Archivio di Agosto, 2012

L’Abruzzo guarda a Israele per migliorare il servizio sanitario regionale e modernizzare l’offerta sul territorio.

Venerdì, 31 Agosto, 2012

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L’Abruzzo guarda a Israele per migliorare il servizio sanitario regionale e modernizzare l’offerta sul territorio. È di questo che l’8 agosto scorso, a L’Aquila, l’ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon, ha discusso con Gianni Chiodi, governatore della Regione Abruzzo. Nell’agenda dell’incontro la presentazione del modello sanitario israeliano agli amministratori abruzzesi, e l’avvio di una collaborazione che punta a migliorare, attraverso la condivisione di conoscenze ed esperienze, le prestazioni offerte ai cittadini.

L’evoluzione del servizio sanitario in Israele

di Germano Salvatorelli*
All’inizio del XIX secolo malattie come la dissenteria, la malaria, il tifo e il tracoma erano endemiche nella Terra d’Israele, una regione periferica e di scarsa considerazione da parte del governo dell’Impero Ottomano.
Al fine di fornire servizi sanitari per la popolazione ebraica di Gerusalemme un certo numero di cliniche create dalle comunità ebraiche europee avevano fornito servizi medici gratuiti per chi era incapace di pagare tali servizi. Queste cliniche si erano successivamente espanse per diventare ospedali capaci di offrire servizi utilizzando tecnologie mediche avanzate per l’epoca (Bikur Holim 1843, Misgav Ladach 1888, Shaare Zedek 1902).
L’Hadassah Medical Center di Gerusalemme, con scuole di medicina, infermieristica e due moderni ospedali, fu istituito nel 1913 dall’Hadassah Women’s Zionist Organization statunitense. Il sistema sanitario, che includeva una rete di servizi medici per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie, continua anche durante il periodo del mandato inglese (1918-1948). Alla nascita dello Stato di Israele funzionava quindi una infrastruttura medica ben sviluppata capace di ulteriori evoluzioni.
Attualmente Israele possiede un servizio sanitario di alta qualità per quanto riguarda le risorse e la ricerca, moderne strutture ospedaliere e un buon rapporto di medici e specialisti rispetto alla popolazione.
Questa situazione ottimale si riflette nella bassa mortalità infantile (4,6 ogni 1000 nascite) e una lunga aspettativa di vita (82,3 anni per le donne e 78,3 per gli uomini).
Le cure mediche sono estese per legge a tutti dall’infanzia alla vecchiaia e, le spese per la salute (8,2% del bilancio dello stato), sono comparabili a quelle degli altri stati più sviluppati.
La popolazione può quindi contare su ospedali, ambulatori e centri per la medicina preventiva e la riabilitazione.
I servizi ospedalieri includono procedure e tecniche avanzate quali la fecondazione in vitro, chirurgia cerebrale, trapianto di midollo osseo e di organi.
Sono inoltre presenti centri per le donne durante la gravidanza e per i bambini dalla nascita alla prima infanzia, che offrono anche servizi di esami prenatali, diagnosi precoce di malattie mentali e fisiche, vaccinazioni, visite di controllo pediatrico ed educazione sanitaria.
La responsabilità per tutti i servizi è del Ministero della Salute che prepara la legislazione e sovraintende al suo adempimento. Esso controlla anche lo standard medico nazionale, mantiene standard per la qualità del cibo e delle medicine, promuove la ricerca medica, valuta i servizi sanitari e sovraintende alla pianificazione e alla costruzione di ospedali.

Il Ministero agisce anche come un’agenzia di sanità pubblica anche per quanto riguarda l’ambiente e la medicina preventiva.
In Israele circa 27000 medici esercitano la loro professione come membri di staff ospedaliero e degli ambulatori, o come liberi professionisti.
Esistono 4 Facoltà di Medicina, 2 di Odontoiatria, 1 di Farmacologia e circa 20 scuole per infermiere 4 delle quali rilasciano un titolo accademico. Sono inoltre disponibili Corsi per Fisioterapisti, Terapisti delle Malattie Professionali, Nutrizionisti, Tecnici di Radiologia e Tecnici di Laboratorio.
Precedentemente al 1995 l’assicurazione malattia era volontaria, circa il 95% della popolazione era assicurata con una delle Health Maintenance Organizations (Clalit 54,3%, Maccabi 23,1%, Meuhedet 12,5% e Leumit 9,8%) e il “paniere” dei servizi non era chiaramente definito. Dal 1995, data di emissione della Legge di Assicurazione Nazionale per la Salute (NHI), il Sistema Sanitario Israeliano, che è stato esteso al 100% della popolazione si basa su 3 livelli di assicurazione sanitaria, la così detta piramide.

