Una visione realistica dell’Europa

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di Oscar Giannino 

Ho letto tardi il pezzo di Irwin Stelzer sul Wall Street Journal. Mi ha strappato ampi sorrisi di consenso. Piaccia o non piaccia ai nostri eurostatisti e agli eurocrati, è proprio questa a mio giudizio l’immagine dell’Europa negli USA, e nel resto del mondo che conta a cominciare da Pechino.

Gli appelli vibranti all’Euro-politica di là da venire che da anni animano migliaia di articolesse sui media italiani – in questo amici del centrosinistra e amici del centrodestra sono del tutto analoghi, l’euroscetticismo per convenzione culturale viene evitato quasi da tutti come fosse la peste invece che sano realismo –  lasciano assolutamente il tempo che trovano.  Ben prima delle trascurabili vicende interne italiane e del colore di degrado bizantino di cui sono impastate, sono le dimissioni di un Capo dello Stato di Germania – il Paese leader dell’Europa – ad aver dato appieno la cifra della piena irrilevanza dell’Europa.

Ha osato dire che la Germania sta in Afghanistan per via dell’importanza economica e commerciale che il Paese ha nel mondo. E questa elementare verità è bastata a mandarlo a casa. In un Paese che è leader europeo ma che, dopo il noto bombardamento chiesto a  sostegno delle proprie truppe e che ha provocato vittime civili anche per responsabilità dei militari germanici impegnati a terra, si tiene lontano da ogni linea di fuoco persino più di noi italiani, che pur senza dirlo abbiamo sin qui eliminato secondo le mie fonti militari e “coperte” circa 1400 talebani – ma sui giornali naturalmente non si può scriverlo!

Un’Europa simile è irrilevante, nel mondo d’oggi. Non perché si debba essere bellicisti. Ma perché è irrilevante chi vuole giocare ruoli senza assumersene oneri e responsabilità: e vale nella difesa, come nell’economia. L’un per cento o uno virgola qualcosa di crescita a cui l’Europa è candidata quest’anno la spodestano anche dal tradizionale ruolo di partner borbottone degli Usa, perché nel mondo nuovo sono ormai gli Usa di Obama a svolgere quella funzione nei confronti della Cina. Di fronte a questo, la linea tedesca “rigore nelle finanze e competitività nell’economia” è almeno chiara perché difende l’interesse nazionale germanico, e respinge l’idea che i tedeschi debbano finanziare e gli altri spendere.

Ma che nessuno se la senta di dire che senza Euro-politica allora non ha molto senso avere una moneta comune che genera asimmetrie – come hanno capito i polacchi ed esattamente come Milton Friedman e Martin Feldstein avevano predetto– è un altro segno di quanto si sia ormai esteso nel continente il vecchio vizio italiano, affidarsi allo stellone sperando che domani sia un altro giorno.  O l’Europa è capace di tirare l’economia mondiale almeno come gli USA, o, semplicemente, non è altro se non un rimorchio al traino, destinato a  contare sempre meno per quante chiacchiere facciano media e politici a Bruxelles, Roma e Parigi.

fonte: chicago-blog.it

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