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	<title>Gabriele Rossi - Relazioni e Lobbying</title>
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	<description>Sistema di Relazioni</description>
	<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:05:28 +0000</pubDate>
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		<title>Bisogna tornare a credere nella famiglia e nel valore dell&#8217;uomo.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Business]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
di Vincenzo Bassi (nella foto)*
Nella storia, la famiglia ha costituito e costituisce un anello di congiunzione tra passato e futuro, essendo il luogo principe del patto tra generazioni. Proprio partendo da questo innegabile dato, occorre impostare le future politiche, guardando alla famiglia, per esaltarne il ruolo sociale ed economico svolto all’interno della società.
In effetti, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> <a href="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/05/vincenzobassi.jpg" title="vincenzobassi.jpg"><img src="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/05/vincenzobassi.jpg" alt="vincenzobassi.jpg" style="width: 307px; height: 207px" height="298" width="534" /></a></em></p>
<p><em>di Vincenzo Bassi (nella foto)*</em></p>
<p><strong><em>Nella storia, la famiglia ha costituito e costituisce un anello di congiunzione tra passato e futuro, essendo il luogo principe del patto tra generazioni.</em></strong> Proprio partendo da questo innegabile dato, occorre impostare le future politiche, guardando alla famiglia, per <strong>esaltarne il ruolo sociale ed economico</strong> svolto all’interno della società.<br />
In effetti, <strong>le politiche sulla famiglia spesso si riducono a politiche di emergenza familiare</strong>, in quanto <strong>si limitano a proporre un modello assistenziale statale strutturato </strong>non sul lavoratore in difficoltà, sull’indigente o sull’emarginato, ma sulla famiglia. Si tratta tuttavia di <strong><em>un’impostazione che ha contribuito a considerare (i) la famiglia un malato cronico, e (ii) la sua difesa l’interesse solo di una lobby (cattolica) a discapito di altre emergenze sociali.<br />
</em>Al contrario le politiche familiari si programmano pensando a ciò che comunemente, senza contrapposizioni, si condivide quando si pensa alla famiglia</strong> ovvero: a) da un <strong>punto di vista naturale, ogni persona ha un legame con un padre e una madre, senza i quali non sarebbe nata;</strong> b) da un punto di vista sociale,<strong> la famiglia è il primo luogo in cui ogni persona è stata educata ed ha imparato a rapportarsi con l’altro</strong>; c) <strong>la vita in famiglia costituisce la prima esperienza concreta di solidarietà</strong>; d) per il suo ruolo di ammortizzatore sociale la famiglia, intesa come <strong>società naturale fondata sul matrimonio, riveste una rilevanza costituzionale precisa (art. 29 della Cost.).<br />
</strong>Partendo da queste premesse è facile comprendere perché non deve essere la società al servizio della famiglia ma <strong>la famiglia deve ritornare ad essere al servizio della società</strong>. Come?<br />
Innanzitutto, una politica familiare, se considera la famiglia una risorsa per la società civile, deve aiutare la famiglia stessa a vivere e non sopravvivere. Sarebbe come se le politiche industriali si concentrassero solo sull’assistenza delle imprese in crisi, dimenticando di garantire alle imprese (anche a quelle in crisi) le migliori condizioni per realizzare i propri obiettivi, trovando le idee più competitive, creando nuovi posti di lavoro, e con il lavoro, il benessere per la società. Così facendo, le imprese in crisi falliscono, mentre le altre in generale soffrono. <strong><em>Per la famiglia è lo stesso.<br />
</em></strong>L’obiettivo comune è perciò quello di creare un ambiente in cui le famiglie possano aiutare i loro componenti a trovare la propria realizzazione e il proprio sostegno.<br />
Ovviamente non sono immaginabili interventi normativi che, facendo violenza sulle scelte di ciascun individuo, impongano la famiglia come unica forma di aggregazione sociale. Occorre tuttavia una legislazione che metta in risalto, senza confusioni, <strong>l’unicità della famiglia (secondo la definizione costituzionale), e l’importanza del suo ruolo sociale ed economico</strong>. Proprio per questa <strong>funzione sociale ed economica</strong> (<strong><em>sussidiaria alle istituzioni pubbliche</em></strong>) sarebbe doverosa una <strong>normativa fiscale che, escludendo da tassazione le somme utilizzate dalla famiglia per il suo sostentamento e sviluppo, riconosca alla famiglia una sua autonoma soggettività tributaria.<br />
</strong>Inoltre, poiché <strong>le famiglie</strong>, come le imprese sociali (oppure, secondo una certa dottrina economica, come le imprese civili), <strong>erogano servizi alla persona e sono perciò soggetti che non solo consumano ma anche investono creando valore e ricchezza,</strong> si auspicano <strong>iniziative di (micro)credito per specifici investimenti familiari (istruzione, salute, assistenza etc.).</strong> Una più efficiente gestione finanziaria delle famiglie (possibile soprattutto con l’aiuto delle banche) aiuta infatti una più efficiente gestione delle risorse economiche e dei servizi che, allo stesso modo di una qualsiasi impresa, le famiglie forniscono a favore dei suoi componenti. <strong>La migliore capacità di spesa dovrebbe infine stimolare le imprese a fornire alle famiglie, servizi sempre più efficienti ed economici.<br />
</strong>Un ruolo strategico in questo contesto deve essere svolto dalle realtà locali. <strong>L’attuazione del principio di sussidiarietà impone infatti alle istituzioni (ivi incluse quelle locali)</strong>,<strong> il coinvolgimento</strong> della società civile, e quindi <strong>delle associazioni familiari</strong>, nella <strong>programmazione delle politiche sociali e familiari</strong>; in quella sede sarebbero auspicabili concrete iniziative di educazione alla bellezza della famiglia (magari quella unita una vita intera).<br />
