Archivio di Ottobre, 2008

Non salvate questa scuola!

Mercoledì, 29 Ottobre, 2008

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di Susanna Tamaro 

Da venticinque anni vivo accanto al ministero della Pubblica Istruzione, in Viale Trastevere. Ogni autunno, al tempo della caduta delle foglie e della vendemmia, al tempo in cui le castagne cadono al suolo - quelle castagne che per decenni hanno popolato i sussidiari della scuola italiana - le grandi masse di studenti, come facessero parte del ciclico movimento della natura, cominciano ad agitarsi rumorosamente. L’autunno è ormai fisiologicamente la stagione degli scioperi e delle occupazioni. Cambiano i governi, cambiano i ministri, cambia vertiginosamente il mondo intorno, ma l’autunno resta il tempo della grande protesta.
Quest’anno però l’usuale protesta ha assunto dimensioni abnormi e anche pericolose. Mai infatti era successo che scendessero in piazza i bambini delle elementari - azione gravissima - e che anche settori vasti e lontani dal mondo della scuola si mobilitassero in modo così virulento, come se si trattasse di uno scontro in cui è in gioco la sopravvivenza della civiltà. Il clima non è molto diverso da quello che ci fu al tempo della legge sulla fecondazione assistita. O sei di qua o sei di là. E se sei di là, sei un oscurantista, nemico del progresso e dell’uomo, una persona disprezzabile, da demonizzare e quindi io non prenderò mai seriamente in considerazione le tue idee, le tue riflessioni. A chi giova un clima del genere? A chi fa gioco impedire un discorso serio e maturo sul bene comune? Quello che deprime, in questa situazione, è l’alto livello di infantilismo, di immaturità. Mentre da una parte si cerca di risolvere un problema estremamente grave come quello della scuola, dall’altra si soffia irragionevolmente sul fuoco, fomentando antagonismi che nulla hanno a che vedere con la meditata proposta del programma. Salva la scuola, gridano migliaia di cartelli dai muri delle nostre città. Ma salvare cosa, da chi? Salvare quale scuola? Quella che produce ragazzi incapaci di esprimersi correttamente, che inzeppano i curricula vitae, le tesi, gli stessi concorsi della magistratura di strafalcioni che fanno inorridire? Quella che ci spinge agli ultimi posti dei livelli europei? Quella che ha istituito il demenziale sistema dei crediti e dei debiti formativi, delle miriadi di lauree che, se non fossero reali, provocherebbero minuti di serena ilarità?
Ho frequentato le magistrali, arrivando anche a fare il concorso per insegnare perché ho sempre pensato che i primi anni di apprendimento fossero i più importanti e che dedicarsi a questo fosse una straordinaria avventura. Poi la vita mi ha portato in un’altra direzione, ma la passione non mi ha abbandonato. Scrivo libri per l’infanzia, inoltre ho quattro nipoti in età scolare e vivo con tre bambine che vanno alla scuola dell’obbligo. Per questo, posso dire che in Italia abbiamo ancora molte realtà straordinarie. Straordinarie per passione, per intelligenza, per creatività. E dove ci sono queste realtà, i bambini crescono appassionati, curiosi, aperti alla vita. Ma, accanto a queste che, ringraziando il cielo, non sono poche, si è insinuata, negli ultimi decenni, una volontà perversa dei legislatori che sembra avere l’unico scopo di complicare le cose semplici. La scuola elementare si chiama così, appunto, vorrei ricordarlo, perché deve insegnare gli «elementi base». Ad un certo punto però, agli illuminati riformatori, è parso che proprio questa scuola andasse modernizzata, «liceizzata», adeguata, cioè, alla complessità di informazione di questi tempi. La semplicità, l’essenzialità, la sobrietà andavano cancellate nel nome della modernità. Un bambino proiettato nel futuro, nei tempi meravigliosamente complessi che viviamo, non poteva avere quelle scarse nozioni ottocentesche che sono state la spina dorsale dell’educazione di intere generazioni. E così, ogni giorno, vedo uscire la piccola Martina piegata da uno zaino che contiene ben otto libri. Otto libri per la seconda elementare? E allora noi che abbiamo studiato sull’unico sussidiario, siamo tutti ignoranti? Tempo fa un padre, preoccupato, mi diceva: «Mia figlia sa tutto sulle piogge acide ma non ha la minima idea di cosa siano i decilitri e i millilitri». Certo, ci sono bambini estremamente informati, ma informati vuole dire preparati? E soprattutto, in un mondo che già bombarda informazioni, i bambini hanno bisogno di altre informazioni? O hanno bisogno piuttosto del sapere? In Europa siamo agli ultimi posti come preparazione scientifica. Come è possibile, mi chiedo, dato che ormai, per insegnare matematica alle elementari, bisogna avere una laurea? Una persona più preparata, di solito dovrebbe creare bambini più preparati, mentre sono sempre più confusi. «Segnala le entità equipotenti», ho trovato scritto nel libro di una mia nipotina di prima elementare. Lei mi guardava con sguardo smarrito chiedendo aiuto e io ho risposto con uno sguardo altrettanto smarrito. A un’altra, già in seconda, ho chiesto: «Quanto fa 1+1?» e lei trionfante ha risposto: «11». Eppure io, in prima elementare, avevo imparato che una ciliegia più una ciliegia fa due ciliegie e non ho mai avuto dubbi su questo.

