Categoria ‘Business’

Law firm & PR: le attività di lobbying, il ruolo degli esperti legali e della comunicazione

Giovedì, 11 Ottobre, 2018

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Sono molti gli avvocati e gli studi legali che offrono la loro consulenza a soggetti pubblici e privati al fine di sostenere in termini giuridici le attività di rappresentanza di interessi di parte. Se all’estero spesso la figura del lobbista coincide con quella dell’avvocato, in Italia il ruolo della consulenza degli studi legali nelle attività di relazioni istituzionali è centrale ma, gli stessi studi legali che all’estero offrono questo tipo di servizio con dipartimenti specializzati, nel nostro Paese si limitano a un’assistenza esterna fatta di pareri, di analisi e monitoraggio legislativo in materia prevalentemente amministrativa e antitrust.

Sebbene in Italia non esista ancora un quadro normativo di riferimento che detti le regole, ne riconosca il ruolo e la legittimi, l’attività di public affairs e di lobbying esiste e ha un ruolo importante nelle dinamiche democratiche e rappresentative del nostro Paese. Comunicare con le istituzioni, relazionarsi con esse attraverso la presentazione delle proprie richieste, sta diventando un elemento strategico molto importante per numerosi settori di attività, sottoposti ad una sempre più crescente regolamentazione.

Monitorare l’evoluzione del contesto legislativo e regolamentare in cui si opera diventa indispensabile al fine di valutare quali decisioni possano rappresentare un’opportunità oppure ostacolare il raggiungimento dei propri obiettivi.

Il lobbying rientra nell’ambito delle relazioni pubbliche e in maniera più specifica delle relazioni istituzionali. L’attività di lobbying è realizzata da soggetti pubblici e privati profit e no profit, allo scopo di influenzare il processo decisionale pubblico, attraverso sistemi di relazione diretta con i decisori pubblici o attraverso gruppi e associazioni che si ritiene possano influenzare a loro volta tali decisori.

Associazioni di categoria, organismi di rappresentanza di professioni e attività regolamentate, sindacati, associazioni ambientaliste e le grandi aziende, sono i principali gruppi di pressione presenti in Italia.

Le law firm sono spesso chiamate a intervenire nella predisposizione di alcuni strumenti utili all’argomentazione della posizione che l’organizzazione vuole rappresentare: position paper , playbook , dossier, testi tecnici quali proposte di legge, emendamenti e interrogazioni parlamentari, sono i documenti indispensabili e la base sulla quale si cercherà poi di costruire il consenso.

Una volta individuati gli argomenti di persuasione i lobbisti utilizzano due metodi operativi per convincere i decisori pubblici: la relazione diretta e la relazione indiretta.

Nella relazione diretta con il decisore, il lobbista, proponendo una solida argomentazione, rappresenterà gli interessi di parte e cercherà quindi di far convergere questi con l’interesse generale che il decisore persegue, fornendogli altresì strumenti di analisi del problema e competenze che possano aiutarlo a costruirsi una comprensione maggiore del tema e quindi a una migliore e più completa redazione normativa.

Lo scopo delle relazioni indirette è invece quello di sensibilizzare l’opinione pubblica affinché questa influisca favorevolmente sulla scelta del decisore, talvolta arrivando a coinvolgere direttamente cittadini e associazioni attraverso una mobilitazione civile che parta dal basso

(il cosiddetto Grass root lobbying).

I principali strumenti di comunicazione utilizzati per influenzare opinione pubblica e decisori sono tre: le media relations (invio di comunicati stampa, dichiarazioni, realizzazione e pubblicazione di ricerche e indagini a sostegno della tesi proposta), gli eventi (organizzazione e partecipazione a convegni e dibattiti) e la pubblicità istituzionale. A questi va aggiunto anche l’uso strategico dei social media, strumenti formidabili di adesione e coinvolgimento.