<strong>Solo così si potrà combattere la cultura consumistica contemporanea che ci rappresenta la famiglia come una limitazione alla libertà personale.</strong> Ma non solo, l’esperienza delle famiglie aiuterà in modo efficiente e mirato (i) ad affrontare le emergenze sociali, rimuovendo le cause di disagio, (ii) ad individuare i bisogni reali della società civile, e (iii) a prevedere forme di mutua assistenza sociale e familiare (p. es. la costituzione di associazioni al fine di agevolare la concessione di prestiti alle famiglie).<br />
In conclusione quindi valorizzare la famiglia significa perseguire il bene comune, in quanto aiuta la risoluzione delle emergenze sociali promuovendo il benessere della società civile.</p>
<p><em>* Avvocato - Studio Legale e Tributario Di Tanno &amp; Associati Roma</em></p>
<p><em>*<a href="http://bura.regione.abruzzo.it/nuovo2/singolodoc.aspx?link=2012/Ordinario_12_1.html">Componente Commissione Sussidiarietà Regione Abruzzo</a></em></p>
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		<title>La famiglia: &#8220;unità&#8221; economica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ 
di Flavio Felice*
Il Paese sembra dilaniato da alcune questioni di grande impatto sociale e culturale. La battaglia referendaria della scorsa primavera (anno 2008, ndr) ha scatenato una sorta di “laicistico” spirito di rivalsa. Selezionando il ventaglio delle questioni che andrebbero sotto la categoria “laicità”, vorremmo invitare i lettori alla riflessione sul tema della famiglia. La famiglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/05/famiglia.jpg" title="famiglia.jpg"><img src="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/05/famiglia.jpg" alt="famiglia.jpg" /></a> </p>
<p><em>di Flavio Felice*</em></p>
<p>Il Paese sembra dilaniato da alcune questioni di grande impatto sociale e culturale. La battaglia referendaria della scorsa primavera <em>(anno 2008, ndr)</em> ha scatenato una sorta di “laicistico” spirito di rivalsa. Selezionando il ventaglio delle questioni che andrebbero sotto la categoria “laicità”, vorremmo invitare i lettori alla <strong>riflessione sul tema della famiglia</strong>. La famiglia tradizionale, quella per intenderci eterosessuale, aperta alla vita. Il forte richiamo a questo tipo d’unione può avvenire sul versante morale, oppure sotto il <strong>versante economico-politico</strong>: per ragioni professionali propendo per il secondo. In un recente passato è prevalsa un’idea di famiglia che, in fondo, si sarebbe dovuta inverare in qualcosa di più grande, di più Vero. L’analisi marxista (e con essa una certa teologia della liberazione), capovolgendo lo schema struttura-sovrastruttura, ha interpretato anche la famiglia come un prodotto storicamente determinato dai rapporti di produzione ed una tipologia sociale utile (Vera) nella misura in cui si sarebbe mostrata funzionale al progetto rivoluzionario. Di conseguenza, <strong><em>la famiglia ha finito per perdere la sua natura di “unità naturale” morale, politica, ed economica</em></strong> (è evidente sacramentale, ma non è questo il punto); <strong>un’“unità” avente valore in sé</strong>, a prescindere dal potere coercitivo che via via la avrebbe dovuta legittimare. Un potere coercitivo che, nelle varie fasi della storia dell’umanità, per ragioni d’ordine utilitaristico, le avrebbe assegnato il giusto posto ed il giusto ruolo nello svolgimento necessario della storia. <strong>Sotto il profilo economico, lo sfaldamento della famiglia tradizionale è stato analizzato da alcuni studiosi come l’esito del crescente peso assunto al giorno d’oggi da un sistema di sicurezza sociale nel quale “dominano le logiche burocratiche”, che nelle intenzioni di alcuni suoi più radicali sostenitori avrebbe dovuto sostituire la famiglia tradizionale</strong>, vista come ostacolo <strong>borghese all’inveramento nella “società civile”</strong> (hegelianamente intesa), <strong>la quale si sarebbe dovuta a sua volta inverare nello Stato</strong>. Il peso enorme del <em>welfare state</em> avrebbe dovuto far emergere in tutta la sua fragilità la famiglia tradizionale, fatta di persone in carne ed ossa, con più vizi che virtù.<strong> Lo Stato assistenziale, invece, si sarebbe dovuto proporre come un padre di famiglia virtuale, certo insaziabile di tributi, ma nello stesso tempo un padre generoso ed illuminato, l’idealtipo del buon padre di famiglia, quello che non dice mai di no.</strong> Il padre virtuale avrebbe dovuto uccidere il padre naturale e con lui l’intera famiglia. <strong>Il padre virtuale è asettico e onnipotentemente buono, come asettica e “buonista” la società che da esso si è preteso che scaturisse.</strong> La dottrina sociale della Chiesa ha sviluppato il suo pensiero sociale su famiglia e sistema economico, riconoscendo la superiorità morale del sistema imprenditoriale. Accanto a questa consapevolezza, tuttavia, dobbiamo rilevare che lo stesso <strong><em>Giovanni Paolo II ci mette in guardia, dicendo che prima ancora della logica del mercato, c’è qualcosa che è dovuto all’uomo in quanto uomo e, per l’allocazione di certi beni, non valgono le dinamiche del mercato.</em></strong> Forse ciò significa che in questi casi deve intervenire il padre virtuale? Credo di no! O almeno non necessariamente. Con queste parole il Pontefice ha inteso rimarcare il fatto che <strong><em>la famiglia fa parte di quell’ordito sociale i cui soggetti sono chiamati a rispondere in prima persona, in piena sintonia con il principio di sussidiarietà</em></strong>. Fare della famiglia una “unità” economica, significa in primo luogo invitare le autorità pubbliche a <strong>ridimensionare il paternalismo di Stato e a sviluppare il paradigma dell’autogoverno</strong>. Le <strong>politiche fiscali dovrebbero trattare la <em>famiglia come un’unità sovrana</em> e non come una somma di contribuenti atomizzati.</strong> Per questa ragione, dovremmo <strong>auspicare l’inserimento del “quoziente familiare”</strong> (il carico fiscale andrebbe commisurato al numero dei membri che compongono il nucleo familiare). Credo si tratti di un’elementare forma di giustizia contributiva, una prospettiva politica che aiuti il paese ad uscire dalle secche nelle quali si trova: sempre che a qualcuno interessi ancora uscire dalla palude!</p>