Perché tanta paura della semplicità, perché tanta paura della chiarezza? Forse perché si è perso di vista cosa vuol dire educare: dal latino ducere, vuol dire «condurre». Ma per condurre devo sapere qual è la direzione verso cui tendo. Se non so dove sto andando, se non so qual è la mia meta, come posso guidare le persone che mi sono affidate? Educare non vuol dire intrattenere, ma dare a un bambino i fondamenti etici sui quali potrà costruire la sua complessità di persona. Credo che una delle grandi emergenze di cui si parli poco, per non dire affatto, sia la precaria condizione del sistema nervoso dei bambini che vivono in questi tempi. Il loro cervello, spesso affidato a delle suadenti balie elettroniche, è sottoposto a una continua eccitazione di stimoli diversi. È proprio questa stimolazione forsennata, quest’abitudine a fare zapping che frantuma in loro qualsiasi possibilità di attenzione. E che cos’è l’uomo senza attenzione? Qualsiasi cosa io voglia fare - dal falegname all’astronauta, a scrivere una lettera d’amore - ho bisogno assoluto di attenzione e di concentrazione, devo saper collegare i gesti e sapere che, senza quel collegamento, non ottengo nulla. Oltre alla semplicità, all’altare della modernità abbiamo anche sacrificato l’idea che esista una natura umana e che questa natura vada rispettata e aiutata nella sua crescita. Per questo penso che togliere il maestro unico sia stata una grandissima stupidaggine come quella, tra l’altro, di abolire le magistrali. Un essere umano, per crescere, ha bisogno di stabilità, di certezze, di silenzio, solo così può riuscire a formarsi un suo pensiero e non sarà un docile soldatino nelle mani dei grandi manipolatori. La natura umana si forma nello sforzo, nella fatica, nell’idea che lo sforzo e la fatica siano passaggi fondamentali per crescere e imparare. Se non mi sforzo, se non mi applico, se non passo attraverso le forche caudine della noia, non sarò mai capace di costruire niente. E contro chi va questa confusione di intenti, questa mancanza di preparazione, se non contro le persone che un giorno saranno adulte e che avranno carenze nell’esprimersi? Saranno loro a pagarne il prezzo, perché il bambino incerto nelle nozioni della scuola elementare, sarà ancora più incerto alle medie e, alle superiori, costruirà una casa fatta di carta, pronta a volar via al primo soffio di vento. Ma un giorno la scuola e l’università finiranno, ci sarà l’incontro con il mondo del lavoro e con quali mezzi potranno affrontare un momento così importante? Come faranno a inserirsi in una società che è stata mostrata loro unicamente come antagonista? Non si tratta, a mio avviso, di essere di destra o di sinistra - io, ad esempio, ero molto negativa sulla riforma Moratti - ma di avere il coraggio di osservare la realtà e di affrontarla con quel sentimento così desueto ormai ma così importante che si chiama buonsenso e, assieme a quell’altro sentimento altrettanto lontano dai nostri giorni, che si chiama buona volontà, cercare di lavorare insieme per costruire, per una volta, il bene comune delle generazioni future alle quali finora abbiamo offerto degli esempi davvero pessimi.

