Archivio di Luglio, 2009

Il Meeting di Rimini compie trent’anni

Venerdì, 31 Luglio, 2009

prima parte

seconda parte

Giulio Sapelli, La crisi economica mondiale

Mercoledì, 29 Luglio, 2009

lacrisieconomicamondiale.jpgPerché l’attuale crisi economica? Da dove inizia: dall’industria o dalla finanza? Quanto alla fine ha pesato il colossale trasferimento di ricchezza che si è effettuato dal profitto alla rendita in questi ultimi vent’anni? Il passaggio dal profitto alla rendita finanziaria ha provocato la caduta degli investimenti industriali e la conseguente ascesa dei prezzi delle materie prime, a fronte della crescita dei paesi emergenti. Un ruolo assai negativo lo hanno svolto le cosiddette stock options, ossia quelle quote elevatissime degli stipendi dei top manager collegate al valore delle azioni. Ciò ha provocato un incentivo a far crescere con spericolate manovre finanziarie il valore di tali azioni con irrazionali rialzi borsistici e con distorsive e rischiosissime vendite degli stessi debiti attraverso veicoli finanziari senza trasparenza o, che hanno scatenato una colossale crisi di fiducia e conseguenti pesanti riflessi sul credito bancario. Questo libro, mentre spiega in modo chiaro che cosa è accaduto e sta accadendo, è una meditazione morale sull’economia, che rifugge da ogni intonazione populistica, valorizzando l’analisi e la riflessione scientifica, contro l’assordante rumore di una società sempre più priva di senso.

tratto da: giuliosapelli.it

Il Piemonte lancia il suo Polo ICT

Giovedì, 23 Luglio, 2009

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Permettere alle imprese piemontesi di conseguire un reale vantaggio competitivo ed effettive opportunità di business sul piano nazionale e internazionale sfruttando la leva innovativa dell’information technology. E’ questo il principale obiettivo del Polo di Innovazione ICT presentato nei giorni scorso a Torino.

Il nuovo Polo ICT, coordinato dalla Fondazione Torino Wireless, è uno dei dodici poli di innovazione legati da rapporti di collaborazione individuati dalla Regione Piemonte che potranno usufruire di fondi per il finanziamento di progetti di ricerca e servizi innovativi.

All’atto della presentazione del Polo ICT, oltre 70 soggetti hanno manifestato il loro interesse a partecipare. Si tratta, più in particolare, di 50 piccole, 7 medie e 8 grandi aziende, nonché di 8 enti di ricerca privati o pubblici.

Considerando solo le PMI, ciò significa circa 1.700 addetti e 200 milioni di euro di fatturato. Aggiungendo le grandi aziende, vengono coinvolti in questo polo altri 60.000 addetti per un fatturato totale di circa 32 miliardi di euro.

Al momento il Polo di Innovazione ICT ha già iniziato a lavorare alla definizione di una ventina di progetti, per un valore totale di 10 milioni di euro. “Tutti i progetti hanno la caratteristica di coinvolgere aggregazioni di imprese e centri di ricerca, in un’ottica di filiera e crescita collaborativa, e impattano su diversi settori prioritari per l’economia regionale come per esempio l’energia, la sanità, l’infomobilità e il multimedia”, ha commentato Mario Manzo, direttore della Fondazione Torino Wireless, aggiungendo che “la trasversalità dell’ICT fa guardare con interesse alle sinergie e ai progetti condivisi con gli altri poli regionali, con i quali esistono già ipotesi di progetti multi-polo”.

Il focus del Polo ICT, per il primo anno di attività, riguarderà in particolare due linee progettuali che sono già emerse dall’interazione con le aziende: i sistemi innovativi per la raccolta e la gestione di dati e informazioni (terminalistica), che possono trovare applicazione nei pagamenti contact-less, nel monitoraggio a distanza di ambienti o consumi, nella tracciabilità di oggetti e persone; il BPM (business process management), inteso come metodologie, strumenti e sistemi per la gestione di processi, tanto in ambito aziendale (sistema di gestione della qualità, degli ordini…) quanto per applicazioni nel campo della sanità, dell’e-learning e del banking.

tratto da: computerworld online
 

Communication power

Mercoledì, 22 Luglio, 2009

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Manuel Castells, Communication Power. Appena uscito. Persona segnata dal suo incontro con la Parigi dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, persona libera e intellettualmente sopraffina, Castells comincia sorprendentemente il suo libro con una frase : “In una società, il potere è il processo fondamentale, dal momento che la società è definita intorno a valori e istituzioni, e ciò che è valutato e istituzionalizzato è definito da relazioni di potere”. Ma, come sappiamo dai suoi libri precedenti e come sperimentiamo ogni giorno online e come leggiamo nel resto del primo capitolo, siamo in una società nella quale la rete sfida la gerarchia. E dunque che cosa diventa il potere in una società a rete? Si può correre alla fine del primo capitolo. E trovare una frase programmatica. “Power in the network society is communication power”.