<p>*<em>Professore di “Dottrine Economiche e Politiche” alla Pontificia Università Lateranense di Roma</em></p>
<p><em>*<a href="http://bura.regione.abruzzo.it/nuovo2/singolodoc.aspx?link=2012/Ordinario_12_1.html">Componente &#8220;Commissione sussidiarietà&#8221; della Regione Abruzzo</a></em></p>
<p><em>fonte: acton.org</em></p>
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		<title>E&#8217; Roma il cuore dell&#8217;Europa.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 07:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
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di Pigi Colognesi* 
Anno Domini 452. L’impero romano d’Occidente, ufficialmente cristiano, ha da poco subito lo shock della devastazione di Roma a opera dei Visigoti di Alarico e ora si trova di fronte al pericolo ben più grave dell’immane esercito di Attila, gran khan degli Unni. Egli ha saccheggiato gran parte delle terre germaniche e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> <a href="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/05/leone_magno_attila.jpg" title="leone_magno_attila.jpg"><img src="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/05/leone_magno_attila.jpg" alt="leone_magno_attila.jpg" /></a></em></p>
<p><em>di Pigi Colognesi* </em></p>
<p>Anno Domini 452. <strong>L’impero romano d’Occidente</strong>, ufficialmente cristiano, <strong>ha da poco subito lo shock della devastazione di Roma a opera dei Visigoti di Alarico e ora si trova di fronte al pericolo ben più grave dell’immane esercito di Attila</strong>, gran khan degli Unni. Egli ha saccheggiato gran parte delle terre germaniche e della Gallia.</p>
<p>In verità <strong>due città sono sfuggite alla devastazione</strong> delle sue orde: <strong>Parigi e Orléans</strong>. La prima è stata salvata dalla preghiera di una monaca: <strong>santa Genoveffa</strong>. È lei che ha sostenuto i parigini durante l’assedio e li ha incitati alla preghiera fiduciosa. Sembra che il capo unno abbia risparmiato la città per qualche segno malaugurate che ha colpito la sua vivace superstizione, ma per tutti gli abitanti della città sulla Senna è stata l’invincibile speranza di Genoveffa a fermare i barbari. A Orléans è ancora un <strong>santo, Aniano</strong>, il vescovo della città, il protagonista: organizza la resistenza e invita a non cedere.</p>
<p><strong>Gli Unni alla fine, per il sopraggiungere dell’esercito romano, devono ritirarsi.</strong> Poco dopo vengono sconfitti dalle truppe del generalissimo romano Ezio nella battaglia dei Campi Catalaunici. Ma è una sconfitta non definitiva. <strong>Ben presto si riorganizzano e puntano sull’Italia, al cuore dell’impero. </strong>Distruggono Aquileia e decine di altre città e si avviano senza incontrare rilevanti ostacoli verso Roma. <strong>I romani sono terrorizzati: la fine della civiltà cristiana sembra imminente.</strong></p>
<p><strong>Mentre il popolo prega nelle chiese, <em>i nobili sfoderano il loro presunto realismo</em>:</strong> «La religione è bella e buona in tempo di pace, quando tutto procede liscio. Ma in tempi di guerra si deve guardare in faccia alla realtà» dice uno di loro nel romanzo storico di Louis de Vohl Attila, appena pubblicato. <strong><em>È il solito pragmatismo dei fortunati, di quelli che scambiano il realismo con la difesa dei propri interessi e il cristianesimo con una favola che va bene solo fino a quando la realtà non morde con la sua difficile concretezza.</em></strong></p>
<p>Ma anche a Roma c’è un santo e un grande - sarà chiamato magno - santo: <strong>papa Leone</strong>. <strong>Non ha da opporre ad Attila la forza delle armi, né l’intelligente furbizia della diplomazia o il disincantato scetticismo di chi si arrende.</strong> Ha una sicurezza che poggia su una solidità indipendente dai successi immediati o dalla riuscita delle realizzazioni storiche.<br />
È questo il cuore del suo dialogo con lo scoraggiato imperatore Valentiniano III. Il pavido sovrano pensa che non ci sia nulla da fare contro Attila e ritiene che stia per finire la civiltà romana e, con essa, la Chiesa. Ma Leone gli obietta: <strong><em>«Le civiltà vanno e vengono. La Chiesa resta. Se anche Roma venisse rasa al suolo, e, del pari, tutte le città e i villaggi d’Italia, e l’impero stesso, nemmeno allora la Chiesa perirebbe. Nulla di più falso che credere che Chiesa e impero siano congiunti per la vita a per la morte. So che tutti gli imperi della storia sono opera dell’uomo, e quindi perituri come l’uomo; tutti periscono, prima o poi, e ogni volta è la fine di una civiltà, la fine di uno stile di vita, di questa o quella egemonia politica. Cristo è morto per tutta l’umanità, e il nostro dovere è quello di istruire tutti i popoli».<br />
</em></strong>In base a questo autentico realismo Leone trova il coraggio di affrontare personalmente Attila. Non sappiamo come si sia storicamente svolto il colloquio; <strong>sta di fatto che dopo aver parlato col vecchio vescovo di Roma Attila ha levato le tende ed è tornato nelle sue terre. Morirà l’anno successivo e il suo gigantesco impero si sfalderà immediatamente.</strong> Il realismo di Leone invece durerà e arriverà - carico di insegnamento - a noi oggi.</p>
<p><em>*fonte: ilsussidiario.net - titolo originale dell&#8217;articolo &#8220;La politica non salva&#8221;.</em></p>
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		<title>Raffaele Mattioli, un abruzzese banchiere a Milano. &#8220;The fabulous italian banker&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 13:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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http://www.youtube.com/watch?v=Of8F960o1nU

Il quotidiano &#8221;Le Monde&#8221; lo definì &#8220;Le plus grand banquier italien dépuis Laurent de Medici&#8220;.