tratto da: Il Giornale

segnalato da: abruzzoliberale.it 

www.davide.it Accesso filtrato ad Internet

Lunedì, 27 Ottobre, 2008

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Nel 1997, avendo aperto nella biblioteca dell’oratorio un punto di accesso ad Internet, mi sono trovato di fronte alla necessità di proteggere, in qualche modo, i ragazzi dai contenuti sconvenienti che si presentano sulla rete in misura davvero imponente e con modalità subdole ed invasive. Come educatore ho dovuto affrontare le sfide poste da questo nuovo e formidabile strumento: forse il più potente mai inventato dall’uomo.

In quel periodo, mentre la nostra classe politica ignorava del tutto Internet, al Senato americano era in discussione la proposta dal repubblicano John McCain, il fautore del Communications Decency Act, secondo la quale le scuole o gli altri istituti americani che ricevono fondi federali per pagare la connessione ad Internet dovranno utilizzare software per bloccare l’accesso a materiali “indecenti”. Alla fine del 1997, con un gruppo di persone sensibili a queste problematiche, abbiamo dato vita ad una società di servizi Internet, Cometa Comunicazioni, allo scopo di rispondere alle nuove esigenze educative, mettendo a disposizione di educatori, maestri e genitori, e dei ragazzi strumenti e conoscenze per utilizzare in modo adeguato l’information technology.

L’esperienza maturata in questi anni ci ha portato alla scelta di costruire una rete filtrata per aiutare genitori e insegnanti nel loro compito.
Così nasce DAVIDE il primo servizio Internet filtrato funzionante in Italia, dove la sicurezza e la protezione avvengono nel momento in cui ci si collega. Un progetto etico, unico nel panorama italiano. Gli abbiamo dato il nome di un piccolo ma grande eroe, fiero e che fa centro: Davide con la sua fionda abbatte per i ragazzi il gigante Golia che è la ragnatela mondiale della pornografia. Davide permette di accedere ad Internet tramite una Rete Sicura e controllata in modo da poter eliminare la visione di siti inadatti e sconvenienti posti in una black list per il loro contenuto.

Ma basta filtrare la rete? E’ giusto che si facciano sforzi per proteggere un minimo la navigazione, è doveroso che i genitori e le Istituzioni promuovano l’uso di filtri o di etichette elettroniche alle pagine Web.
Credo però che oltre a tutto ciò i genitori abbiano un altro compito, ben più difficile: non si devono solo limitare a proteggere i loro figli dal male, ma devono destare in loro il gusto e il desiderio del bene. Il compito dell’educatore è quello di incoraggiare i giovani ad utilizzare con intelligenza tutte le possibilità offerte da Internet, a diventare attori della comunicazione, a raccogliere e ordinare conoscenze e relazioni, a comunicare in modo democratico e creativo. L’Associazione Davide intende offrire un sito di contenuti costantemente aggiornati su tutti gli aspetti culturali ed educativi inerenti la rete e ed è costantemente impegnata in campagne di informazione sull’uso consapevole di Internet e sulla tutela dei diritti dei minori in rete.

tratto da: www.davide.it

Professor Marcotullio, auguri di pronta guarigione. L’Abruzzo ha ancora bisogno di lei.