Se per le attività di relazione indiretta è necessario collaborare con professionisti della comunicazione, per quanto concerne la rappresentanza diretta, l’expertise giuridica assicurata da un avvocato può fare la differenza in termini di credibilità e capacità di lettura dei testi normativi.

Esistono già anche nel nostro Paese studi legali che hanno scelto di offrire un servizio di consulenza alternativo agli studi di public affairs ma il fenomeno non ha ancora assunto dimensioni degne di nota. La costituzione di dipartimenti, anche specializzati in materie specifiche, a sostegno delle attività di lobbying, offre nuove opportunità e sfide alla figura professionale dell’avvocato che, se adeguatamente inserita nelle dinamiche istituzionali, è in grado di rappresentare al meglio le istanze dei propri “assistiti” davanti al legislatore e ai decisori pubblici.

Come può essere strutturato, quindi, un dipartimento di public affairs all’interno di uno studio legale? In linea generale possiamo dire che un team dedicato a queste attività dovrà sempre comprendere un analista, esperto del tema in discussione e un advocate ovvero chi ha concretamente il compito di rappresentare e trattare la posizione dell’organizzazione con il decisore pubblico. Le due figure, secondo le competenze tecniche e le capacità di comunicazione e persuasione dei singoli professionisti, possono anche coincidere nella stessa persona.

Se si guarda ai dipartimenti di Public Policy and Government affairs di alcune grandi law firm statunitensi si evince come le competenze messe in campo non sono solamente legali ma includono la capacità di comprensione profonda dei meccanismi istituzionali della Casa Bianca e del Congresso, le abilità nella costruzione delle strategie di comunicazione ed una expertise specifica anche nell’ambito del crisis management.

I professionisti coinvolti hanno solitamente alle spalle un’esperienza interna alle istituzioni, conoscono le dinamiche della politica e del consenso e godono di una solida reputazione e di credibilità negli ambienti in cui operano.

Autore: Marianna Valletta, esperta in comunicazione e marketing per gli studi legali

Fonte:  Diritto 24

 

27 marzo 2018, a Mosca siglato Accordo di Collaborazione tra il Sindaco dell’Aquila e Sergey Cheremin, ministro del Dipartimento degli affari esteri e relazioni internazionali del Governo di Mosca

Venerdì, 30 Marzo, 2018

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di Gabriele Rossi

Il 12 ottobre dello scorso anno, proposi al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi di valutare la fattibilità di un Agreement di Collaborazione tra il Comune dell’Aquila e la città di Mosca nella persona di Sergey Cheremin, ministro del Dipartimento degli affari esteri e relazioni internazionali del Governo di Mosca. 

In qualità di componente della Commissione “Cabina di Regia per l’Aquila Smart City” (cfr. Decreto n.93 del 01.03.2018 del Comune di L’Aquila), il 26 marzo scorso, ho accompagnato il sindaco Biondi a Mosca dove il 27 marzo ha siglato l’Accordo con il ministro Cheremin (al centro nella foto presso il Palazzo del Governo della Città di Mosca).

Cliccare qui per rassegna stampa. 

Decision-maker poco informati sul GDPR - Gabriele Rossi, Adriatic Area Manager CREASYS

Giovedì, 9 Novembre, 2017

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Il report Risk:Value di NTT Security mette in evidenza come molti decision-maker non siano consapevoli delle implicazioni del General Data Protection Regulation.

Uno su cinque ammette di non sapere a quali normative è soggetta la propria organizzazione.

Il sondaggio, condotto tra 1.350 dirigenti non dell’ambito IT in 11 paesi, rivela che solo quattro intervistati su dieci (40%) a livello globale ritengono che la loro organizzazione sarà soggetta al GDPR. Il dato forse più preoccupante è che uno su cinque (19%) ammette di non sapere a quali normative è soggetta l’organizzazione. Nel Regno Unito, solo il 39% degli intervistati attualmente considera la GDPR un problema di conformità e il 20% ammette di non saperne niente, mentre al di fuori dell’Europa il livello di consapevolezza è perfino inferiore. Appena un quarto dei decision-maker aziendali negli Stati Uniti, il 26% in Australia e il 29% a Hong Kong ritiene di essere soggetto a GDPR, sebbene queste norme saranno applicabili a qualsiasi azienda che tratta dati di cittadini europei.