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<p id="vvq4fb7267360a89"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Of8F960o1nU">http://www.youtube.com/watch?v=Of8F960o1nU</a></p>
</div>
<p>Il quotidiano &#8221;Le Monde&#8221; lo definì &#8220;<em><strong>Le plus grand banquier italien dépuis Laurent de Medici</strong></em>&#8220;.</p>
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		<title>Il liberale è antiperfettista e antiutopista. Popper docet.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 19:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
di Massimo Baldini 
Il liberale secondo Popper è un fallibilista, un razionalista critico, un uomo che non crede che la verità sia manifesta o che solo pochi abbiano occhi per vederla. Il liberale è anticostruttivista perché sa che “solo una minoranza delle istituzioni sociali sono volutamente progettate, mentre la gran maggioranza di esse sono venute su, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/04/baldini_libro.jpg" title="baldini_libro.jpg"><img src="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/04/baldini_libro.jpg" alt="baldini_libro.jpg" style="width: 441px; height: 392px" height="465" width="561" /></a> </em></p>
<p><em>di Massimo Baldini </em></p>
<p><strong>Il liberale secondo Popper è un fallibilista</strong>, un razionalista critico, un uomo che non crede che la verità sia manifesta o che solo pochi abbiano occhi per vederla. <strong>Il liberale</strong> è anticostruttivista perché <strong>sa che “solo una minoranza delle istituzioni sociali sono volutamente progettate, mentre la gran maggioranza di esse sono venute su, ‘cresciute’ come risultato non premeditato di azioni umane”,</strong> con buona pace del florilegio di <strong>teorie cospirazioniste</strong> che, mai come in questo momento storico,<strong> appaiono coessenziali a totalitarismi</strong> realizzati o ad una lettura delle dinamiche sociali che è<strong> incline a produrre totalitarismi</strong>. Ma oltre che anticostruttivista, <strong>il liberale è</strong> anche antistoricista, <strong>antiperfettista e antiutopista</strong>. <strong>Egli, infatti, non ritiene di avere in tasca l’itinerario della Storia, né di essere riuscito a “sbirciare le carte della Provvidenza”.</strong> Anzi, egli è convinto che non esistano leggi storiche. Per il liberale “il futuro è aperto. Esso non è predeterminato”.<br />
<strong><em>Per Popper, perfettismo e utopismo sono due pericolose trappole del pensiero.</em></strong> L’utopismo, infatti, implica sempre la violenza e propone, alla fin fine, come ideale una società chiusa. Le proposte dell’utopista in quanto presuppongono che sia possibile conseguire una volta per tutte istituzioni sociali perfette, non abbisognano anzi non ammettono critiche e cambiamenti. <strong>Il liberale, secondo Popper, non si pone mai l’interrogativo “Chi deve comandare?”</strong>, interrogativo che invece si sono posti tutti i totalitari, da Platone a Marx, rispondendo ad esso, di volta in volta, in modo diverso: i filosofi-re, il proletariato, una razza, i tecnici <em>etc.<br />
</em><strong>La domanda che gli sta a cuore è tutt’altra: “Come controllare chi comanda?”</strong>. Per lui tutti i problemi politici sono “problemi di struttura legale piuttosto che di persone” e <strong>le istituzioni migliori sono quelle che consentono di controllare l’operato dei governanti.</strong></p>
<p><strong>Il liberale non è uno statalista</strong> (“lo Stato è un male necessario. I suoi poteri non dovrebbero essere accresciuti oltre il necessario”), <strong>ma non è neppure un anarchico</strong> (“L’anarchismo è un’esagerazione dell’idea di libertà”).</p>
<p><strong>Il liberale ama la tolleranza, che egli considera “la necessaria conseguenza della convinzione di essere uomini fallibili”.</strong> Tuttavia, egli è tollerante con i tolleranti, ma intollerante con gli intolleranti. Ed è in un passaggio di questo concetto che scopriamo una lezione di grande attualità, <strong>la critica del relativismo morale che oggi piaga le nostre società occidentali, segnatamente quelle europee:</strong></p>
<p><strong><em>“Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”</em></strong></p>
<p><strong>Il liberale ama la libertà ben più dell’eguaglianza:</strong> “Il tentativo di attuare l’uguaglianza è di pregiudizio alla libertà. E (…) se va perduta la libertà, tra non liberi non c’è nemmeno uguaglianza.”</p>
<p>Tuttavia, il liberale non ama la libertà perché essa, ad esempio, se applicata all’economia consente alla società di essere più ricca, più prospera, più opulenta. La ama per motivi sovraeconomici, cioè per motivi etici e non materiali. Essa, infatti, rende possibile l’unica forma di convivenza degna dell’uomo”, in quanto “è l’unica forma in cui possiamo essere pienamente responsabili di noi stessi.”</p>
<p>E la libertà, che è il più importante dei valori politici, va difesa con attenta assiduità, perché non è un’acquisizione permanente, in quanto può essere sempre perduta.<br />
<strong>Il liberale, inoltre, è un liberista, ritiene cioè che libertà politica e libertà economica non siano separabili.</strong></p>
<p>Il liberale ama la tradizione, ma non è né un tradizionalista né un conservatore. Egli non vuole imbalsamare il presente nel passato. Il liberale entra con la tradizione in rapporto critico, sa che essa assolve a importanti funzioni (non ultima quella di mantenimento della coesione sociale), sa che non possiamo mai liberarci completamente da essa, ma nonostante ciò non è mai disposto ad accettarla passivamente. Come scrisse un grande amico di Popper, Friedrich H. Von Hayek, <strong>“il conservatorismo vero e proprio è un atteggiamento legittimo, probabilmente necessario e, certo molto diffuso, di opposizione a drastici cambiamenti. Ma la caratteristica principale del liberalismo è che esso vuole muoversi, non stare fermo”.</strong></p>
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		<title>Crowdsourcing: una folla di fonti giornalistiche</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:59:15 +0000</pubDate>
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<p id="vvq4fb726736872e"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EhT3co2qNAA">http://www.youtube.com/watch?v=EhT3co2qNAA</a></p>