La base della piramide è gestita dallo Stato e copre praticamente il 100% della popolazione. Il Governo finanzia i servizi sanitari attraverso una quota capitaria basata sull’età e i fornitori dei servizi sono le quattro HMO (Health Maintenance Organizations) più il Ministero della Salute che inoltre supervisiona e fornisce assistenza geriatrica, psichiatrica e servizi di prevenzione. Viene assicurato a tutti gli israeliani un Basic Basket of Service che include: visite mediche, servizi diagnostici e di laboratorio, servizi paramedici quali terapia fisica e logopedia, servizi di riabilitazione, l’ospedalizzazione incluso il parto e la prescrizione di farmaci.
La maggior parte dei servizi richiede un co-pagamento che varia da 7NIS per il medico di famiglia a 23NIS per visite ambulatoriali in ospedale.

Il secondo livello è assicurato dalle quattro HMO non profit che forniscono i servizi direttamente o attraverso privati che hanno contratti con queste organizzazioni.
Le HMO forniscono differenti contratti assicurativi di servizi supplementari quali visite specialistiche, consulti con liberi professionisti, servizi odontoiatrici, interventi chirurgici all’estero e medicina alternativa (chiroteapia, omeopatia, ecc).

La punta della piramide è coperta da assicurazioni private e anche i servizi sono forniti da privati.
L’assicurazione sanitaria privata copre operazioni costose, trapianti, trattamenti salva-vita in Israele e all’estero, gravi malattie e terapie a lungo termine. Estende anche la propria attività per persone incapaci delle normali attività quotidiane (compreso l’Alzheimer) e che necessitano di assistenza in servizi residenziali o a domicilio.

In Israele sono presenti:
• 29 ospedali per complessivi 14200 posti letto
• 21 ospedali psichiatrici per complessivi 3150 posti letto
• 272 ospedali per malati cronici per complessivi 18200 posti letto

La politica generale è quella di diminuire i ricoveri ospedalieri e di aumentare l’efficienza degli ambulatori.
Ne consegue un basso rapporto tra numero dei letti e popolazione (2,2 letti per 1000 persone), una bassissima media annua di degenze (4,1 giorni a persona) e un’alta percentuale di letti occupati (99%). Per quanto riguarda la salute mentale è stato sancito il diritto legale alla terapia e una migliore integrazione fra cure fisiche e mentali. Viene inoltre favorito lo “shift” dall’ospedale ai servizi di comunità psichiatriche.

Nel caso dei servizi geriatrici, sono stati sviluppati appositi centri con personale specializzato. Si intende migliorare le cure geriatriche incrementando la qualità dei servizi medici e realizzando un servizio di outsercing nel settore privato, aggiungendo l’assicurazione per il ricovero da parte delle HMO.

Il Servizio Sanitario Israeliano prevede anche tre approcci col paziente del tutto innovativi.
1. Servizio infermiere/medico On Call.
Questo servizio offre l’accesso telefonico immediato 24 ore dei pazienti verso infermieri / medici comprendenti:

- Consigli di emergenza medica.
- Invio di mezzi di emergenza medica.
- Informazione medica non di emergenza.
- Counseling medico non di emergenza.
- Consigli medici generali non di emergenza.

2. Servizio Web
Il servizio web è un servizio integrato per i pazienti che permette l’accesso alla cartella clinica personale ed informazioni mediche riguardanti:
- Recupero di risultati di laboratorio
- Situazione sanitaria personale
- Fattori di rischio cardiaco
- Dieta & nutrizione
- Lista personale di farmaci
Offre inoltre un knowledge base con servizi di applicazione amministrativa come:
- Programmazione, Contabilizzazione & Assicurazione

Il Servio Web offre inoltre gestione di appuntamenti e offerta di informazioni quali:
- Web e SMS per la gestione di appuntamenti
- Management di programmi di lavoro di medici e ambulatori
- Software per la programmazione rapida CSR
- SMS di promemoria per ridurre i “No Show”
- Creazione di “Knowledge Base”

3. Servizio di Tele-medicina
Permette l’implementazione e l’integrazione di informazione della di Cartella Clinica per pazienti con altri sistemi sanitari ed è atto a migliorare:
- Qualità dell’assistenza
- Riduzione degli errori
- Riduzione dei costi amministrativi
- Migliore uso del tempo dei professionisti
- Riduzione della ripetizione dei test
- Riduzione dei ricoveri ospedalieri
- Riduzione della durata del ricovero
- Migliore efficacia e qualità delle cure
- Migliore qualità di vita