Mercoledì, 15 Ottobre, 2008

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PENNE - Un malore improvviso e poi la corsa verso l’ospedale di Pescara. Da domenica scorsa, Lucio Marcotullio, storico timoniere del marchio di alta moda maschile Brioni ed ex sindaco di Penne, è ricoverato all’ospedale “Santo Spirito”. Dapprima in cardiologia, poi dopo una Tac alla stroke unit, la speciale struttura diretta da Armando Mancini che segue degenti con disturbi cerebrali. Le sue condizioni comunque non appaiono preoccupanti. Accanto al cavaliere del lavoro di 75 anni, personaggio notissimo della scena pubblica pescarese anche come ex presidente della Confindustria provinciale e regionale, i numerosi familiari e la moglie Maria. Chi l’ha visto domenica l’ha trovato lucido e tranquillo con la solita voglia di ironizzare. Numerose le richieste di informazione sulla sua salute giunte in ospedale, al punto che la direzione sanitaria ha deciso di filtrare con severità i contatti con l’esterno.

tratto da: Il Messaggero Abruzzo 14/10/08

Il Futuro di Internet

Martedì, 14 Ottobre, 2008

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di Davide Casaleggio

Al suo decimo compleanno Google ha fatto il punto sull’evoluzione di Internet e le tendenze in atto facendo parlare i propri esperti.

itgrow.gif- Nei prossimi dieci anni il 70% della popolazione mondiale avrà accesso ad Internet (grafico Host internet in Italia come % dell’Europa
1990-2007
tratto da gandalf.it) tramite i più diversi dispositivi con velocità che arriveranno a gigabits per secondo. Ogni dispositivo conoscerà la sua posizione logica e geografica e potrà comportarsi di conseguenza.

- Il futuro di Internet passerà attraverso i cellulari. Ci sono voluti 100 anni per il telefono fisso per propagarsi in oltre l’80% dei Paesi nel mondo. Il cellulare lo ha fatto in 16 anni. I cellulari avranno un arsenale di sensori per capire meglio la realtà in cui si trovano, tutti potranno partecipare alla generazione di contenuto con foto, email, testi, blog.

- Nel 2019 la potenza dei processori sarà da 50 a 100 volte più alta. La nuvola di risorse di elaborazione e di dati e content on line crescerà rapidamente per molto tempo. La possibilità quindi di creare enormi set di dati e di poterli interpretare permetterà di comprendere e risolvere problemi complessi, come la mappatura dello spazio tramite il progetto Large Synoptic Survey Telescope.

- Le reti elettriche faranno parte dell’universo delle informazioni di internet. Le misurazioni scientifiche e le sperimentazioni saranno postate on line in database condivisi. Archivi come “Predict and Prevent” permetteranno di dare soluzione a pandemie ed evitare crisi globali.

- La democratizzazione delle informazioni permetterà sempre più anche alle piccole imprese di accedere alla tecnologia. Una rivoluzione non da poco se si considera che le PMI oggi creano tra il 60 e l’80% dei nuovi posti di lavoro (negli Stati Uniti).

- Il settore dei video ha già eliminato la differenza tra amatoriali e professionisti. Oggi ogni minuto vengono caricate 13 ore di filmati su YouTube. Presto sarà possibile vedere questi video su qualunque supporto e media di cui disporremo.

Per i nostalgici Google ha anche messo a disposizione il suo motore di ricerca sull’Internet nel 2001.

tratto da: casaleggio.it
 

L’economia locale: intervista a Loretta Napoleoni

Giovedì, 9 Ottobre, 2008

prima parte

Spyware

Lunedì, 6 Ottobre, 2008

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di Gianroberto Casaleggio

Per spia della rete, o spyware, si intende un programma che in modo surrettizio entra nel nostro computer per acquisire dati oppure per veicolare delle informazioni.
Attualmente è forse la più grossa violazione della privacy al mondo.

Gli spyware entrano nel nostro computer, di solito, attraverso le email che contengono dei virus lasciando programmi che, come delle spie, operano all’interno del nostro PC oppure all’interno di programmi gratuiti che scarichiamo dalla Rete (Freeware) o dati in licenza d’uso, gratuitamente, per un periodo limitato (Shareware).