tratto da: blog.debiase

La dottrina sociale della Chiesa 3 - Il mercato

Martedì, 21 Luglio, 2009

La dottrina sociale della Chiesa 2 - Lo Stato

Lunedì, 20 Luglio, 2009

La dottrina sociale della Chiesa 1 - Introduzione

Domenica, 19 Luglio, 2009

Il destino nel nome

Venerdì, 17 Luglio, 2009

Anche Machiavelli sarebbe d’accordo con il Papa

Mercoledì, 15 Luglio, 2009

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di Ettore Gotti Tedeschi

Una enciclica sociale è senza tempo perché affronta, in periodi diversi e condizioni che cambiano, un problema sempre prioritario:  l’esigenza di dare un senso alle azioni umane. Esigenza che si soddisfa cercando e trovando la verità. Per questo motivo, la Caritas in veritate nei suoi principi è senza  tempo:  potrebbe essere stata scritta un secolo fa, così come potrebbe esserlo fra cento anni. Ma un testo papale di questo genere intende ovviamente anche rispondere ai problemi dei tempi in cui nasce.
Quando nel marzo 1891 Leone XIII pubblicò la Rerum novarum, molti vollero interpretarla in chiave anticapitalistica per le considerazioni che conteneva sugli eccessi della concentrazione del potere economico. Ma proprio nello stesso periodo, nel luglio 1890, il Governo statunitense aveva promulgato lo Sherman Act per regolare i monopoli che impedivano al mercato di funzionare. Era una curiosa coincidenza tra valutazione economica e giudizio morale che lascia intendere come le leggi dell’economia non possano prescindere da una naturale conformità con i principi etici.
Allo stesso modo si può interpretare la Caritas in veritate. Consapevole delle origini dell’attuale situazione economica, Benedetto XVI propone la sua analisi e mette in guardia sulla pericolosità di una crescita egoistica, consumistica e insostenibile. La stessa crescita fittizia che ha portato in questi anni a distruggere ricchezza e indebolire l’uomo. Curiosamente, come era avvenuto alla fine del XIX secolo, anche questa volta è dagli Stati Uniti che è venuta un’indiretta adesione all’insegnamento del Pontefice. Il presidente Obama - riproponendo la complementarità tra valutazione economica e morale - ha infatti affermato che gli americani devono smetterla di vivere al di sopra delle proprie possibilità.
Ma quanto durerà l’attenzione alle raccomandazioni contenute nella Caritas in veritate? Il suo richiamo verrà dimenticato appena terminata l’emergenza? Il testo è stato pubblicato in un momento di grave recessione economica originata da una forte crisi dei valori morali. Tutti sono ora molto attenti e si dichiarano d’accordo con il suo messaggio. Ma ci vuole altro per consentire allo spirito dell’enciclica di radicarsi. È necessario comprendere cosa significhi in pratica applicare l’etica all’economia. È forse inutile sperare in un cambiamento delle persone a motivo di un ciclo economico negativo. Molti di quelli che oggi riconoscono l’importanza dell’etica in economia, appena ieri dileggiavano lo stesso richiamo, sottolineando l’esclusiva importanza di produrre profitto. E ignorando che l’aspetto etico riguarda soprattutto come e perché il profitto viene generato.
Le proposte della Caritas in veritate potranno quindi essere accettate e trovare realizzazione anche nei periodi successivi alla crisi attuale se si riconoscerà che esse corrispondono a un concreto interesse generale e individuale. Ci si deve cioè convincere che l’etica in economia produce risultati migliori. E ciò non è affatto impossibile se si regola la competizione sleale. Non è difficile dimostrare che l’etica applicata produce maggiore ricchezza, che è persino un vantaggio competitivo, che realizza risultati più sostenibili nel tempo. Il comportamento etico implica costi minori - si pensi solo a quelli di controllo - e permette di creare valore crescente grazie alla trasparenza e alla fiducia che a loro volta producono più certezze e meno rischi.
Qualcuno diffonde ancora l’idea che la civilizzazione dell’economia - l’applicazione cioè di principi etici alle attività economiche - significhi minore produzione di ricchezza, rallentamento del processo economico, meno vantaggi competitivi e una scarsa attenzione alla misurazione dei risultati in base al profitto. In realtà è vero il contrario.
È la mancanza di etica a produrre rischi di distruzione di ricchezza, e la storia della crisi attuale non dovrebbe lasciare dubbi in proposito. È lo spreco di risorse a generare perdite per la comunità. È lo sviluppo truccato a innescare diseconomie e ingiustizie. È l’asservimento del cittadino agli esclusivi bisogni dello Stato a dare vita alla debolezza e alla conseguente sfiducia verso le istituzioni.
L’insegnamento della Caritas in veritate - a partire dalla fondamentale introduzione - può quindi trovare una concretissima e utilissima applicazione. Perché, come Niccolò Machiavelli dichiara nei Discorsi (III, I), “è solenne principio che per riformare una società in decadenza è necessario riportarla ai principi che le hanno dato l’azione”. Anche lui sarebbe d’accordo con il Papa.

(© L’Osservatore Romano - 12 luglio 2009)

Innovare per e innovare contro

Lunedì, 13 Luglio, 2009

 Mario Calabresi spiega il suo punto di vista sull’innovazione. Per innovare devi avere in mente quello che vuoi fare e nello stesso tempo battere quelli che non vogliono che tu faccia quello che vuoi fare. La frase più terribile che ti dicono gli oppositori dell’innovazione: “non si è mai fatto”. E’ la più stupida e la più ripetuta delle frasi di chi non vuole cambiare.

tratto da: blog.debiase

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