Il GDPR già attualmente in vigore, sarà direttamente applicabile dal 25 maggio 2018, il tempo rimasto per garantire la conformità ai nuovi rigorosi requisiti sulla protezione dei dati è ormai meno di un anno. Sono previste sanzioni fino a 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato annuo globale.

Analizzando la maturità di trattamento dei dati, componente chiave del GDPR, il report Risk:Value rivela anche che un terzo degli intervistati non sa dove siano archiviati i dati dell’azienda, mentre appena il 47% afferma che tutti i dati critici sono archiviati in modo sicuro. Di quelli che sanno dove sono archiviati i dati, meno della metà (45%) si definisce “completamente consapevole” del modo in cui i nuovi requisiti normativi avranno effetto sull’archiviazione dei dati nella loro organizzazione. Il maggior livello di conoscenza e consapevolezza in tal senso è stato registrato tra le organizzazioni nel settore bancario e dei servizi finanziari, e in quello delle tecnologie e dei servizi informatici.

• Un intervistato su otto ritiene che la scarsa sicurezza delle informazioni rappresenti il “singolo rischio di maggiore entità” per l’organizzazione. Il rischio segnalato più di frequente è “l’acquisizione di quote di mercato da parte dei concorrenti” (28%). In base al report Risk:Value, il 57% dei decision-maker ritiene che prima o poi una violazione dei dati sarà inevitabile.

• L’impatto di una violazione sarà duplice: secondo gli intervistati, una violazione avrà effetto sulla capacità di business a lungo termine, oltre a causare perdite finanziarie a breve termine. Più della metà (55%) cita la perdita di fiducia dei clienti, i danni per la reputazione (51%) e le perdite finanziarie (43%), mentre il 13% ammette che sarebbe interessato da perdite di personale e il 9% dalle dimissioni di dirigenti senior.

• Il costo stimato per la ripresa, in media, è aumentato da 907.000 dollari nel 2015 a 1,35 miliardi di dollari nel 2017.

• L’impatto stimato sulle entrate è diminuito del 12,51% nel 2015

Solo poco più della metà (56%) dei decision-maker dichiara che impedire gli attacchi per la sicurezza rappresenta un elemento regolarmente all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione. Questo suggerisce che resta ancora molto da fare perché la sicurezza venga presa sul serio ai livelli più alti dell’organizzazione.

Gli intervistati stimano che in media solo il 15% del budget IT in azienda viene speso per la sicurezza delle informazioni, benché questo valore sia aumentato rispetto al 13% nel 2015 e al 10% nel 2014. Molti indicano che la spesa per la sicurezza è inferiore a quella per le attività di ricerca e sviluppo (31%), vendita (28%) e marketing (27%).

L’esigenza di promuovere una cultura della sicurezza

• Il 56% dei decision-maker aziendali dichiara che la propria organizzazione ha definito un criterio formale per la sicurezza delle informazioni, un dato in aumento rispetto al 52% del 2015. Poco più di un quarto (27%) ha avviato l’implementazione di un criterio di questo tipo, mentre l’1% non ha alcun criterio o prevede di implementarne uno.

• Tuttavia, mentre la grande maggioranza (79%) dichiara che il criterio per la sicurezza è stato comunicato attivamente all’interno dell’organizzazione, solo una minoranza (39%) afferma che i dipendenti ne sono completamente consapevoli. La Germania e l’Austria (85%) sono sopra la media per quanto riguarda la comunicazione del criterio, insieme agli Stati Uniti (84%) e al Regno Unito (83%).

