L’Abruzzo visto dalla Banca d’Italia

banca-ditalia.jpgNella notte del 6 aprile 2009 la città di L’Aquila e la zona circostante sono state colpite da un forte terremoto, che ha causato devastazioni e circa 300 vittime. In presenza di un tale evento, è doveroso guardare oltre alla semplice congiuntura economica, di cui comunque si dà conto, per analizzare gli effetti del sisma e le prospettive future per la popolazione e i luoghi coinvolti. Un capitolo del presente rapporto è dedicato a quantificare i danni a persone, immobili e attività produttive.

Partendo dalla congiuntura, dal quarto trimestre dello scorso anno, con l’aggravarsi della crisi, l’economia internazionale ha sperimentato la più profonda recessione degli ultimi decenni. L’economia italiana è stata l’unica tra le maggiori economie dell’area dell’euro a registrare una riduzione del PIL già nella media del 2008. L’attività economica ha continuato a contrarsi a ritmi molto elevati nella prima parte del 2009. La brusca caduta del commercio estero e degli ordinativi dall’autunno del 2008 ha dapprima colpito l’industria, che ha reagito contraendo la domanda di lavoro e rinviando i piani di investimento. La catena di fornitura e subfornitura, assieme alla cautela dei consumatori, ha esteso gli effetti della crisi anche ai servizi e ai settori maggiormente rivolti al mercato interno.

L’economia dell’Abruzzo ha seguito le tendenze generali. I segnali di rallentamento, già emersi in regione all’inizio dello scorso anno, si sono intensificati. Il prodotto interno lordo ha registrato un calo nel 2008, verosimilmente più contenuto della media nazionale e del Mezzogiorno, ma in rapido peggioramento nella seconda metà dell’anno.

Tutti i principali settori produttivi della regione hanno risentito della crisi. La flessione della produzione industriale è divenuta progressivamente più intensa. Al ristagno nella prima metà del 2008 è seguita una brusca caduta dell’attività a partire da ottobre-novembre; parallelamente si è fortemente ridotto il fatturato e il grado di utilizzo degli impianti. Il settore delle costruzioni, dopo un lungo ciclo espansivo, ha sperimentato una stagnazione nel comparto abitativo, un calo delle compravendite di immobili e una flessione degli appalti pubblici. Anche i servizi privati sono stati interessati dalla crisi, ma in minor misura, e con notevoli differenziazioni. Il settore del commercio ha risentito del ristagno dei consumi delle famiglie; molto velocemente rispetto a precedenti recessioni si sono ridotti anche i consumi di alcuni prodotti non durevoli e non alimentari, nonostante il calo dell’inflazione. È diminuito il volume del traffico legato al trasporto di merci; hanno invece mostrato nel 2008 una espansione il turismo e l’agricoltura.

Le esportazioni hanno progressivamente decelerato, segnando dalla parte finale del 2008 un calo, soprattutto verso i paesi dell’Unione Europea. Dati provvisori relativi al primo trimestre del 2009 indicherebbero una più marcata contrazione.

A partire dall’ultimo trimestre del 2008 si è bruscamente arrestata la crescita dell’occupazione, dopo un lungo ciclo espansivo. In linea col progredire della crisi, l’occupazione è calata nell’industria e nel commercio, mostrando una tenuta negli altri settori. Nella seconda metà dello scorso anno si è ridotto l’impiego di lavoratori assunti con contratti temporanei e di somministrazione. Sono balzate su livelli storicamente molto elevati le ore di Cassa integrazione guadagni nell’industria, che nei primi tre mesi del 2009 equivalgono a quasi l’8 per cento dell’occupazione del settore, incidenza doppia rispetto al Mezzogiorno e superiore anche a diverse regioni del Nord.

La Banca d’Italia ha dedicato all’approfondimento degli effetti della crisi economica la tradizionale indagine, condotta in marzo-aprile, sulle imprese industriali e dei servizi privati non finanziari con oltre 20 addetti. L’indagine non dovrebbe risentire degli effetti del sisma, sia perché le imprese del campione localizzate nelle aree colpite dal sisma sono state intervistate prima del 6 aprile, sia perché alle imprese del resto della regione sono state rivolte domande relative al periodo precedente. In Abruzzo, oltre il 60 per cento delle imprese intervistate ha registrato forti effetti negativi a seguito della crisi economico-finanziaria, giudicata più intensa delle precedenti recessioni. A partire dall’ultimo scorcio del 2008, il fatturato si è contratto del 14 per cento circa; le imprese industriali sono risultate maggiormente colpite di quelle dei servizi, in particolare nella meccanica e nella filiera dei mezzi di trasporto, principale comparto di specializzazione dell’industria abruzzese. Le imprese prevedono che la crisi si protrarrà sino alla fine dell’anno in corso. In presenza di scarsa domanda e di ampi margini di capacità produttiva non utilizzata, la spesa per investimenti programmata per il 2009 ha registrato una forte contrazione.

I finanziamenti bancari a residenti in Abruzzo, in decelerazione dal 2007, hanno ulteriormente rallentato, soprattutto quelli destinati al settore delle famiglie e alle imprese di minori dimensioni. Le nuove erogazioni di mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni hanno registrato una lieve flessione. È tornata a crescere la quota dei contratti a tasso indicizzato.

Il rallentamento del credito alle imprese sembra dipendere sia da condizioni di domanda, legate al calo degli investimenti, in particolare per le aziende esportatrici e nelle costruzioni, sia da un irrigidimento delle condizioni di concessione del credito da parte delle banche, che sembrano divenute più caute nei confronti delle imprese maggiormente rischiose. Una quota rilevante di imprese ha peraltro segnalato delle accresciute necessità di liquidità, soprattutto per finanziare il capitale circolante. Queste difficoltà sono frequentemente aggravate dai ritardati pagamenti sia da parte della clientela privata, sia dalla Pubblica amministrazione. Nel corso del 2008 è stata ancora sostenuta la crescita del credito concesso dalle banche di più piccola dimensione.

Negli ultimi anni sono emersi segnali di razionalizzazione delle relazioni tra il sistema produttivo abruzzese e quello bancario; il fenomeno del multiaffidamento si è attenuato, evidenziando l’instaurarsi di rapporti di credito più stretti, in particolare per le piccole e medie imprese. Un ruolo significativo nell’allocazione del credito alle piccole imprese viene svolto dal sistema abruzzese dei confidi, che però si caratterizza per un elevato grado di frammentazione e per la contenuta dimensione media degli operatori. Sono state recentemente avviate iniziative volte al consolidamento e all’accorpamento dei consorzi.

Nel corso del 2008 la qualità del credito bancario verso residenti in Abruzzo ha mostrato segnali di peggioramento. L’incidenza delle nuove sofferenze sui prestiti è rimasta sostanzialmente stabile mentre sono cresciuti in misura sostenuta gli incagli e le altre posizioni anomale.
Sul versante della raccolta, le condizioni di incertezza dei mercati finanziari hanno determinato uno spostamento delle risorse finanziarie delle famiglie verso le forme di investimento a minor rischio.

fonte: bancaditalia.it

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