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		<title>Venerdì 20 aprile Aurum Pescara  Progettare l&#8217;Abruzzo 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 07:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Target: IMPRENDITORI, QUADRI E DIRIGENTI DI IMPRESE ABRUZZESI 
PER ISCRIVERSI: Associazione Culturale Forgia Pescara
 
L&#8217;inizio della collaborazione fra MCE e l&#8217;Abruzzo coincide con i lavori nella Regione dopo il terremoto del 6 aprile 2009. La scossa di quella primavera e le attività di quell&#8217;estate hanno stimolato la cooperazione fra gli ambienti universitari, le iniziative per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Target: IMPRENDITORI, QUADRI E DIRIGENTI DI IMPRESE ABRUZZESI </strong></p>
<p>PER ISCRIVERSI: <a href="http://www.associazioneforgia.it">Associazione Culturale Forgia Pescara</a></p>
<p><a href="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/03/wwwassociazioneforgiait.jpg" title="wwwassociazioneforgiait.jpg"><img src="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/03/wwwassociazioneforgiait.jpg" alt="wwwassociazioneforgiait.jpg" style="width: 503px; height: 380px" height="376" width="504" /></a> </p>
<p>L&#8217;inizio della collaborazione fra <strong><a href="http://www.mceproject.it/it/component/content/article/44/89-imprenditoria-regionale-progettare-labruzzo.html">MCE</a> e l&#8217;Abruzzo coincide con i <a href="http://www.chums.it/">lavori nella Regione dopo il terremoto del 6 aprile 2009</a></strong>. La scossa di quella primavera e le attività di quell&#8217;estate hanno stimolato la cooperazione fra gli ambienti universitari, le iniziative per il rinnovamento della vita politica, spingendo il settore imprenditoriale a migliorare lo scambio di idee per portarle alla pratica. Tale scambio di idee ed esperienze che ormai è diventato permanente, <strong>è iniziato nel 2010 con la prima edizione di &#8220;Progettare l&#8217;Abruzzo&#8221;, che ha visto coinvolti imprenditori, ricercatori e docenti universitari.</strong></p>
<p>Alcune attività che si sono svolte a Roma ci hanno permesso di allargare la visuale dei progetti regionali all&#8217;ambito nazionale e anche globale. Infatti, sia il convegno di febbraio 2011 (replicato nel 2012) con manager e imprenditori a Roma, che l&#8217;incontro<strong> &#8220;Christian Humanism&#8221; presso lo IESE Business School (Barcellona)</strong> nell&#8217;ottobre 2011, hanno segnato profondamente questa interazione. Per il 2012, l’Associazione Culturale Forgia ha accolto la decisione di MCE di approfondire i legami con l&#8217;Abruzzo con un programma più articolato, dal quale trarre anche un riassunto conclusivo da <strong>presentare a Washington nel mese di ottobre, durante la terza edizione del convegno in collaborazione con lo IESE.</strong></p>
<p><em>&#8220;Aiutare le piccole aziende a diventare medie poi grandi per fare più innovazione e esprimere maggiore internazionalizzazione è una sfida culturale prima che manageriale molto difficile e qui dobbiamo fare di più e dobbiamo inventare modalità di formazione tecnica e manageriale nuova: penso alla valorizzazjuione degli istituti tecnici superiori dove si costruisce larga parte del nostro sapere applicato al fare, che potrebbero diventare luoghi di vera e propria formazione manageriale e penso a business school tagliate sulle caratteristiche e le dimensioni di aziende medio piccole che forse potrebbero fare molto per accompagnare il nostro capitalismo di stampo familiare verso assetti manageriali più moderni. Tuttavia come dicevo la sfida è in primis di natura culturale e quindi coinvolge tutto il sistema dcell&#8217;istruzione e della formazione. Nella scuola, nelle università si può fare di più per far conoscere meglio il mondo dell&#8217;economia, per diffondere cultura finanziaria e per sviluppare gusto dell&#8217;imprenditorialità e cultura del rischio d&#8217;intrapresa&#8221;. <strong>Corrado Passera</strong>, Il Domani d&#8217;Italia, Aprile 2011</em></p>
<p><em><font size="2" face="Arial">&#8220;La vita imprenditoriale è nata nel Mediterraneo e si basava su salde basi culturali e morali (etiche) che sembravano scontate. La capacità di prendere rischi, creare sistemi di collaborazione per dividerli (mutui, assicurazioni&#8230;) sono nate perché le energie personali (le virtù) avevano bisogno di espandersi nella società. Per creare quelle reti di rischio-sviluppo servivano persone che oltre alle basi culturali avessero una marcia in più (forse gli &#8220;animal spirits&#8221;), quella del regista. Ma il regista deve guardarsi dentro e capire come fare un buon uso – servizio! –  di queste molle interne, che non si sviluppano senza la riflessione e il dialogo con i pari.</p>
<p>Da una parte ci si parla di globalizzazione e attività febbrile e dall&#8217;altra di tornare &#8220;back to basics&#8221; o di scegliere bene le proprie priorità perché &#8220;less is more&#8221;. Ma la misura giusta non può che venire da noi stessi, e questa misura non dipende soltanto dall&#8217;intuizione o dalle opportunità. Dipende da diversi fattori esterni ed interni, ed è su questi secondi che possiamo fare un investimento sicuro: le virtù sono le energie interiori che, unite al ragionamento, ci aiutano a sviluppare meglio le risorse esterne, e contemporaneamente a svilupparci meglio personalmente.</p>
<p>Potresti non capire in cosa consiste lo spread o quali sono i dettagli dei prodotti tossici che si vendono nei mercati finanziari. Ma se non ti fermi a cercare di capire come sei fatto, è molto probabile che neanche i dettagli della tecnica finanziaria ti servano a vivere meglio. Le virtù sono le risorse interne che ci aiutano ad essere migliori, a sfruttare meglio la nostra personalità come imprenditori, come manager e anche come cittadini e membri di una famiglia&#8221;. <strong>Prof. Juan Andrès Mercado</strong></font></em></p>