Il 67% dei PC oggi contengono uno spyware, un programma che fa da spia al loro interno.
Cinque società su cento, negli Stati Uniti, hanno il problema degli spyware: non sanno esattamente come i loro dati o il loro comportamento sarà utilizzato in termini di informazioni.

Gli home computer oggi possono contenere fino a 26 spyware.
Il fenomeno sta producendo un fenomeno opposto, quello dei programmi che eliminano gli spyware: oggi sono circa 13 milioni di dollari gli investimenti in antispyware e ci si aspetta che questo numero in pochi anni superi i 300 milioni di dollari.

Come ci si difende? Non scaricando programmi Freeware o Shareware dalla Rete se non si è sicuri del sito e della società che li ha proposti ed eliminando le email che hanno al loro interno dei virus.

Gli antispyware sono molti, in continua evoluzione e quasi tutti, hanno la possibilità di fare una valutazione gratuita: accedendo al sito e scaricando l’antispyware si può verificare se nel nostro PC sono contenute delle spie e la tipologia. I più diffusi che oggi circolano in rete sono circa 800.

Cosa possono causare? Possono sicuramente verificare il nostro comportamento, come noi operiamo nella nostra navigazione e nel nostro quotidiano. A livello individuale possono acquisire delle informazioni che consentono di fare politiche di marketing dirette o situazioni più gravi come l’estrazione di dati e informazioni sia a livello individuale, con una totale violazione della privacy, sia a livello di corporation.

Gli antispyware costano poco, poche decine di dollari, mentre il loro utilizzo iniziale è sempre gratuito. Ognuno di questi antispyware è gratuito, come Ad-Aware, che da una visibilità della presenza di spyware nel nostro PC senza pagare nulla.

Ci sono segnali molto semplici da rilevare, per esempio l’arrivo di una pop-up sul nostro computer in modo casuale mentre navighiamo o stiamo lavorando. Un altro segnale è la sostituzione della homepage o della pagina di ricerca: normalmente impostiamo una pagina di ricerca per le informazioni sulla rete e questa può essere sostituita.

tratto da: casaleggio.it

L’Europa distante

Giovedì, 2 Ottobre, 2008

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di Joaquin Navarro-Valls

A dire il vero il recente “No” irlandese al trattato di Lisbona non è stato una vera grande novità. L’ odierno diniego di Dublino si è unito a quelli di Francia e Olanda di tre anni fa. Certamente allora si trattava del ben più impegnativo rifiuto della Costituzione europea, mentre oggi gli irlandesi bocciano soltanto il Trattato di Lisbona. Come sempre è utile non drammatizzare le cose, comprendendo però le ragioni vere che hanno portato al discredito di un’ istituzione così importante e tradizionalmente così tanto amata dai popoli del Continente. Se si guarda un momento ai risultati di quest’ultimo Referendum, si può vedere che ben il 53,4% dei partecipanti hanno espresso il proprio voto contrario, pari a poco più di 860.000 persone. Non è un numero schiacciante per una popolazione di 4.150.000 abitanti. La risposta appare comunque preoccupante, vista l’ importanza del Paese, vista la rilevanza internazionale dell’appuntamento elettorale e visto il numero di astensioni. La prima osservazione spontanea da fare è che l’integrazione non sta funzionando perfettamente, perché anche quando c’è, non si accompagna ad una vera condivisione popolare degli obiettivi. Essi rimangono sostanzialmente non pienamente digeriti dai cittadini. In Polonia, ad esempio, nelle ultime votazioni del 2003 i voti a favore dell’Unione si sono fermati addirittura al 58,85%. E’ una percentuale piuttosto bassa se si pensa ai vantaggi ottenibili con l’ annessione all’ Europa da parte di un Paese non ancora al massimo del proprio sviluppo economico. D’ altra parte, in tutte le Nazioni, dove è stato richiesto di recente un pronunciamento popolare sull’Europa, le percentuali dei “Sì” non sono mai state eccezionali. Come sempre, anche questa volta, all’indomani del rifiuto irlandese, i commenti dei Governi e delle Istituzioni hanno cercato di minimizzare l’accaduto. Il Presidente della Commissione Europea Barroso ha subito ricordato la scelta di minoranza dell’Irlanda, la quale non può fermare il cammino dell’ Europa che vanta l’adesione di ben diciotto Paesi. Il Premier Ceco Topolanek definisce l’intoppo irlandese come una “temporanea complicazione”. Il Primo ministro britannico Gordon Brown chiede un “breve periodo di riflessione”, mentre vede montare la pressione nel Regno Unito per dilazionare l’ ultima tappa della ratificazione del Trattato. Forse Francia e Olanda si sono sentite confortate dal mal comune, anche se ovviamente tale riflessione non può che riguardare sempre ed esclusivamente i Governi, ignorando i popoli che in maggioranza hanno deciso di abbandonare già da tempo l’entusiasmo europeista.

