze a Classi Riunite tenute da illustri oratori invitati a dare il loro contributo all’analisi di queste patologie sociali per ricavarne indicazioni su possibili cause e adeguate terapie.
Particolare rilievo all’iniziativa è venuto dalla partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che con la sua conferenza “Verso il 150° dell’Italia unita: tra riflessione storica e nuove ragioni di impegno condiviso”, tenutasi il 12 febbraio 2010, ha inaugurato, di fatto, qui all’Accademia dei Lincei, le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
In un periodo in cui il concetto stesso di Unità d’Italia viene messo in discussione, le parole del Presidente lo hanno riconfermato come ineludibile valore politico, sociale ed economico, premessa necessaria per una più incisiva azione sopranazionale.
Nel corso di queste conferenze abbiamo avuto modo di riflettere e confrontarci su una vasta gamma di tematiche valoriali di cui gli oratori, a partire dalle proprie competenze specifiche, hanno efficacemente suggerito possibili antidoti contro il degrado e di principi guida nell’affrontare alcuni passaggi cruciali del nostro tempo.
È mio auspicio che le parole e le argomentazioni di queste belle e accorate conferenze, trovino orecchi attenti e possano essere stimolo ad attivarsi per costituire con le molte persone di buona volontà una solida barriera contro il dilagante affievolirsi dei sani principi che nel corso della sua lunga storia hanno sempre ispirato questa Accademia, aggregazione sinergica delle risorse intellettuali del Paese.
E’ mio intento, in collaborazione col vicepresidente Alberto Quadrio Curzio, organizzare più frequentemente conferenze e convegni su temi di interesse comune alle due classi di Scienze Fisiche e Naturali e di Scienze Morali, affrontando problemi di interesse generale come quelli del clima, dell’energia, delle caratteristiche geologiche del territorio, o dell’economia e della giustizia. Trovo che, pur nella specificità delle discipline, la discussione comune di menti con preparazioni diverse risulta efficace e costruttiva.
Permettetemi di porre particolarmente alla vostra attenzione alcune delle nostre attività, non perché siano più importanti di altre, ma perché investono problemi di più largo interesse.
(…)
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Mercoledì, 30 Giugno, 2010
di Dario Antiseri
Critico dell’economicismo e del socialismo, Antonio Rosmini ebbe chiarissimo il nesso che unisce la proprietà alla libertà della persona. “La proprietà - afferma nella Filosofia del Diritto - esprime veramente quella stretta unione di una cosa con una persona … La proprietà è il principio della derivazione dei diritti e dei doveri giuridici. La proprietà costituisce una sfera intorno alla persona, di cui la persona è il centro: nella qual sfera niun altro può entrare”. Da qui l’imperativo di rispettare l’altrui proprietà: il rispetto dell’altrui proprietà è il rispetto della persona altrui. La proprietà privata è uno strumento di difesa della persona dall’invadenza dello stato.
Persona e Stato: fallibile la prima; mai perfetto il secondo. Ecco una famosa pagina della Filosofia della politica: “Il perfettismo, cioè quel sistema che crede possibile il perfetto nelle cose umane, e che sacrifica i beni presenti alla immaginata futura perfezione, è effetto dell’ignoranza. Egli consiste in un baldanzoso pregiudizio, pel quale si giudica dell’umana natura troppo favorevolmente, se ne giudica sopra una pura ipotesi, sopra un postulato che non si può concedere, e con mancanza assoluta di riflessione ai limiti naturali delle cose“.
Il perfettismo è “effetto dell’ignoranza” e frutto di un “baldanzoso pregiudizio”. Il perfettista ignora “il gran principio della limitazione della cose”. Egli non si rende conto che la società non è composta da “angeli confermati in grazia”, quanto piuttosto da “uomini fallibili”. E l’umana fallibilità lascia la sua traccia in tutti i nostri progetti. Di conseguenza risulta urgente non dimenticare che ogni governo “è composto di persone che, essendo uomini, sono tutte fallibili”.
Sennonché entusiasti della nefasta idea perfettista sono gli utopisti - “profeti di smisurata felicità”, i quali, con la promessa del paradiso in terra, si adoperano alacremente a costruire per i propri simili molto rispettabili inferni. L’utopia - scrive Rosmini - “lungi dal felicitare gli uomini, scava l’abisso della miseria; lungi dal nobilitarli, gli ignobilita al par de’ bruti; lungi dal pacificarli, introduce la guerra universale, sostituendo il fatto al diritto; lungi d’eguagliar le ricchezze, le accumula; lungi da temperare il potere de’ governi lo rende assolutissimo; lungi da aprire la concorrenza di tutti a tutti i beni, distrugge ogni concorrenza; lungi da animare l’industria, l’agricoltura, le arti, i commerci, ne toglie via tutti gli stimoli, togliendo la privata volontà e lo spontaneo lavoro; lungi da eccitare gl’ingeni alle grandi invenzioni, e gli animi alle grandi virtù, comprime e schiaccia ogni slancio dell’anima, rende impossibile ogni nobile tentativo, ogni magnanimità, ogni eroismo e anzi la virtù stessa è sbandita, la stessa fede alla virtù è annullata”.