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		<title>Il presidente della Regione querela il quotidiano abruzzese di proprietà dell&#8217;ing. De Benedetti</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 20:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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(ANSA) - PESCARA, 28 MAR - Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi (nella foto con il presidente Mario Monti in visita a l&#8217;Aquila, ndr), ha depositato una querela contro &#8221;il Centro&#8221; per diffamazione a mezzo stampa. Il quotidiano, ha detto Chiodi in conferenza stampa a Pescara, avrebbe portato avanti una campagna denigratoria nei suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="content-corpo" class="corpo"><a href="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/03/mario_monti_gianni_chiodi_aq_17_02_12.jpg" title="mario_monti_gianni_chiodi_aq_17_02_12.jpg"><img src="http://www.gabrielerossilobbying.com/wp-content/uploads/2012/03/mario_monti_gianni_chiodi_aq_17_02_12.jpg" alt="mario_monti_gianni_chiodi_aq_17_02_12.jpg" height="420" width="505" /></a> </p>
<p class="corpo">(ANSA) - PESCARA, 28 MAR - Il presidente della Regione Abruzzo, <strong>Gianni Chiodi </strong><em>(nella foto con il presidente <strong>Mario Monti</strong> in visita a l&#8217;Aquila, ndr)</em>, ha depositato una querela contro &#8221;il Centro&#8221; per diffamazione a mezzo stampa. Il quotidiano, ha detto Chiodi in conferenza stampa a Pescara, avrebbe portato avanti una campagna denigratoria nei suoi confronti in relazione al caso giudiziario legato al fallimento di un imprenditore abruzzese il cui commercialista è il suo socio di studio, Carmine Tancredi. Oltre alla querela - che aveva annunciato un paio di settimane fa di voler presentare -, il governatore ha fatto sapere che intende inviare un <strong>esposto al Consiglio nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti</strong>, perché in questa vicenda vi sarebbero &#8221;gravissime violazioni delle norme deontologiche&#8221;.</p>
<p class="corpo">(ASCA) - Pescara, 28 mar - &#8221;Non permetterò a nessuno di farmi passare come l&#8217;autore di malefatte, amico di noti malfattori, coinvolto in chissà quali loschi interessi, che sta cercando di fare razzia di quello che può. Voglio rassicurare gli abruzzesi che mi hanno affidato il mandato di governare che non permetterò a nessuno di delegittimare il lavoro che sto portando avanti per salvare l&#8217;Abruzzo dal fallimento con risultati che giudico positivi, anticipando il lavoro di risanamento che anche Monti sta facendo oggi per l&#8217;Italia&#8221;. E&#8217; l&#8217;appello del presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, lanciato, questa mattina in conferenza stampa e rivolto ai cittadini abruzzesi dopo i noti fatti legati al suo studio professionale di Teramo e alla campagna stampa degli ultimi mesi che ha definito &#8221;denigratoria nonostante la sua estraneità alle vicende di cronaca giudiziaria&#8221;. &#8221;Per questo ho querelato il quotidiano &#8216;Il Centro&#8217; - ha commentato Chiodi - ed è già pronto un esposto al Consiglio dell&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti per segnalare evidenti e ripetute violazioni delle norme deontologiche. Sono vittima di una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende che nulla hanno a che fare con la mia persona&#8221;. &#8221;Tengo a precisare - ha aggiunto - che l&#8217;intensificarsi del mio impegno politico ha corrisposto in questi anni alla progressiva contrazione della mia attività libero-professionale di dottore commercialista sino alla sostanziale eliminazione di ogni ruolo operativo da circa otto anni. Sono d&#8217;accordo sul fatto che la stampa debba essere anche impegno, battaglia, critica, inchiesta e ricerca della verità. Non posso permettere che io venga descritto come un individuo privo di codici morali, con chiari obiettivi di tornaconto e di interesse privato perché così non è. Ho sempre avuto un grande rispetto per il ruolo che la stampa svolge nel gioco democratico e in difesa di quelli che sono i doveri che la Costituzione le assegna. Oggi si vuole delegittimare tutto il lavoro che io, e con me il governo della Regione, sto portando avanti. Bordate di fango su di me, sui miei collaboratori, solo e sempre allo scopo di poter attaccare in qualche modo il Governatore della Regione Abruzzo. Oltre a presentare una querela nei confronti del giornale chiedo all&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti con un esposto di adottare i provvedimenti che riterrà più opportuni. Non voglio fare di tutta un&#8217;erba un fascio - ha concluso Chiodi - perché conosco tanti giornalisti, professionisti seri, motivati e competenti che danno lustro al giornalismo abruzzese. Per questo ho deciso anche di raccogliere l&#8217;appello che mi è stato rivolto nella conferenza stampa di fine anno dal Presidente dell&#8217;Ordine dei giornalisti abruzzesi, Stefano Pallotta, per organizzare un evento di confronto tra politica e informazione&#8221;.</p>
<h4>SANITA&#8217;: CHIODI, OSPEDALI NON CHIUSI MA RICONVERTITI. SONO ANTIECONOMICI</h4>
<p class="paragrafo">IL PRESIDENTE HA PRESENTATO IL PROGRAMMA OPERATIVO 2010.(REGFLASH) - L&#8217;Aquila, 28 lug. 2010 &#8221;La crisi del sistema della sanità abruzzese è aggravato da alcune concomitanze negative: significativa spesa sanitaria, grande estensione territoriale e popolazione relativamente scarsa&#8221;. Il presidente della Regione e Commissario per la sanità Gianni Chiodi ha iniziato così, questo pomeriggio, il suo lungo intervento in una seduta straordinaria del consiglio regionale che si è tenuta all&#8217;Aquila per presentare il programma operativo 2010 in materia di sanità. &#8220;Questo triangolo delle Bermuda - ha proseguito - ha fatto sì che una Regione di circa 1,3 milioni di abitanti avesse ben sei Asl, un altissimo numero di distretti sanitari, 35 ospedali, che gli esperti ritengono decisamente troppi e troppo costosi, spesso a poca distanza e cloni gli uni degli altri. Ospedali con un basso tasso di occupazione dei posti letto, peraltro raggiunto con ricoveri inappropriati (giustificazione posticcia dei posti letto assegnati), con interventi di bassa complessità, con una casistica assai limitata che si traduce ineluttabilmente in una minore garanzia per il paziente. Inoltre molte cliniche private convenzionate che non di rado fanno le stesse cose degli ospedali pubblici, che prosperavano in un sistema nel quale non vi erano regole, né controlli adeguati. Risultato: la Sanità ha assorbito in Abruzzo tra l&#8217;80 e l&#8217;85% delle finanze pubbliche, di cui la gran parte se ne va per gli ospedali. Risultato: un deficit sanitario spaventoso e Regione Commissariata dal Governo nazionale perché incapace di costruire un modello di sanità che sia di qualità ed a costi sostenibili per il cittadino che è stato