Ma, allora, che sta succedendo? Stiamo diventando un po’ tutti euro scettici? Oppure vi è una situazione che sta cambiando sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgiamo? In effetti, l’Europa in quest’ultimo decennio è stata percepita prevalentemente come un organo burocratico e bancario che aggrava le pene dei cittadini piuttosto che alleviarle. Nel periodo post-bellico, invece, era convinzione diffusa che il raggiungimento della pace tra gli Stati passasse attraverso una coesione popolare dell’Europa. Allora, poi, veniva considerata fondamentale la comunicazione politica dell’idea di Europa da parte dei Governi. Per questo l’indice dell’attuale insuccesso è dovuto soprattutto al fatto che le istituzioni europee sono bocciate dalla gente e sostenute dai Governi, proprio mentre i Governi stessi fanno ben poco per farsi capire dai propri elettori. Oggi non è che tutti i popoli della comunità siano diventati improvvisamente contrari all’integrazione europea, ma è l’ Europa istituzionale che è divenuta una realtà tecnico-finanziaria, e, pertanto, distante dal sentire dei cittadini e incapace di promuovere se stessa. Si tratta di atteggiamenti d’ indifferenza, tutto sommato, piuttosto recenti. In effetti, Jacques Delors pochi anni or sono, seguendo Robert Schumann, credeva ancora in un’Unione Europea di tipo federale, in cui cioè l’allargamento e la creazione delle strutture politiche si accompagnasse anche ad una crescita progressiva di partecipazione democratica. Forse in quest’ultima direzione si è fatto veramente poco negli ultimi tempi, tanto che i cittadini sono quasi sempre chiamati soltanto a ratificare accordi politici pattuiti in precedenza al vertice, prendendo atto delle scelte poco piacevoli della Banca Centrale Europea, senza alcuna campagna seria d’informazione. Quello che manca è proprio l’entusiasmo del passato, quello che accompagnò, ad esempio, nel 1979 le prime elezioni a suffragio universale del Parlamento Europeo. Anche se, infatti, i sacrifici imposti dall’entrata in vigore dell’euro sono stati impopolari ma necessari, non è possibile continuare per sempre a sostenere l’Europa soltanto come unità monetaria, senza illustrare alla gente nuovi e più attraenti prospettive di crescita anche democratica a favore della comunità europea. L’Unione soffre, appunto, di una mancanza reale di partecipazione sociale, dovuta ad un’ autarchia strutturale della politica, sostanzialmente estranea alle necessità di comunicazione e di coinvolgimento reale dei cittadini.

E’ chiaro, in effetti, che senza un coinvolgimento diretto delle popolazioni e senza una diffusione equa e tangibile dei benefici economici, non sarà possibile tenere in vita ancora a lungo un’Europa così malata di tiepidezza, indirizzandola verso un futuro di progresso e di pace.

tratto da: la Repubblica

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