E qui va sottolineato che dietro all’antiperfettismo di Rosmini preme la sua critica all’arroganza di quel pensiero moderno che elabora i suoi fasti nei pensatori illuministi. La dea Ragione sta a simboleggiare un uomo che presume di sostituirsi a Dio e di poter crere una società perfetta. Il giudizio che Rosnini dà sulla presunzione fatale dell’Illuminismo e sugli esiti tragici della Rivoluzione francese fa venire alla mente analoghe considerazioni, prima di Edmund Burke e successivamente di Friedrich August von Hayek.
Problemi gravi, nella Francia dell’epoca, ve n’erano. E non è un mistero - scrive Rosmini - che, come sempre, vi era nella popolazione “una parte irrequieta”. Ebbene, quel che avvenne fu che “capitanarono questa canaglia i cosiddetti filosofi, cioè i filosofi senza logica del secolo XVIII; e giovandosi del reale bisogno di progresso che aveva la civile società, presero ad incitarla … con promessa d’addurla così al progresso bramato che ella non sapeva formulare, né dargli forma esterna, né esterna esecuzione. La società si affidò ai primi capitani che le si offersero, dirò anche agli unici. Sventura! erano dei sofisti, degli empi. Così la causa del progresso si trovò orribilmente involta in quella delle passioni popolari, atee, anarchiche; mille idee si rimescolarono, si urtarono, ne nacque il caos, e dalle menti passò purtroppo nella realtà della vita”.
Antiperfettista, a motivo di quella che egli chiama l’”infermità degli uomini”, Rosmini si affretta sempre nella Filosofia politica, a far presente che gli strali critici puntati contro il perfettismo “non sono volti a negare la perfettibiltà dell’uomo e della società. Che l’uomo sia continuamente perfettibile fin che dimora nella presente vita, egli è un vero prezioso, è un dogma del Cristianesimo“. L’antiperfettismo di Rosmini implica, dunque, l’impegno maggiore. Da qui, tra l’altro, la sua attenzione su quella che egli chiama “lunga, pubblica, libera discussione”, giacché è da siffatta amichevole ostilità che gli uomini possono tirare fuori il meglio di sé ed eliminare gli errori dei propri progetti e idee.
L’antistatalismo - quale forma di utopismo - si configura in Rosmini come una precisa difesa della libertà e della dignità della persona umana. “Calcolandosi gli uomini unicamente per quello che sono utili allo stato, e nulla in se stessi, essi vengono abbassati alla condizione di cose e privati del carattere di persone: sotto un tal punto di vista, un branco di pecore può valere di più di un branco di uomini … Per noi l’uomo non è solo cittadino: prima di essere cittadino, egli è uomo, e questo è il suo titolo imprescrittibile di nobiltà, questo il rende maggiore a tutte insieme le cose materiali che compongono l’universo”.
Libertà, dignità e nobiltà della persona che vengono letteralmente calpestate, tra l’altro, dalla pretesa dello Stato di erigersi a maestro unico e di eliminare, di conseguenza, la libertà di insegnamento. E proprio contro siffatta concezione liberticida Rosmini nel saggio Della libertà d’insegnamento afferma: “I padri di famiglia hanno dalla natura e non dalla legge civile il diritto di scegliere per maestri ed educatori della loro prole quelle persone nelle quali ripongono maggior confidenza”. Lucido sulle conseguenze liberticide implicite nel monopolio statale dell’istruzione, Rosmini non lo è da meno sui danni prodotti da quello che noi oggi chiamiamo assistenzialismo statale.
“La beneficenza governativa - scrive - ha un ufficio pieno in vista delle più gravi difficoltà, e può riuscire, anziché di vantaggio, di grave danno, non solo alla nazione, ma alla stessa classe indigente che si pretende beneficiare; nel qual caso, invece di beneficenza è crudeltà. Ben sovente è crudeltà anche perché dissecca le fonti della beneficenza privata, ricusando i cittadini di sovvenire gl’indigenti che già sa o crede provveduti dal governo, nol sono, nol possono essere a pieno”.
Sin qui, dunque, solo alcune delle idee di Rosmini dalle quali, tuttavia, è facile comprendere la rilevanza e l’impressionante attualità del suo pensiero. E capiamo pure che l’avere per tanto tempo emarginato le idee di Rosmini ha costituito un incalcolabile danno per la cultura cattolica. In realtà, le idee di Rosmini oggi - forse oggi più di ieri - mostrano la loro consistenza teorica, la loro praticabilità politica e il loro valore umano e morale; e pongono sotto gli occhi di tutti il “tempo perduto” e le “occasioni mancate” della cultura cattolica e della politica italiana.
fonte: rosmini.it
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