costretto a pagare una tassazione aggiuntiva per sostenere il sistema. E mano a mano che le risorse diminuivano, tutti gli ospedali abruzzesi hanno intrapreso una lenta decadenza che si è tradotta nell&#8217;assenza di apparecchiature diagnostiche all&#8217;avanguardia, nella demotivazione degli operatori, nella impossibilità di assicurare il ricambio generazionale per i blocchi del turn over di personale. Eppure - ha aggiunto il Presidente - sebbene tutti gli ospedali si lamentino per la carenza di personale per l&#8217;erogazione dei servizi, la nostra Regione sembra avere un numero di personale sanitario, in proporzione, addirittura maggiore delle regioni dove la sanità funziona meglio della nostra. Una regione che sembra distaccarsi dalle altre per la presenza di patologie di molto superiori. Come quella della riabilitazione psichiatrica che vede l&#8217;Abruzzo con tassi del quattrocento per cento superiori al resto d&#8217;Italia (salvo poi scoprire che i pazienti non avevano alcun bisogno di psicoriabilitazione ma di tutt&#8217;altro che, però, sarebbe costato molto meno al sistema sanitario). L&#8217;espediente delle cartolarizzazioni per sanare il debito è stata operazione tecnica virtuale (oltre come afferma la procura di Pescara truffaldina) , perché è servita solo a prendere un po&#8217; di fiato, a tamponare la falla, ma in realtà ha rimandato semplicemente il problema, non lo ha risolto; anzi lo ha aggravato perché è stata utilizzata come mezzo per continuare a non fare nulla, ed a spendere allegramente senza pensieri. Come si è arrivati ad una tale situazione di crisi ? Perché altrove si è riusciti ad essere in equilibrio economico e ad assicurare una sanità di qualità ? Cosa hanno di meno gli abruzzesi dei Lombardi, dei Veneti, dei Toscani, degli emiliani, dei marchigiani, dei piemontesi e finanche dei Lucani. Di chi è la colpa ? Chi ha consentito che in Abruzzo si costruissero tanti ospedali sotto casa, rischiosi per i pazienti ? Chi ha consentito la frammentazione delle ASL con la moltiplicazione del personale amministrativo, delle unità operative, dei primari, degli aiuti, delle caposale, con tanti global service ? Chi ha scientemente rinunciato a ridurre i costi introducendo elementari economie di scala ? Chi ha voluto che nell&#8217;ambito delle ASL ciascun ospedale si comportasse come una repubblica marinara a sé stante e non come un presidio di una rete sanitaria? Chi ha voluto cinque neurochirurgie in Abruzzo? Chi ha costruito ospedali e di fronte una clinica privata? Chi ha consentito che in Provincia dell&#8217;Aquila ci fossero ben 14 ospedali (tra pubblici e privati ma pagati dal pubblico) su una popolazione di poco più di 300.000 abitanti, che in provincia di Chieti ve ne fossero 11 ? La linea che dovrebbe separare colpevoli ed innocenti è molto labile, anzi evanescente. Per la Sanità abruzzese si parla da anni di riforma, contenimento delle spese. Storicamente, i Governi regionali che si sono alternati in Abruzzo hanno consegnato il problema intatto, anzi aggravato, a chi è venuto dopo; non sempre e non solo per incapacità, ma anche perché la matassa è assai aggrovigliata e le forze che si oppongono sono possenti ed antiche. In realtà i termini del problema sono noti da tempo, ed anche le soluzioni: attuare riforme strutturali, ridurre le spese, soprattutto quelle correnti per diminuire il deficit, tagliare i rami secchi, le Asl, i distretti sanitari, il personale amministrativo in esubero; riorganizzare ed aumentare il controllo sulle cliniche private convenzionate; eliminare gli ospedali duplicati. Occorrerebbe puntare non su grosse e costose strutture generaliste inserite in piccoli bacini di utenza, ma su ospedali grandi, ma non in termini di posti letto, bensì grandi in termini di qualità con apparecchiature diagnostiche di prima qualità e con professionalità eccelse; passare dalla ospedalizzazione di massa alla prevenzione, all&#8217;assistenza domiciliare, creare presidi sanitari per i disabili e gli anziani, sviluppare la RSA che costa la metà di un ricovero ospedaliero. Scelte difficili, impopolari: vuol dire andare a toccare non solo i privilegi dei potenti, ma anche i soliti campanilismi dell&#8217;ospedale sotto casa per tutti; significa rompere gli schemi di un sistema clientelare diffuso e ben impiantato che si è sviluppato negli anni fino ad assumere forme mostruose. Oggi, però, in tempi di vacche magre, anzi magrissime, il problema è diventato serissimo e, se passa il federalismo, si rischia davvero il collasso, perché l&#8217;Abruzzo non ha e non avrà mai le risorse per tenere in piedi un tale Titanic. Prendere il toro per le corna significa sfidare alcune baronie mediche e politiche (oltre quelle imprenditoriali) che, per privilegiare loro interessi professionali o di mero potere clientelare, sono pronte a far credere agli ignari pazienti che sia indifferente operarsi in un ospedale che fa poche operazioni l&#8217;anno e un altro che ne fa moltissime. Medici e politici - ha continuato Chiodi - sono pronti a far credere che in caso di malore grave, l&#8217;importante per il paziente sia arrivare all&#8217;ospedaletto sotto casa, mentre il buon senso suggerirebbe di impiegare quel tempo per essere trasportato ad un ospedale dotato delle moderne tecnologie e in grado di affrontare qualunque emergenza&#8221;. &#8220;La medicina per guarire esiste - ha aggiunto in Consiglio - Sarà molto difficile, ma siamo obbligati a somministrarla perché non c&#8217;è altra via per ridare all&#8217;Abruzzo un sistema sanitario di qualità e costoso per i cittadini abruzzesi così come lo è quello dei cittadini emiliani, veneti, lombardi, piemontesi, toscani, marchigiani ecc.. In qualità di presidente della Regione ho il dovere di provarci. In questi giorni ho sentito e letto critiche infondate e soprattutto irresponsabili. 