• La percentuale di intervistati con un criterio ufficiale per le informazioni è distribuita in modo non uniforme rispetto ai paesi. In Svezia il dato è appena del 30%, mentre nel Regno Unito il 72% dichiara di avere un criterio ufficiale. Relativamente ai settori, quello sanitario è in prima posizione, con il 69% delle aziende che afferma di avere definito un criterio ufficiale per la sicurezza delle informazioni, seguito a breve distanza dal settore finanziario (66%).

• Meno della metà (48%) delle organizzazioni ha un piano di risposta agli incidenti, anche se il 31% ne sta implementando uno. Tuttavia, solo il 47% dei decision-maker intervistati sa con precisione che cosa prevede il piano di risposta agli incidenti.

fonte: techfromthenet.it

L’Italia e l’incapacità di chiudere i progetti

Giovedì, 23 Marzo, 2017

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di Paolo Bricco

 Un Paese senza. Un Paese senza cultura e disciplina di Governo. Un Paese senza buonsenso. Un Paese senza la capacità di progettare qualcosa – non importa che sia il gasdotto Tap o la riforma della pubblica amministrazione - e poi di realizzarlo. Magari di correggerlo. Ma di attuarlo rispettando gli impegni presi. L’Italia assomiglia alla variante ancora più irrazionale, gonfia e parossistica del profilo complesso e irrisolto raccontato – con pietosa laicità – da Alberto Arbasino nel suo saggio del 1980. Quarant’anni dopo, non c’è più solo l’Italia demagogica e dissipatrice, zoppicante e inconcludente della crisi delle scuole, delle fabbriche e dei partiti. A quella radice, si è aggiunto una sorta di cupio dissolvi – un desiderio di automortificazione – della sua anima più profonda.

Il Trans Atlantic Pipeline, collocato nel limbo da un prefetto che chiede chiarimenti e domanda delucidazioni, stempera e sopisce, è un’opera da 40 miliardi di euro. Questo può anche non importare. Tap è un’opera con una rilevante importanza geopolitica: il gas azero estratto nel Mar Caspio nel giacimento di Shah Deniz consente – consentirebbe, consentirà, forse – al nostro Paese di ridurre la dipendenza dal gas russo e di non essere troppo deboli di fronte all’alleanza sull’energia di Mosca e di Berlino. Anche questo può non importare. Il problema è, però, identitario. E di reputazione. Firmi accordi. Ti impegni come Paese. Lo fai non solo con i partner internazionali. Lo fai anche con te stesso. E, poi, sulla spiaggia di Melendugno, blocchi tutto. Lo stesso senso di rallentamento dei muscoli e di ottundimento dei sensi è percepibile nel corpo italiano, sospeso fra guizzi di vitalità adolescenziale e lentezze da invecchiamento precoce, osservando il distacco critico che si fa inerzia militante nella pubblica amministrazione. La riforma Madia. Il codice degli appalti. Tutto è perfettibile. Ma, per i grandi mandarini della pubblica amministrazione che hanno in mano il Paese, nulla va bene. Continuiamo così. Facciamoci del male.

fonte: Il Sole 24 Ore del 23 marzo 2017 

Telecom Italia accelera la strategia ‘quadruple play’ cominciando a produrre contenuti premium. L’ad Cattaneo al Cda: presto il varo di una società che accorperà le attività TimVision e produzione di contenuti esclusivi in banda ultralarga

Martedì, 3 Gennaio, 2017

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Telecom Italia,  a poche settimane dal lancio del  servizio di video on demand Studio+ in collaborazione con Vivendi,  accelera la strategia “quadruple play” diventando protagonista nella produzione di contenuti premium per la banda ultralarga attraverso l’avvio del procedimento di societarizzazione delle attività di Timvision.

La nuova societa’, informa una nota, avra’ come missione presentare al mercato un’offerta video arricchita di nuovi contenuti premium prodotti e coprodotti a livello nazionale e internazionale.

La strategia delineata dall’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, al consiglio di amministrazione individua in Timvision lo strumento per assicurare al gruppo Tim la disponibilità di contenuti in esclusiva per la banda ultralarga che permetteranno uno sviluppo accelerato dell’utilizzo della fibra allargando l’offerta di prodotti e servizi in Iptv.

