Archivio di Novembre, 2012

Italia Startup - Gli esempi del passato per l’Italia del futuro

Venerdì, 30 Novembre, 2012

Se la «democrazia sospesa» rischia di diventare la regola.

Venerdì, 23 Novembre, 2012

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di Piero Ostellino

Che ci si affidi alla logica aristotelica, ovvero al senso comune, è difficile capire come possano conciliarsi la denuncia della «pressione fiscale al limite dell’intollerabilità», la proposta di una «patrimoniale di Stato» che riduca le dimensioni della sfera pubblica e l’idea di una lista, alle elezioni del 2013, capeggiata da Monti, che dell’intollerabile pressione fiscale è responsabile. Eppure, a giudicare dalle parole pronunciate all’atto della costituzione del movimento per la Terza Repubblica, sembra che tale conciliazione sia proprio il programma dei nuovi centristi.

Dicono di voler preservare l’«agenda Monti». Ma due buone indicazioni - una in senso liberale; l’altra del rigore politico-amministrativo - già ci sono all’articolo 81 della Costituzione. Che, al terzo comma, recita: «Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese»; e al quarto: «Ogni altra legge che importi nuovi o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte». Se si sostiene di voler associare liberalismo e «montismo» si prospetta un’operazione trasformistica. Che farebbe torto allo stesso Monti - la cui cultura, le cui parole e le cui azioni, come capo del governo, che piacciano o no, hanno almeno il pregio di ispirarsi a una logica dirigista di marca europea - e finirebbe col lasciare le cose come stanno, se non a peggiorarle. Da un lato, fa dunque bene Monti a non impegnarsi politicamente, tanto meno a candidarsi elettoralmente, e a voler restare (formalmente) «un tecnico». Dall’altro, Monti sbaglia a dire di non garantire per l’Italia dopo le elezioni del 2013, lasciando immaginare, così, una quarta soluzione.

Tira un’«arietta», che non prelude al totalitarismo politico, ma soffia per lo spegnimento della democrazia. Lo Stato di polizia fiscale - introdotto dal centrodestra, proseguito col centrosinistra, accentuato dal governo dei tecnici - pare il preludio, sia pure ancora nel rispetto delle forme politiche della democrazia rappresentativa, di certi metodi cari ai totalitarismi del Ventesimo secolo.

Lo scenario di un Monti-bis, quale ne sia la realizzazione pratica, getta sulla democrazia l’ombra lunga di un «salazarismo permanente» che contraddice anche il carattere «temporaneo» che dovrebbe avere il governo tecnico voluto e inventato dal presidente della Repubblica per far fronte alla crisi dei debiti sovrani. La «sospensione della democrazia» - come è stato definito il governo tecnico - dovrebbe essere l’eccezione, non diventare regola. Ma resta da chiedersi perché una parte della politica ci pensi, i grandi media l’approvino e l’opinione pubblica la ritenga persino auspicabile.

Per una parte della politica, sarebbe un modo - al riparo dello schermo di Monti capo del governo - di aggirare l’esito delle elezioni comunque vadano; che molti temono di perdere, sia a vantaggio di un esito populista, sia a causa di una riproposizione del massiccio astensionismo già accusato in Sicilia. Un modo di evitare di farsi carico del sostegno dato alle misure fiscali depressive dello stesso Monti. I media riflettono l’aspirazione, elitaria, moralistica e anti-democratica tipicamente tardo-azionista, a un improbabile «governo degli onesti» sui fautori del quale Croce aveva esercitato il suo sarcasmo nei Frammenti di etica . La convinzione che ha ispirato l’anti-berlusconismo - come opposizione a una (supposta) vocazione tirannica del Cavaliere, mentre era inadeguatezza a rappresentare gli interessi del ceto medio e incapacità di fare le riforme - è la stessa che aveva indotto il giovane liberale Piero Gobetti a definire il fascismo «l’autobiografia di una nazione», ignorando che non solo l’Italia, ma persino l’Europa democratica e liberale aveva identificato nei totalitarismi una (contingente) occasione di ordine dopo la Prima guerra mondiale.

L’opinione pubblica - ed è questo l’aspetto più preoccupante della (relativa) popolarità di Monti - reagisce ai provvedimenti del governo come fa nei sistemi totalitari, dove non è sempre prevalente la coercizione a imporre i comportamenti della popolazione, bensì è più spesso il fatto che i cittadini sono mantenuti nell’ignoranza dei problemi sul tappeto. Si chiama meccanismo delle «reazioni previste», all’opera in certe tribù primitive della Nuova Guinea. Qui, le donne non partecipavano ai processi decisionali della tribù non perché ne fossero istituzionalmente escluse, ma perché, non abitando nel perimetro dei maschi, erano all’oscuro della circolazione delle informazioni che riguardavano la vita (pubblica) della tribù e, quindi, non erano in condizione di partecipare alle decisioni che riguardavano la vita della collettività.

L’Italia è una democrazia molto imperfetta, ma non è (ancora) un Paese istituzionalmente totalitario. Del giornalismo dei regimi totalitari gran parte del suo sistema informativo è, però, simile; e analoghi ne sono gli effetti. Non si può dire che l’Italia - sotto il profilo della funzione dei suoi media teorizzata da Tocqueville nella Democrazia in America - sia un Paese autenticamente democratico-liberale. La regola pare sia piuttosto quella di ignorare e/o tenere nascosto il «nesso causale» fra i provvedimenti dei governi e gli effetti che essi hanno sulle libertà, i diritti e la vita dei cittadini. Gli italiani non sono geneticamente inclini al totalitarismo come credeva Gobetti. Hanno, storicamente, la tendenza ad esserlo la loro classe dirigente e i loro media.

fonte: Corriere.it

data: 21 novembre 2012  

Il capitalista egoista di Oliver James

Giovedì, 22 Novembre, 2012

Roma dice sì a Gianni Chiodi: riduzione delle tasse alla comunità abruzzese.

