Bene Comune e buona politica

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Per intraprendere un’analisi di questo genere, e produrre alcune considerazioni in proposito, si può adottare come punto di partenza l’idea di fondo secondo cui la politica in Italia è malata, tanto nell’esecutivo quanto nell’opposizione. Questa malattia si sostanzia nell’assenza di quelle caratteristiche che De Gasperi considerava peculiari per una buona politica, ovvero la dirittura morale, i valori e i voti.

Questi tre elementi devono necessariamente ricomporsi per originare e dare vita ad una buona politica, perseguibile attraverso la creazione di figure dotate di leadership, capaci di generare consenso avendo una dirittura morale; questo aspetto è però legato a processi di lungo periodo. Attualmente noi viviamo gli effetti di una società dei consumi: oggi, infatti, si consuma politica. Mentre la classe politica del dopoguerra si è forgiata nella sofferenza e nel sacrificio, quella odierna sembra essere cresciuta nella bambagia e questo lascia intravedere la metamorfosi prodotta nella classe politica italiana, dove oramai, da un ventennio a questa parte, sono presenti più commercialisti che filosofi. E’ dunque possibile ipotizzare uno stretto legame tra la politica e l’economia: un sistema politico bloccato (come quello italiano degli ultimi 15 anni), infatti, è lo specchio di una economia bloccata.

Date queste premesse, può essere utile avvicinarsi alla lettura di tre discorsi di Benedetto XVI: quello alle ACLI del 27 gennaio 2006; quello alla CISL del 31 gennaio 2009; ed infine quello tenuto a Cagliari lo scorso 7 settembre 2008.

Gioverà alla causa ricordare che nel libro della Genesi già si delinea il prototipo del politico: basti pensare a Giuseppe. Un personaggio noto che, pur non parlando con Dio, fa cose importanti, si accultura, diviene un bravo politico, occupandosi del bene comune del proprio popolo e di quello degli altri; insomma, una perfetta figura di politico cristiano, che coniuga laicità e bene comune.
Ma torniamo ai discorsi. In quello alle ACLI, Benedetto XVI trasforma la questione sociale in questione antropologica, affermando che “…la tutela della vita è il primo dovere in cui si esprime un’autentica etica della responsabilità che si estende a tutte le altre forme di ingiustizia, povertà e di esclusione”. Un dovere, quindi, che prescinde dalle categorie di “destra” e “sinistra”. Proseguendo, nel discorso alla CISL, il Papa afferma che “…per superare la crisi economica che stiamo vivendo occorre uno sforzo libero e responsabile lontano da interessi particolaristici, uniti…”. Un messaggio chiaro che mette in guardia dall’affrontare la causa del bene in maniera individuale e individualista, come taluno erroneamente crede di poter fare. Infine, una bella considerazione sugli strumenti che i laici cristiani impegnati in politica devono possedere per poter davvero perseguire efficacemente il bene comune. Nel discorso tenuto a Cagliari, infatti, Benedetto XVI dice apertamente che “…la politica necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di ricercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile…”.

Quelli riportati sono solamente alcune testimonianze che devono indurre a ripensare quanto l’esperienza dei cattolici possa aiutare a rigenerare la politica: bisogna rilanciare l’esperienza religiosa con modalità nuove che la società liberale, di fatto indifferente alle diverse religioni, non è riuscita a produrre. Non si può cadere nella contraddizione di essere cristiani solo nella sfera privata, ma occorre necessariamente orientarsi verso una società post-secolare che non neutralizza la sfera religiosa. Questo il nuovo scenario che sembra profilarsi negli ultimi tempi e che obbliga a pensare in maniera diversa, colmando un vuoto morale e antropologico nella politica.

Di fronte a questa vacatio esiste un’esigenza di senso, di protezione delle persone che si può ricercare in una tradizione politica solida che metta al centro la persona e la vita comune in una logica “ecologica”, capace cioè di “riciclare” i valori e i fondamenti del passato, alla luce di una ritrovata speranza.

autore: Claudio Gentili

fonte: benecomune.net

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