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IL COMUNICATO DI TELECOM ITALIA

TIM: nasce una nuova società per accelerare la strategia “QUADRUPLE PLAY” entrando nella produzione di contenuti premium per la banda ultralarga

16/12/2016 – 17:15

Il Consiglio di Amministrazione riunitosi sotto la presidenza di Giuseppe Recchi ha deliberato di accelerare la strategia “quadruple play” entrando nella produzione di contenuti premium per la banda ultralarga e l’avvio del procedimento di societarizzazione delle attività di TIMvision.

La nuova società avrà come missione quella di presentare al mercato un’offerta video arricchita di nuovi contenuti premium prodotti e coprodotti a livello nazionale e internazionale.

La strategia delineata dall’Amministratore Delegato, Flavio Cattaneo, al Consiglio di Amministrazione individua in TIMvision lo strumento per assicurare al gruppo TIM la disponibilità di contenuti in esclusiva per la banda ultralarga che permetteranno uno sviluppo accelerato dell’utilizzo della fibra allargando l’offerta di prodotti e servizi in IPTV.

Il Piano Strategico 2017-2019 che sarà presentato a febbraio conterrà indicazioni sullo sviluppo di questo nuovo business del gruppo. (AGI)

fonte: Prima Comunicazione 

Cosa deve fare una buona banca. A modestissimo parere di un ex Consigliere di amministrazione.

Mercoledì, 16 Dicembre, 2015

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1) Scegliere in modo rigoroso chi è meritevole di credito.

2) Gestire il risparmio con prudenza.

3) Finanziare progetti di vita delle famiglie.

4) Finanziare l’operatività e gli investimenti delle imprese.

5) Finanziare il funzionamento della Pubblica Amministrazione.

6) Orientare i modelli di business verso i bisogni dell’economia reale e verso profili di redditività sostenibile.

7) Non applicare tassi ai limiti dell’usura.

8 ) Non “ricattare” chi ha bisogno di credito… spacciando conti correnti o assicurazioni.

La Banca d’Italia ha il dovere di porre la sua attenzione sulla dotazione patrimoniale, sul controllo dei rischi e sulle strategie industriali. 

Fiumi e mari: depurazione o infrazioni

Giovedì, 19 Novembre, 2015

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È il tratto intermedio e finale del servizio idrico integrato, ovvero il segmento di fognatura e depurazione, che registra i più marcati e gravi ritardi infrastrutturali, contribuendo negativamente al degrado delle acque e del territorio. In particolare nel Mezzogiorno, ampie fasce di popolazione – anche in aree metropolitane – sono sprovviste di reti fognarie, di reti di collettamento ed infine di impianti di depurazione dei reflui, con il picco in Sicilia, dove 6 abitanti su 10 scaricano direttamente nei corsi d’acqua, nel mare o nelle campagne. La Direttiva Ue (Dir. 91/271) – che l’Italia ha recepito solo nel 1999 – obbliga tutti gli Stati membri al trattamento dei reflui urbani e ovviamente alla copertura integrale dei centri abitati con sistemi di raccolta e collettamento fognario. L’Italia, in grave ritardo da subito nell’applicazione della direttiva, ha subito nel 2012 e 2013 due condanne da parte della Corte di Giustizia Europea per l’inadeguatezza dei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue in: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto. Tali sentenze di condanna si aggiungono all’apertura di un’ulteriore procedura di infrazione tuttora in corso. Quasi tutte le Regioni, dunque, sono oggi in infrazione. Il numero di agglomerati urbani non a norma è pari 1.025. Tra le più numerose: 175 in Sicilia, 130 in Calabria, 128 in Lombardia e 125 in Campania. 