Martedì, 13 Novembre, 2012

chiodi_rossi_bassi_sussidiariet.jpg“Il tavolo di monitoraggio del Ministero dell’economia e del ministero della Salute darà parere favorevole alla riduzione delle tasse in Abruzzo. Dopo 4 ore di esame sui conti abruzzesi”. Gianni Chiodi, Presidente dell’Abruzzo (al centro nella foto)
 

Fuga dal fisco

Mercoledì, 7 Novembre, 2012

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I Paesi europei sono alla ricerca di un’uscita di sicurezza che consenta la fuga da un fisco che allunga la recessione e allontana la ripresa. Francia e Spagna, proprio in queste ore, stanno studiando il modo di aumentare la produttività riducendo il prelievo. Da noi i dati continuano a dire il contrario: nel mentre l’Istat conferma che il 2013 sarà ancora un anno di recessione (come noi insistevamo a evidenziare, sulla base di quanto il governo stesso ha scritto nel Documento di economia e finanza, e al contrario di quel che i governanti annunciavano, parlando di ripresa a partire dall’anno prossimo), con meno prodotto interno lordo, meno consumi delle famiglie e meno investimenti, nel mentre, quindi l’arretramento previsto si sommerà a quello già avvenuto, il ministro dell’economia, Vittorio Grilli, annuncia che il gettito fiscale, per il 2012, è aumentato del 3,8% rispetto all’anno precedente, il che vuol dire 10,6 miliardi ulteriormente tolti dal mercato e destinati alle casse pubbliche. Si può condire questo dato con tutto il moralismo fiscale di cui la retorica è capace, ma resta il fatto che si tratta della ricetta ideale per asfissiare, non certo quella per tornare a respirare e correre.

Il capo del governo spagnolo, Mariano Rajoy, alle prese con una ristrutturazione drammatica dei conti pubblici e con una crisi delle banche che richiede immediati aiuti statali, nonché in una condizione decisamente peggiore di quella italiana (il debito pubblico e il debito privato, aggregati, arrivano, in Italia, al 75% della ricchezza finanziaria lorda per ogni adulto, mente in Spagna è al 103!), ha annunciato che non intende aumentare le tasse, oltre al punto di Iva già operante, che non intende diminuire lo stipendio dei dipendenti pubblici e che, anzi, conta di far scendere la pressione fiscale già nel 2014. Resterà da vedere il come, se nel frattempo i mercati daranno tregua alla Spagna, e se l’Unione monetaria europea saprà dotarsi di strumenti meno effimeri, ma è già oggi evidente che quel governo è perfettamente consapevole che la via dell’aggravio fiscale non solo non è una soluzione, ma è il problema.

Analoga consapevolezza c’è in Francia (sempre per usare lo stesso parametro del debito aggregato, in rapporto alla ricchezza finanziaria, i francesi sono all’83%, quindi in posizione peggiore della nostra). Nel luglio scorso il presidente della Repubblica, Francois Hollande, ha incaricato Louis Gallois (già presidente delle Ferrovie e di Eads, ora commissario per l’investimento di fondi pubblici) di elaborare delle proposte per il rilancio della produttività. Gallois ha risposto: 20 miliardi di alleggerimento per le imprese e 10 per i lavoratori, da compensare trasferendone il peso sulla fiscalità generale e sui consumi. Ma a Holland il rapporto non è piaciuto, perché ritiene giusta la premessa, vale a dire la contrazione di quello che noi chiamiamo “cuneo fiscale”, ma non lo spostamento del peso, perché avrebbe effetti negativi. Il governo francese, quindi s’appresta a rilanciare la produttività, già a partire dall’anno prossimo, senza gravare sulla fiscalità. In altre parole, si prepara ad abbassare le tasse, partendo da quelle su produzione e lavoro. E se a questa conclusione giunge un governo socialista, è segno che lo strangolamento da cappio fiscale è considerato fin troppo evidente.

Fra le 22 proposte consegnate da Gallois ci sono cose come la presenza delle aziende nel sistema formativo, lo sgravio fiscale per le polizze vita e l’orientamento della spesa pubblica verso le piccole e medie aziende. I francesi hanno capito l’aria che tira, mollando ogni pregiudizio ideologico e preparandosi pragmaticamente a far fronte alla crisi. Anche qui: vedremo se ne saranno capaci, ma capire hanno capito.

Da noi s’è rimasti un passo indietro e quando si parla di alleggerimenti fiscali si viene presi per gente estrosa, se non direttamente per pazzi. Eppure quella è la via, che diventa percorribile se si procede a tagli profondi e strutturali della spesa pubblica, riducendo il perimetro d’attività dello Stato, in tutte le sue articolazioni, e se si aggredisce il debito mediante dismissioni di patrimonio pubblico. L’alternativa è suicida, perché finanziare il costo del debito con le tasse significa far scendere la ricchezza prodotta e, come sta avvenendo, ottenere il contraddittorio risultato di vedere crescere il peso del debito sul pil. Mentre intaccare il valore del patrimonio privato, con ulteriori tassazioni, significa demolire il nostro punto di forza, messo in evidenza nei pochi dati che ho citato.

Se trovate qualche politico, qualche candidato a governare in futuro, che abbia elaborato idee e formulato proposte che non siano battute, su questi temi, fatemi un fischio.

 autore: Davide Giacalone

fonte: davidegiacalone.it

Sant’Agostino

Venerdì, 2 Novembre, 2012

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“Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto. Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!”

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