Archivio di Gennaio, 2012

Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane

Martedì, 31 Gennaio, 2012

maria_cristina_antonucci.jpgIl termine lobby viene usato nel linguaggio dei media italiani per indicare fenomeni oscuri e trame segrete nell’orientamento delle decisioni politiche. In realtà, il lobbying, ove previsto e regolato da norme, consente, in molti sistemi politici democratici, l’attività di relazione con il decisore pubblico in termini trasparenti e conformi alle leggi. Nel sistema politico europeo e italiano la regolazione del lobbying sembra individuare percorsi peculiari. Da un lato Commissione e Parlamento europeo hanno identificato una policy regolativa minimale e volontaria, basata sulla trasparenza e sulla collaborazione, per le lobbies di Bruxelles e Strasburgo. Dall’altro lato, le istituzioni politiche italiane, forti di una tradizionale assenza di regolazione che sembra incontrarsi con l’attuale fase di deregulation globale, non hanno disciplinato, nonostante molti disegni di legge presentati in materia, un fenomeno dotato di un’importanza e un’autonomia crescente nella pressure politics nazionale. In questo senso appare interessante, in termini di sussidiarietà, l’intervento di alcune Regioni italiane che hanno stabilito una disciplina regionale per i gruppi di pressione. Questo volume mette in luce tali percorsi regolativi del lobbying e ne traccia caratteri, modalità e obiettivi.

  • Titolo: Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italiane
  • Autore: Maria Cristina Antonucci
  • Editore: Carocci
  • Data di Pubblicazione: Gennaio 2012
  • ISBN: 9788843062898
  • Dettagli: p. 174
  • “Falsi poveri, evasori e lobbisti” sentenzia L’infedele

    Martedì, 24 Gennaio, 2012

    lerner_debenedetti.jpgAncora una volta non si perde l’occasione per generalizzare. E generalizzare significa banalizzare, ed è proprio ciò di cui non abbiamo bisogno. Ieri (16/01/12) in prima serata L’Infedele - la trasmissione di Gad Lerner (nella foto* con l’ing. Carlo De Benedetti) titolava così “Falsi poveri, evasori, lobbisti”. Non intendo dilungarmi troppo sul giusto risentimento, anche molto garbato, e sul dispiacere che tanti professionisti del lobbying registrano ogni qual volta i media accomunano i lobbisti ai malfattori, ai corruttori, agli evasori adesso, e chissà a cos’altro nel prossimo futuro. A fronte di migliaia di professionisti, ci sarà pure qualche mela marcia, come in tante altre categorie professionali. Ma in Italia è di moda criminalizzare interi settori per responsabilità di pochi e tacere sui tanti buoni esempi e azioni che vengono quotidianamente compiuti. Fra l’altro, la nostra Associazione “Il Chiostro” è impegnata da tempo per avere una legislazione ad hoc. Ma sembra che interessi poco.
    Verrebbe da pensare che c’è una lobby che non vuole la trasparenza delle lobby!!!
    Ci dispiace che anche La7 sia caduta nella trappola mediatica ad effetto banalizzante. Ci dispiace ancor di più che non si senta la necessità di dar voce ai tanti lobbisti per bene che operano in questo Paese. Confidiamo nel futuro.

    fonte: Associazione Il Chiostro per la trasparenza delle lobby
    * la foto è tratta dal sito Dagospia

    Infliggere un colpo secco al debito pubblico

    Lunedì, 23 Gennaio, 2012

    capro_espiatorio.gif“Sul fronte del debito dobbiamo dargli un colpo secco, portandolo sotto la totalità del prodotto interno lordo, quindi allineandolo a quello degli altri grandi europei (dove cresce). Possiamo riuscirci senza allungare le mani sul patrimonio dei privati, quindi senza porre irrisolvibili problemi di equità e tenuta politica. Possiamo riuscirci lavorando sul patrimonio pubblico. Ci sono diversi possibili approcci, discussi in circoli chiusi, mentre sarebbe bene ne parlasse la politica tutta, ove abbia ancora voglia d’esistere: si prende il patrimonio alienabile, composto da mattoni e partecipazioni, si aggiungono concessioni e crediti, li si mettono in un veicolo finanziario, s’incarica chi lo dirigerà di venderlo al meglio (non certo in una botta, perché equivarrebbe a svenderlo e regalarlo, che di regali se ne sono già fatti troppi), intanto si quota la società e, se necessario, si chiede agli italiani con maggiore liquidità di acquisire una parte delle quote. Non sarebbe una patrimoniale, perché i soldi non verrebbero buttati via nel servizio ad un debito (con questi tassi e con questa recessione) insostenibile, ma impiegati in un fondo che restituirà i soldi a chi ce li ha messi. Un valore stimabile fra i 400 e i 600 miliardi (a seconda delle formule), che farebbero scendere di trenta punti il debito, portandolo al 90% sul pil“.  

    fonte: davidegiacalone.it

    It’s a Pig’s World?

    Venerdì, 20 Gennaio, 2012

    Comunicare

    Venerdì, 13 Gennaio, 2012

    facebook.jpg“I nuovi linguaggi che si sviluppano nella comunicazione digitale determinano, tra l’altro, una capacità più intuitiva ed emotiva che analitica, orientano verso una diversa organizzazione logica del pensiero e del rapporto con la realtà, privilegiano spesso l’immagine e i collegamenti ipertestuali. Le dinamiche proprie delle «reti partecipative», richiedono inoltre che la persona sia coinvolta in ciò che comunica. Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse e la loro visione del mondo: diventano «testimoni» di ciò che dà senso alla loro esistenza. I rischi che si corrono, certo, sono sotto gli occhi di tutti: la perdita dell’interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell’emotività, il prevalere dell’opinione più convincente rispetto al desiderio di verità.” BXVI

    Chiarezza

    Giovedì, 12 Gennaio, 2012

    Quel che il nuovo governo promette è molto, ma non basta a ridare slancio all’economia e alla società italiane.