Il Governo – che nel 2014 ha istituito una Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche – ha calcolato che le penalità di mora possono giungere “fino a un massimo di 714.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento, a decorrere dalla pronuncia della sentenza entro il 2016”. A lanciare, l’allarme l’ex coordinatore della Struttura Erasmo D’Angelis, che calcola “multe salate per le Regioni e per i circa 2.500 Comuni fuorilegge”. Il conto finale ammonta a “circa mezzo miliardo di euro l’anno dal 2016 e fino al completamento delle opere”.

Ed ecco le possibili sanzioni per Regione, qualora il sistema politico e industriale insieme non si dimostrassero capaci della virtuosa sinergia attesa: Sicilia 185 (in milioni di euro), Lombardia 74, Friuli Venezia Giulia 66, Calabria 38, Campania 21, Puglia e Sardegna 19, Liguria 18, Marche 11, Abruzzo 8, Lazio 7, Piemonte e Val d’Aosta e Veneto 5, per complessivi 482 milioni. A questa cifra, la Commissione Europea può inoltre richiedere la comminazione di una ulteriore sanzione forfettaria calcolata in base all’andamento dell’inflazione e del PIL, oltre alla sospensione dei finanziamenti europei.

Tra gli oltre 2.500 Comuni fuorilegge: Trieste, Imperia, Napoli, Reggio Calabria, Agrigento Benevento, Messina e Ragusa tra i capoluoghi di provincia; Rapallo e Santa Margherita Ligure, Capri, Ischia e Massa Lubrense, Porto Cesareo, San Vito dei Normanni e Casamassima, Rossano, Soverato, Castrovillari e Lamezia Terme, Cefalù, Capo d’Orlando, Marsala e Giardini Naxos.

Da questi pochi dati estrapolati dalle sentenze di condanna della Corte Ue risulta evidente l’impatto che tale arretratezza infrastrutturale produce sul tessuto dei territori e sul comparto del turismo. La combinazione perversa tra bassi investimenti e carenza infrastrutturale del servizio idrico deve essere invertita a vantaggio di una più ampia protezione ambientale e di uno sviluppo economico e sostenibile del nostro Paese.

fonte: Festival dell’Acqua

Gianni Chiodi è presidente del Comitato promotore della Fondazione di Comunità dell’Abruzzo Teramano

Giovedì, 5 Novembre, 2015

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L’Europa ha deciso le nuove reti infrastrutturali.

Mercoledì, 17 Giugno, 2015

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La Commissione UE ha pubblicato la carta della nuova rete centrale TEN-T (rete transeuropea dei trasporti) e dei 9 corridoi principali che formeranno le arterie dei trasporti nel mercato unico europeo e che dovrebbero rivoluzionare le connessioni tra est e ovest, eliminando le strozzature, ammodernando le infrastrutture e snellendo le operazioni transfrontaliere di trasporto per passeggeri e imprese in tutta l’Unione europea.

Si tratta, secondo l’esecutivo europeo, della riforma più radicale della politica infrastrutturale mai realizzata dai suoi esordi negli anni ’80.

L’obiettivo finale della nuova rete centrale TEN-T è di fare in modo che progressivamente, entro il 2050, la stragrande maggioranza dei cittadini e delle imprese europei non disti più di 30 minuti di viaggio dalla rete principale.

La nuova rete centrale collegherà:

- 94 grandi porti europei con linee ferroviarie e stradali;

- 38 grandi aeroporti con linee ferroviarie che portano alle città principali;

- 15 000 km di linee ferroviarie convertite ad alta velocità;

- 35 progetti transfrontalieri destinati a ridurre le strozzature. Un’innovazione di rilievo dei nuovi orientamenti TEN-T è l’introduzione di 9 corridoi da realizzare nella rete centrale, che contribuiscono alla sua costituzione: 2 corridoi nord-sud, 3 corridoi est-ovest e 4 corridoi diagonali. Ogni corridoio deve includere 3 modi di trasporto, 3 Stati membri e 2 sezioni transfrontaliere.