1. Sono stato accusato di aver detto delle falsità circa l&#8217;ulteriore buco di 101 milioni di euro che il governo regionale che ci ha preceduto ci ha lasciato in eredità. La circostanza sarà resa nota dal tavolo di monitoraggio che, mi piace ricordarlo, non è composto solo dai Ministeri della Salute e dell&#8217;Economia, ma anche dalla Agenzia Sanitaria Regionale e dai rappresentanti delle Regioni italiane. Ma desidero comunque informare questo Consiglio Regionale delle ragioni di questo &#8220;buco&#8221; e del comportamento scorretto che il Tavolo di monitoraggio attribuisce al governo regionale. Non a questo Governo regionale ma quello in carica nel marzo del 2007. Il Governo nazionale, prima di acconsentire alla sottoscrizione del piano di rientro (che considerava la situazione debitoria fino al 31/12/2005), chiese che la perdita da tavolo di monitoraggio relativa al 2006, pari a 101 milioni di euro, fosse coperta con la fiscalità aggiuntiva del 2006 (che si riscuoteva nel 2007). La Regione, però, aveva già pubblicato la legge di bilancio per il 2007 (approvata nel dicembre del 2006) e non aveva previsto la destinazione delle entrate fiscali alla copertura dei 101 milioni bensì aveva destinato la fiscalità a pareggiare le spese del bilancio regionale. Il Governo pretese quindi che la Regione emanasse una legge regionale (la legge n.4 del 16 marzo 2007). Nella legge regionale in questione, si stabilì che il gettito della fiscalità aggiuntiva del 2006 (riscuotibile nel 2007 come di prassi) fosse destinato interamente al settore sanitario a decorre dal 2006. Per ulteriore specificazione ed a scanso di dubbi venne altresì precisato che tale fiscalità aggiuntiva sarebbe stata iscritta annualmente sul capitolo 81520 denominato Oneri per il piano di rientro sanitario. Sistemati così i 101 milioni, restava alla Regione un problema. Quale ? Come coprire le spese del bilancio regionale 2007 dal momento che le entrate libere a disposizione erano state diminuite di 101 milioni. Una delle alternative era quella di cancellare dal bilancio regionale spese per almeno 101 milioni di euro. Ma la strada scelta fu altra. Ecco perchè al secondo comma della legge 4/2007 si disse che per l&#8217;esercizio 2007, il pareggio di bilancio della Regione Abruzzo sarebbe stato assicurato mediante l&#8217;alienazione di immobili. In realtà così non avvenne e la fiscalità aggiuntiva servì a finanziare il bilancio ordinario regionale. Il governo nazionale in buona fede sottoscrisse il piano di rientro dando per coperta la perdita dei 101 milioni di euro come dimostrato dal fatto che a pagina 21 se ne dava atto. L&#8217;unico modo per scoprire la violazione era quella di esaminare gli stati patrimoniali delle ASL e della Gestione accentrata regionale e procedere al consolidamento. Fino a un mese fa l&#8217;attenzione del tavolo di monitoraggio si era limitata ai conti economici (dai quali desumere le perdite) e non anche agli stati patrimoniali. Un mese fa, invece, le regioni italiane oggetto del monitoraggio sono state invitate a presentare gli Stati patrimoniali suddetti ed il consolidamento ha evidenziato e fatto scoprire la macchinazione. E non è stata l&#8217;unica scelleratezza. Non dimenticate che il governo che mi ha preceduto ha distratto circa 200 milioni di euro dal fondo sanitario nazionale che abbiamo già dovuto restituire. 2.Sono stato poi accusato di aver favorito la sanità privata. La critica, oltre che infondata, è incredibile dopo che tutti hanno potuto assistere alla durissima vertenza che questo governo regionale ha affrontato con la sanità privata. Oggi la sanità privata ha regole chiare e sistemi di controllo adeguati e costa meno ai cittadini abruzzesi di quanto costava con il governo regionale che ci ha preceduto. La nostra azione volta alla moralizzazione del sistema è stata fortemente osteggiata da politici, anche del mio partito, da sindacati e da organi di stampa. Tutti gli stessi soggetti che chiedevano un ridimensionamento della sanità privata poi, alla prova dei fatti, hanno usato la leva degli operatori e dipendenti per attaccare il Governo. Ma non fatemi credere che non sapete che un ridimensionamento del budget assegnato alle strutture private, oppure l&#8217;efficacia dei controlli e delle detrazioni per irregolarità varie, rischiano di produrre effetti sulla occupazione nelle strutture private. Se siete in buona fede allora conviene farvi sapere che tutto e il contrario di tutto non è possibile. Ebbene a chi dice che avremmo tagliato i posti letto nel pubblico ma non nel privato rispondo che abbiamo tagliato il 18% ad entrambi ma dopo la vertenza che ci ha visti protagonisti nei primi mesi del 2010. E poi che dire della costruzione di un Polo pubblico per la riabilitazione fino a ieri appaltata solo alle strutture private ? 3.Sono stato accusato dal PD di Chieti di aver favorito la provincia di Teramo mentre il PD di Teramo dice che l&#8217;avrei penalizzata. Si metta prima d&#8217;accordo il PD e poi mi faccia sapere. Per ora si leggano le tabelle dalle quali si desume che, per effetto della manovra, Teramo è la ASL con il minor numero di posti letto per abitante&#8221;. &#8220;Sono accusato di voler riconvertire gli ospedali di Pescina, Tagliacozzo, Guardiagrele, Casoli e Gissi - ha concluso il Presidente - Questi ospedali non verranno chiusi ma riconvertiti in presidi territoriali h24, con specialistica ambulatoriale, esami clinici, esami del sangue, diagnostica ecc. Si tratta di investimenti sulla medicina territoriale. Ma non possono restare ospedale per acuti è impossibile, antieconomico e, soprattutto, non assicurano il paziente rispetto ad eventuali complicazioni&#8221;. Il Presidente Chiodi ha illustrato anche un&#8217;analisi della situazione attuale dei cinque ospedali da riconvertire. &#8220;Secondo il massimo organo della Sanità italiana - ha aggiunto - l&#8217;Abruzzo avrebbe dovuto investire le sue risorse su non più di 9 ospedali eccellenti. Noi ne portiamo a casa 16 che diventeranno negli anni più forti di oggi perché le risorse potranno esservi concentrate. Maggiori tecnologie, maggiori professionalità, maggiori casistiche, economie di scala, sistema a rete degli ospedali, riduzione delle liste di attesa per gli esami grazie ai presidi territoriali h24. Per questa via gli abruzzesi riacquisteranno piena fiducia nel sistema sanitario regionale&#8221;. (REGFLASH) KS 100728</p>
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		<title>L&#8217;Abruzzo raccontato da chi lo conosce (1)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 11:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
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		<title>Una lezione di giornalismo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 21:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabriele</dc:creator>
		
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