    Lunedì, 9 Gennaio, 2012

    robironza.jpg 

    di Robi Ronza

    Intrecciandosi con la crisi internazionale e dentro di essa con la crisi dell’euro, il logoramento e poi la caduta del quarto governo Berlusconi, che era entrato in carica l’8 maggio 2008, ha fatto del 2011 che ora si conclude un anno particolarmente difficile per l’Italia. “Chi promette una rivoluzione e poi non la fa ne muore”: questo celebre detto bene si attaglia a Berlusconi, il quale non ha fatto la “rivoluzione” liberale che aveva promesso e di cui l’Italia aveva ed ha urgente bisogno per liberarsi del fardello lasciatogli in eredità della guerra fredda: il coacervo di garanzie neo-corporative di élite ma soprattutto di massa grazie alle quali si scongiurò il rischio di scontri sociali devastanti negli anni in cui la vicina Repubblica faceva parte della zona-cuscinetto tra l’area d’influenza americana e l’area d’influenza sovietica; una costosa macchina che oggi non è più sostenibile e che anzi blocca lo sviluppo. Annunciando tale rivoluzione ma poi non facendola Berlusconi ha deluso chi la sperava e viceversa stimolato indirettamente la reazione di chi la temeva. Riportandolo al governo nella primavera del 2008 la maggioranza degli elettori gli aveva comunque offerto un’ultima occasione, ma anche questa è stata sprecata. Delusa, molta della gente che aveva votato per lui ha cominciato a non sopportare più le sue intemperanze personali. Ciò tuttavia, vale la pena di sottolinearlo, è stato l’effetto e non la causa della delusione. La terza più importante economia della zona dell’euro è entrata così nella tempesta avendo al timone un governo logorato, il cui discredito è stato esteso alla scala internazionale grazie a una campagna efficacemente orchestrata da autorevoli organi di stampa occidentali che – dal New York Times a Le Monde, da Suddeutsche Zeitung a El Pais, da The Economist a Der Spiegel – sono poi in fin dei conti l’edizione in lingue diverse dello stesso giornale, espressione del medesimo “ordine costituito” e della medesima cultura. Se il problema è, come è, la crisi del debito sovrano e la fragilità di una moneta priva degli strumenti di difesa di cui le altre grandi monete da sempre dispongono, tutti i maggiori Paesi della zona dell’euro hanno proporzionalmente le stesse responsabilità: dunque nell’ordine le responsabilità della Germania e della Francia vengono prima di quelle dell’Italia. La situazione di cui si diceva ha consentito però a Merkel e a Sarkozy di fare quanto più possibile della vicina Repubblica il capro espiatorio di responsabilità che prima di essere dell’Italia sono loro.
    Si è arrivati così, a metà dello scorso novembre, alle dimissioni del quarto governo Berlusconi e all’insediamento di un nuovo governo indicato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Presieduto da Mario Monti, economista nominato ad hoc senatore a vita alla vigilia del suo incarico, tale nuovo governo è stato votato dal Parlamento a larga maggioranza. Pertanto è democraticamente legittimo. Dire che in Italia la democrazia è sospesa non è esatto. Essendo tutto composto, salvo Monti, di esperti (soprattutto professori universitari e grandi manager) che non sono parlamentari, lo si definisce un governo “tecnico”. Anche qui però ciò in fondo non è esatto: nel momento infatti in cui il Parlamento l’ha votato è perciò stesso un governo tanto politico quanto qualsiasi governo precedente. Nondimeno resta un governo anomalo, fondato soprattutto come è sulla decisione del presidente della Repubblica e su un sostegno internazionale per il momento più presunto che dimostrato dai fatti. In prima battuta, con un provvedimento detto “salva Italia”, Monti aveva aumentato le imposte e l’età di pensione. Ieri, nel corso di una conferenza stampa (o forse sarebbe più esatto dire di una…lezione ex cathedra) trasmessa in diretta televisiva e durata quasi tre ore, dopo aver garantito che con ciò i conti pubblici sono stati messi sulla via del risanamento e che non saranno richiesti ulteriori sacrifici, il nuovo premier ha annunciato prossimi venturi provvedimenti intesi a rendere ora possibile la ripresa dell’economia italiana. Dicendo che il governo ci sta ancora lavorando, non ha però annunciato niente di preciso limitandosi a dire a grandi linee che il futuro pacchetto “cresci Italia” consisterà di liberalizzazioni in tema di prestazioni professionali, riforma del mercato del lavoro, avvio o riavvio di grandi opere infrastrutturali. Colpisce che in questo elenco di priorità non rientrino né la riforma generale dell’amministrazione dello Stato né quella del sistema fiscale, senza le quali la spesa pubblica non può venire riqualificata e quindi ridotta. Colpisce anche la totale mancanza di un disegno di politica estera, a meno che per politica estera s’intenda il continuo riferimento all’Unione Europea come una specie di “grande fratello” dell’Italia più che qualcosa cui Roma partecipa alla pari con gli altri governi degli Stati membri. Speriamo che i fatti ci smentiscano, ma per il momento tutto ciò che il governo Monti promette ci sembra di certo necessario, ma nient’affatto sufficiente a ridare slancio all’economia e alla società italiane.

    fonte: Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano 29 dicembre 2011

    Itaca di Costantinos Kavafis

    Lunedì, 9 Gennaio, 2012

    “Tutta l’ammirazione del mondo non può colmare un vuoto d’amore”.

    Lunedì, 2 Gennaio, 2012

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