Saranno create “piattaforme di corridoio” per coinvolgere tutte le parti interessate e gli Stati membri, quali strutture di governance che elaboreranno e attueranno “piani di sviluppo di corridoio” volti a coordinare efficacemente i lavori svolti lungo il corridoio in Stati membri diversi e in diverse fasi del progetto. Le piattaforme di corridoio dei corridoi principali della rete centrale saranno presiedute da coordinatori europei.

L’Italia sarà attraversata da 4 corridoi:

- dal corridoio Baltico-Adriatico che collegherà Vienna a Ravenna, mettendo in rete i porti di Trieste, Venezia e Ravenna stessa;

- dal corridoio Mediterraneo che taglierà in orizzontale tutto il Nord Italia, partendo da Torino fino a Trieste, unendo così la Francia e i Balcani;

- dal corridoio scandinavo-mediterraneo che è, probabilmente, quello più strategico per lo sviluppo italiano, perché partendo dal Brennero si scende fino a Roma e poi a Napoli da cui si biforca, collegando la città partenopea a Palermo, da una parte, e alla Puglia, dall’altra;

- dal corridoio alpino che prevede il collegamento diretto di Genova e Milano con il confine svizzero.

Ecco di seguito i 9 corridoi.

1) Il corridoio Baltico-Adriatico è uno dei più importanti assi stradali e ferroviari transeuropei che collega il Mar Baltico al Mare Adriatico attraversando zone industrializzate che vanno dalla Polonia meridionale (Slesia superiore) a Vienna e Bratislava, alla Regione delle Alpi orientali e all’Italia settentrionale. La sua realizzazione comprende importanti progetti ferroviari come la galleria di base del Semmering, la linea ferroviaria del Koralm in Austria e le sezioni transfrontaliere tra Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia.

2) Il corridoio Mare del Nord-Mar Baltico collega i porti della costa orientale del Baltico con i porti del Mare del Nord. Il corridoio collegherà la Finlandia con l’Estonia con navi traghetto e creerà collegamenti stradali e ferroviari moderni tra i tre Stati baltici, da un lato, e la Polonia, la Germania, i Paesi Bassi e il Belgio, dall’altro. Il corridoio comprende anche collegamenti fluviali tra il fiume Oder e i porti di Germania, Paesi Bassi e Belgio, come il “Mittelland-Kanal”. Il progetto più importante è il “Rail Baltic”, una ferrovia europea a scartamento standard tra Tallinn, Riga, Kaunas e la Polonia nordorientale.

3) Il corridoio Mediterraneo collega la Penisola iberica con il confine ungro-ucraino costeggiando il litorale mediterraneo della Spagna e della Francia per poi attraversare le Alpi nell’Italia settentrionale in direzione est, toccando la costa adriatica in Slovenia e Croazia, e proseguire verso l’Ungheria. A parte il fiume Po e qualche altro canale nel nord Italia, il corridoio è essenzialmente stradale e ferroviario. I principali progetti ferroviari lungo questo corridoio sono i collegamenti Lione-Torino e la sezione Venezia-Lubiana.

4) Il corridoio orientale/mediterraneo orientale collega le interfacce marittime del Mare del Nord, Mar Baltico, Mar Nero e Mediterraneo ottimizzando l’uso dei relativi porti e delle rispettive autostrade del mare. Includendo l’Elba come via navigabile interna permetterà di migliorare le connessioni multimodali tra la Germania settentrionale, la Repubblica ceca, la regione della Pannonia e il sudest dell’Europa. Via mare andrà poi dalla Grecia a Cipro.

5) Il corridoio scandinavo-mediterraneo è un asse nord-sud cruciale per l’economia europea. Attraversando il Mar Baltico dalla Finlandia e dalla Svezia e passando attraverso la Germania, le Alpi e l’Italia, collega i principali centri urbani e porti della Scandinavia e della Germania settentrionale ai centri industrializzati di produzione della Germania meridionale, dell’Austria e del nord Italia e quindi ai porti italiani e della Valletta. I progetti più importanti di questo corridoio sono il collegamento fisso del Fehmarnbelt e la Galleria di base del Brennero, con le rispettive vie di accesso. Il corridoio raggiunge quindi via mare Malta passando dall’Italia meridionale e dalla Sicilia.