Nel campo delle cardiopatie coronariche, ad esempio, sulla totalità dei pazienti che si presentano in pronto soccorso per dolore toracico, il 60% viene ricoverato ma solo il 20% di questi pazienti ha realmente subito un infarto del miocardio.
È tuttavia possibile, utilizzando appositi dispositivi di costo relativamente basso e di facile utilizzo, eseguire a domicilio, da parte dei pazienti in caso di sospetto infarto, un ECG e un esame ematico di markers di danno miocardico (troponina-I e mioglobina).
Questi esami possono essere trasmessi via telefono o web ad un centro capace di fare rapidamente diagnosi di infarto e provvedere tempestivamente all’invio di un’ambulanza. In caso di infarto è da ricordare che dopo 4 ore i danni al miocardio divengono irreversibili e quindi la velocità di intervento gioca un ruolo fondamentale sulla prognosi. Se gli esami risultano negativi il centro ha il compito di rassicurare il paziente.
Questa rete di servizi di tele-medicina è attualmente in uso negli USA, in Germania ed in Israele e ciò a si che anche in questo campo la medicina israeliana si ponga all’avanguardia per quanto riguarda una medicina di tipo innovativo e quindi di maggior efficacia.
 

fonte: Associazione Medica Ebraica

“La società civile deve entrare nel gioco economico”.

Martedì, 28 Agosto, 2012

Eliminate Formigoni!

Mercoledì, 1 Agosto, 2012

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di Gianfranco Amato  

Eliminate Formigoni! L’ordine è partito da tempo. Micidiale. Come quelli lanciati da Lavrentij Pavlovic Berija, il potentissimo capo della polizia segreta stalinista, un cinico e crudele confezionatore di falsi dossier, esperto nell’arte raffinatissima di rimestare nel fango, utilizzare il braccio armato dei pubblici ministeri e dirigere sapientemente l’informazione giornalistica. Nonostante siano trascorsi più di settant’anni, i metodi, mutatis mutandis, non sembrano essere passati di moda. I mandanti, invece, non appaiono sempre facilmente identificabili, e amano agire nella penombra. Scherani e sicari, al contrario, non hanno paura di mostrarsi pubblicamente e di porre la propria firma sotto il corsivo di un quotidiano che conta.

Quattro sono i buoni motivi per eliminare il Presidente della Regione Lombardia.
1) Formigoni (nella foto con il Presidente dell’Abruzzo Gianni Chiodi) per ben quattro volte si è sottoposto al giudizio elettorale del popolo, e per tutte le quattro volte è stato acclamato vincitore con percentuali di consenso inossidabili. Tutto ciò appare inaudito e inconcepibile per chi, come ai tempi di Berija, nutre un profondo disprezzo per il popolo, salvo poi ergersi a suo paladino e tutore. Del resto, lo stesso Berija presiedeva il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD), l’organismo che vigilava, sorvegliava e difendeva la sicurezza del popolo. Con i metodi ben noti.

2) Formigoni guida una Regione che è considerata, anche dai nemici, seppur obtorto collo, un modello d’eccellenza. E’ bravo, forse il migliore, e inattaccabile dal punto di vista della gestione amministrativa, brillando, tra l’altro, in uno dei settori più delicati e più importanti per il bene comune, qual è quello della sanità. Per questo è odiato. Evidenzia disfunzioni altrui, costituisce un parametro di valutazione, introduce criteri meritocratici nella pubblica amministrazione, in un ambito, cioè, in cui essi sono stati da sempre banditi per colpa di una cultura di sinistra egualitaria e stracciona. Anche in questo odio i nemici di Formigoni scimmiottano i metodi del loro antico maestro Berija, noto per il disprezzo nei confronti di tutti coloro che riuscivano ad emergere per intelligenza, carattere, cultura.

Al momento giusto arrivava sempre un dossier, un pubblico ministero, la Pravda, un processo farsa e, olé, il gioco era fatto. Una vittima illustre fu Grigory Ordzhonikidze, dirigente che si distinse dagli altri leader del Cremlino, ridotti a grigi burocrati e meri esecutori degli ordini di Stalin, perché intelligente, sincero, con tendenze democratiche, leale verso i compagni e avversario feroce di ogni forma di menzogna l’ipocrisia. E’ finito stritolato dagli intrighi e le macchinazioni del NKVD.

3) Formigoni ha tutti i numeri per assumere un ruolo politico preminente a livello nazionale. E ciò è ritenuto pericolosissimo dai suoi nemici, perché il Presidente della Lombardia sarebbe perfettamente in grado di interpretare e rappresentare quel Volksgeist cattolico, mortalmente inviso alle potentissime lobby del politically correct. Per questo deve fare la fine che Lavrentij Pavlovic Berija destinava a tutti coloro che minacciavano di fare ombra al Capo.

