Il volto oscuro dell’ecologia. Che cosa nasconde la più grande ideologia del XXI secolo?

ilvoltooscuro.jpgProprio nel momento in cui si trova a riflettere pubblicamente sulla fine delle grandi ideologie, complice il ventennale della caduta del Muro di Berlino, l’Occidente scopre con inquietudine che se è vero che alcune ideologie politiche sono effettivamente scomparse, uscendo sconfitte in modo definitivo dal palcoscenico della Storia contemporanea, altre sono nate a breve distanza e si diffondono con impressionante rapidità colmando gli improvvisi ‘vuoti’ emotivi politico-culturali e attraendo bacini d’utenza vecchi e nuovi. Si tratta soprattutto di ideologie costruite o rilanciate all’indomani dell’ultima rivoluzione di costume: la rivoluzione culturale del 1968. Il saggio di Laurent Larcher, giornalista del quotidiano francese d’ispirazione cattolica La Croix, si propone di fare luce proprio su una delle più accattivanti tra queste: l’ideologia ecologista, forse la più paradigmatica in assoluto poiché abbraccia un numero impressionante di movimenti, circoli culturali e fondazioni scientifiche segnando in modo originale ciascuno di essi.

Tratteggiare sinteticamente le caratteristiche di questa ideologia contemporanea non è peraltro impresa facile: essa appare infatti come un mondo tutt’altro che chiuso, estremamente fluido e dai contorni piuttosto vaghi. L’Autore sottolinea che si tratta di una vera e propria “galassia” ramificata  in più discipline (scientifica, politica, filosofica, artistica, religiosa) e suddivisa in correnti (ambientalista, utilitarista, Deep ecology) a loro volta composte da gruppi di sensibilità diverse, a volte in contraddizione tra loro. Volendo darne tuttavia una definizione generale di principio Larcher la presenta così: “l’ecologismo riunisce un insieme di convinzioni, di costruzioni intellettuali e di fantasmi che hanno come oggetto gli animali, la natura e la Terra, ma che, in realtà, esprimono in modo implicito o esplicito il rifiuto dell’umanesimo. [Esso] approfitta del fallimento dei grandi sistemi per costituirsi a sua volta in sistema” (pag.9).

Ponendo (invece dell’uomo) l’ambiente, gli animali, la natura e il pianeta al centro della riflessione, l’ecologismo cade nell’antica tentazione olistica, caratteristica delle filosofie panteiste, per rinnovarla in termini contemporanei. Storicamente viene preparato da eventi e fenomeni culturali di aperta rottura della ‘modernità’ come lo spirito libertario del Maggio del ’68, quindi l’animalismo e le utopie di mondi incontaminati e perduti degli anni Settanta, infine la spiritualità orientaleggiante con tinte new-age degli anni Ottanta e Novanta che mira apertamente alla creazione di una nuova civiltà post-cristiana in cui l’uomo non è al vertice del creato ma diventa una parte della cosiddetta ‘biosfera’ (di conseguenza l’ecologia tradizionale viene abbandonata proprio con l’accusa di ‘antropocentrismo’). Si tratta di movimenti che, pur non sistematicamente, “stanno investendo poco per volta tutti i campi del sapere e della pratica. Non trascurano niente, nulla sfugge loro: dalla filosofia al cinema, dalla letteratura alla pubblicità, dalla religione alla politica” (pag. 11). Sono accomunati dal fatto di condividere lo stesso retroterra culturale e tutti, “ognuno a modo suo, destrutturano le fondamenta della nostra civiltà. Per dirla in breve, l’ecologismo è un antiumanesimo verde” (pag. 11). Contro la visione del mondo cristiana l’ideologia ecologista, nelle sue numerose varianti, propone dunque il ritorno a un’ipotetica Età dell’oro in cui tra esseri umani e animali non si rilevano, propriamente parlando, differenze significative. Secondo il fondatore e teorico dell’ecologia profonda Arne Naess infatti, “nessuna specie vivente (incluso l’uomo) può beneficiare più di altre del particolare diritto di vivere e riprodursi”. In Francia, Paese natale dell’Autore, queste idee hanno iniziato a guadagnare terreno dopo la rivoluzione intellettuale degli anni ’60 grazie all’impegno fattivo di uomini come Bordieu, Derrida, Foucault e Lacan e da allora hanno sedotto un numero impressionante di uomini di cultura, opinion-maker, politici. Esemplare è il caso di Renè Dumont: negli anni ’50 combatte la tortura in Algeria, negli anni ’60 milita contro la guerra del Vietnam, abbraccia il maoismo, visita la Cambogia e difende la linea filocinese. A partire dagli anni ’70 fa suo il tema della natura minacciata dal sistema capitalistico occidentale. Nel 1974 è il primo candidato verde a presentarsi a un’elezione presidenziale. Ma tanti altri saranno i casi analoghi che seguiranno quello di Dumont.

Non solo in Francia peraltro, ma un po’ ovunque in Europa, la Contestazione inaugura la nascita dei vari partiti verdi e di un movimento internazionale che con il passare degli anni farà sentire sempre di più la sua voce allevando intere generazioni al ‘culto’ ecologista. Il volto che forse raffigura al meglio questo aspetto del 1968 è Daniel Cohn-Bendit: fondatore dei Verdi in patria, quindi europarlamentare di successo, infine uno degli uomini di punta dell’anticristianesimo che ha caratterizzato in questi ultimi anni talune prese di posizione dell’assise di Strasburgo. Esponente del pride omosessualista, in Francia è noto anche per la ‘sua’ originale idea di legge: “Le leggi sono fatte per permettere di realizzare i propri desideri” (pag. 35).

L’altro aspetto inquietante dell’ecologismo è la deriva utilitaristica che vede nel professore australiano Peter Singer, docente di bioetica a Princeton, l’uomo più rappresentativo: avverso ad ogni antropocentrismo, Singer è il teorico dell’egualitarismo a oltranza tra uomini e animali. Anzi, “scimpanzé, cani, maiali così come i membri adulti di altre specie superano di gran lunga il neonato cerebroleso in quanto a capacità di avere relazioni con gli altri […]. Alcuni neonati gravemente ritardati non potranno mai raggiungere il livello di intelligenza di un cane… quando la vita di un bambino sarà tanto penosa…è meglio ucciderlo” (cit. a pag. 58).    

E’ di tutta evidenza che alla base di questo atteggiamento manca, per dirla con l’Autore, la “scommessa metafisica” (pag. 63). Quando l’uomo si allontana da Dio si allontana inevitabilmente anche dal rispetto autentico della creazione e, quindi dall’ecologia ambientale. Ma ogni vera ecologia ambientale, come ricordava Giovanni Paolo II e ribadito da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, si costruisce in primo luogo sull’ecologia umana a partire dal rispetto della legge naturale e della difesa della vita. Non può esserci dunque ordine nel creato se non c’è ordine anzitutto nella comunità umana. Oggi come ieri la lezione sembra essere che è meglio dubitare di chi manifesta amore per il creato dopo aver diffuso disordine e sregolatezza nelle relazioni umane. Anche nell’ecosistema dopotutto c’è un piano: negarlo vorrebbe dire alterare gli equilibri di quello stesso ambiente naturale che si dice di voler tutelare.

 autore: Omar Ebrahime

fonte: www.vanthuanobservatory.org

L. LARCHER, Il volto oscuro dell’ecologia. Che cosa nasconde la più grande ideologia del XXI secolo?, Lindau, Torino 2009, pp. 267.  

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