6) Il corridoio Reno-Alpi costituisce una delle rotte merci più trafficate d’Europa: collega i porti del Mare del Nord di Rotterdam e Anversa con il Mar Mediterraneo a Genova attraversando la Svizzera e passando per alcuni dei principali centri economici della Ruhr renana, le regioni del Reno-Meno-Neckar e l’agglomerazione di Milano. È un corridoio multimodale che include il Reno come via navigabile interna. I principali progetti sono le gallerie di base in Svizzera, in parte già completate, e le loro vie di accesso in Germania e in Italia.

7) Il corridoio atlantico collega la parte occidentale della Penisola iberica e i porti di Le Havre e Rouen a Parigi e quindi a Mannheim/Strasburgo con linee ferroviarie ad alta velocità e linee ferroviarie convenzionali parallele, includendo anche la Senna come via navigabile interna. La dimensione marittima svolge un ruolo cruciale in questo corridoio.

8) Il corridoio Mare del Nord-Mar Mediterraneo va dall’Irlanda e dal nord del Regno Unito fino al Mare Mediterraneo nel sud della Francia attraverso i Paesi Bassi, il Belgio e il Lussemburgo. È un corridoio multimodale che comprende acque navigabili interne nel Benelux e in Francia e intende non solo offrire servizi multimodali migliori tra i porti del Mare del Nord, i bacini fluviali della Mosa, del Reno, della Schelda, della Senna, della Saona e del Rodano e i porti di Fos-sur-Mer e Marsiglia, ma anche un’interconnessione migliore tra le isole britanniche e l’Europa continentale.

9) Il corridoio Reno-Danubio, le cui arterie fluviali principali sono il Meno e il Danubio, collega le regioni centrali intorno a Strasburgo e Francoforte sul Meno attraverso la Germania meridionale a Vienna, Bratislava e Budapest per arrivare infine al Mar Nero, con una sezione importante tra Monaco di Baviera e Praga, Zilina, Kosice e il confine ucraino.

I 9 corridoi segnano un enorme progresso nella pianificazione delle infrastrutture dei trasporti.

fonte: Blog di Renato Ranieri 

Il nuovo libro di Romolo Bugaro

Domenica, 31 Maggio, 2015


Effetto domino
Romolo Bugaro
2015
Supercoralli
pp. 236
€ 19,50
ISBN 978880622501

Ci sono uomini abituati a esprimersi solo attraverso il denaro. Uomini che non vanno liquidati con facili parole: lo sa bene Romolo Bugaro, che - oltre a essere uno scrittore ipnotizzato dal mondo - è un avvocato che conosce da vicino, per lavoro, le traiettorie di ascese e fallimenti. Ritrarli con verità, nel bene e nel male di cui sono capaci, è la scommessa di questo suo romanzo. Perché la verità non indebolisce il giudizio etico, anzi lo rafforza proprio nella misura in cui lo complica. Quando uomini come questi si mettono in testa di concludere un grande affare - ad esempio di costruire una città di lusso nella provincia veneta, facendola spuntare come un fungo dall’oggi al domani - niente può fermarli. O forse sí. Forse può accadere che il semplice «no» di una banca produca un effetto domino senza fine, travolgendo le esistenze di tutti. Grandi costruttori, piccoli imprenditori, camionisti, casalinghe, bambini ignari di ogni cosa. Perché quando la valanga comincia a rotolare non c’è salvezza per nessuno. Ma non tutto è come sembra, in una storia di uomini ossessionati dal lavoro, dal denaro e dal potere al punto da apprezzare l’abilità di chi è riuscito a fregarli. E forse l’espressione tecnica «segnalazione a sofferenza» può diventare per molti una metafora perfetta.

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