4) Formigoni è un cattolico in fasce, anzi un embrione di cattolico, se il parametro dell’essere “adulti” è costituito dal soi-disant cattolicesimo democratico in salsa prodiana dell’onorevole Rosy Bindi. Formigoni è un papista, uno che crede davvero nei ratzingeriani valori non negoziabili, uno che prende sul serio il Magistero della Chiesa Cattolica, uno capace di difendere la vita, la famiglia e la libertà d’educazione, uno che ha ripescato il concetto di sussidiarietà dal vocabolario ottocentesco di Leone XIII, uno che ha attaccato le unioni gay invitando i cattolici del PD ad uscire dal partito, uno che ha pensato di vivere la propria fede in modo integrale e totalizzante al punto di far parte dei Memores Domini.

Insomma, una bestemmia per quel groviglio di interessi e poteri che va dal mondialismo economico all’europeismo massonico, dal radicalismo chic all’anticlericalismo politicamente corretto, dallo statalismo accentratore all’assistenzialismo paternalista, dalle lobby eugenetiche agli interessati imprenditori della dolce morte, dai potentissimi gruppi omosessuali alle consorterie libertarie anticristiane. Tutti uniti da un unico comune denominatore: l’odio viscerale verso tutto ciò ha il vago sentore di cattolico. Del resto, per tornare al passato, nella sistematica persecuzione della religione come “oppio dei popoli”, il nostro Berija si distinse per il particolare accanimento contro «il cattolicesimo romano papista».

La lotta contro la Santa Sede divenne oggetto di un vero e proprio piano strategico del NKVD, in cui si evidenziava il «carattere reazionario, antipopolare dei Vescovi romani», bollati come «anticristiani, antidemocratici e antinazionali». Stalin in persona, nel dicembre 1943, chiese a Berija un rapporto dettagliato sulla «situazione delle Chiese cattolico-romane» nel territorio sovietico, stabilendo che di esse avrebbero dovuto occuparsi gli Agenti dei Servizi di sicurezza e il Soviet per gli Affari dei culti religiosi, appositamente costituito nella successiva estate del 1944.

Quello che sta accadendo oggi a Roberto Formigoni non può non interrogare la coscienza di tutti i cattolici italiani.

Sta a loro scegliere. Possono decidere di difendere l’unica esperienza politico-istituzionale del nostro Paese in cui si opera con successo per il bene comune, e si consente uno spazio culturale a quei principi e a quei valori in cui gli stessi cattolici si riconoscono. Oppure, possono decidere di capitolare, consegnando quell’esperienza a chi fino ad oggi ha dimostrato una disastrosa capacità di gestione, ma soprattutto a chi oggi sta attuando a tappe forzate una vera e propria kulturkampf contro quei principi e quei valori in cui gli stessi cattolici si riconoscono.

Non c’è molto tempo per reagire, e questo è uno di quei momenti storici in cui tutti sono chiamati a fare una chiara e netta scelta di campo. Ciò che è in gioco è infinitamente più grande del destino personale e politico di Roberto Formigoni.
Chiudo con un’esperienza personale. Nel 2007 mi trovavo a Londra invitato ad un convegno pro-life in cui vi erano persone provenienti da varie parti d’Europa. Con mia somma sorpresa, molti dei presenti cominciarono a chiedermi di Mister Formigoni.

Lì per lì non riuscivo a comprendere il motivo della notorietà internazionale del Presidente della Lombardia in quel contesto, fino a quando qualcuno cominciò ad esternarmi la sua piena ammirazione nei confronti di un governatore che era riuscito a far approvare un regolamento per dare sepoltura e funerale ai corpi straziati dei bimbi abortiti. Per loro una tale idea era fantapolitica. Continuavano a ripetermi: «How lucky you are to have such nice politicians», come siete fortunati ad avere simili politici in Italia. Simon Calvert del Christian Institute mi confessò che da loro, in Gran Bretagna, uno come Formigoni non avrebbe potuto sopravvivere politicamente più di un quarto d’ora.

Da noi ha resistito per quasi vent’anni, e ora vorrebbero farlo uscire di scena, senza la fisiologia del voto democratico, ma semplicemente con un golpe mediatico-giudiziario a suon di dossier appositamente confezionati, nel miglior stile di Lavrentij Pavlovic Berija.
Non consentiamoglielo. Anche perché i cristiani d’Europa ci guardano, e non meritano di essere delusi.

fonte: culturacattolica.it

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