Archivio di Febbraio, 2009

Sette comportamenti produttivi

Mercoledì, 25 Febbraio, 2009

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di Michele Crudele*

PENSARE PRIMA DI AGIRE
Accendere il cervello
La valutazione dell’urgenza e dell’importanza spetta a chi dirige
Progettare senza improvvisare: tempo dedicato, tempo guadagnato
Dare tempi certi per rispondere alle richieste

IMPARARE SULLA PELLE DEGLI ALTRI
Osservare comportamenti e soluzioni altrui con spirito critico e atteggiamento aperto alle novità
Raccogliere e studiare le buone pratiche, copiando quando è utile farlo
Analizzare gli insuccessi, indagando sulle cause
Non sempre il comportamento più frequente è la soluzione migliore

PRIVILEGIARE LA FUNZIONALITÀ
Pensare agli utenti del sistema o del servizio, simulando il loro comportamento
Analizzare l’interconnessione con altri sistemi per scoprire le situazioni critiche
Aggiungere l’estetica come atto finale, che a volte è necessaria, ma riverificare la funzionalità dopo averla aggiunta
Verificare dopo un certo tempo l’efficacia delle soluzioni adottate

CONCENTRARSI SU CIÒ CHE SI PUÒ CAMBIARE
Non si ha il potere di cambiare qualsiasi cosa: ci sono interessi superiori o persone che lo impediscono, ma non è un motivo di scoraggiamento
Mettere a fuoco il proprio campo di intervento, definendo bene le proprie competenze e responsabilità
Essere flessibili quando è necessario uscire dal proprio campo
Intervenire con cambiamenti progressivi quando non c’è consenso per un cambiamento radicale

OTTIMIZZARE LE ATTIVITÀ RIPETITIVE
Misurare tempi e costi senza valutazioni “a occhio”
Dedicare tempo a studiare come ridurre i costi: un miglioramento piccolo di un’attività frequente può portare grandi benefici
Non impiegare risorse per ridurre i costi di attività occasionali e non molto onerose

VALUTARE LE CONSEGUENZE DEI CAMBIAMENTI
Non tutti i cambiamenti sono necessari: attenti alla fantasia e frenesia del neofita
Non cambiare mai è perdente: non farsi condizionare dall’affermazione “Abbiamo sempre fatto così”
Sondare gli utenti, proponendo soluzioni alternative
Analizzare la stabilità di un sistema per evitare l’effetto farfalla: una piccola variazione può causare un disastro
 

CONDIVIDERE DECISIONI ED ESPERIENZE
La collegialità è vincente: più occhi vedono meglio di due
Far propria la decisione della maggioranza, ma se la direzione è composta da una sola persona, chiedere consulenze assumendosi la responsabilità
Lasciare traccia delle decisioni per chi continuerà il nostro lavoro
Registrare i fallimenti, cercando di spiegarne i motivi

 *Docente di Informatica presso la Scuola di Formazione Continua dell’Università Campus Bio-Medico di Roma

Indagine congiunturale sulle imprese manifatturiere abruzzesi

Lunedì, 23 Febbraio, 2009

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Il quadro congiunturale dell’industria manifatturiera abruzzese si è ulteriormente aggravato nel quarto trimestre del 2008. I principali indicatori economici hanno evidenziato forti contrazioni sia rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che rispetto al terzo trimestre 2008. Secondo l’indagine Congiuntura Economica Abruzzese del Cresa nel periodo ottobre-dicembre 2008 la produzione industriale ha registrato una flessione del 10% su base annua (-6,4% rispetto al terzo trimestre). Il fatturato ha mostrato complessivamente un calo dell’8,8% rispetto al terzo trimestre del 2007; relativamente meno accentuata è apparsa la flessione delle vendite all’estero (-6,9%). Ancor più pesante il quadro offerto dalla domanda domestica con una caduta superiore all’11% in termini tendenziali. Si è decisamente invertito il segno degli ordinativi provenienti dal mercato estero, passati da un terzo trimestre positivo ad un -10%. Si conferma la flessione dell’occupazione sia in termini congiunturali (-3,2%) che su base annua (-1,8%).

Risultati dell’indagine sul “credit crunch”. Il CRESA ha inserito nella propria indagine sulle imprese manifatturiere alcune domande finalizzate a sondare le valutazioni degli imprenditori sulle condizioni di accesso al credito bancario. I risultati dell’indagine sono riportati nel documento allegato al presente comunicato stampa.

Dalle piccole e medie imprese sono arrivati segnali di sofferenza meno intensi rispetto a quelle di maggiori dimensioni. Nelle piccole imprese (10-49 addetti) l’indicatore della produzione è sceso del 7% rispetto al quarto trimestre del 2007 mentre meno marcato (-4,5%) è stato il calo nelle imprese di medie dimensioni (50-249 addetti). In termini tendenziali le vendite estere delle piccole imprese hanno mostrato una certa tenuta ma a cedere è stata soprattutto la domanda interna cui si aggiunge un significativo calo dei livelli occupazionali.

Nelle imprese di maggiori dimensioni (oltre 250 addetti) i livelli produttivi hanno subito una forte battuta d’arresto soprattutto in termini tendenziali (-18,3%). A fronte di ciò, l’occupazione ha mostrato un calo rispetto al terzo trimestre del 2008 ma un consolidamento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che ha coinvolto principalmente il comparto dell’elettromeccanica. Il quadro previsivo risulta peggiore che nelle altre classi dimensionali.

L’indice della produzione industriale ha segnato, nel confronto con lo stesso trimestre del 2007, variazioni negative per tutti i settori d’attività fatta eccezione per l’alimentare. Le diminuzioni tendenziali più marcate hanno riguardato il comparto dei mezzi di trasporto (-23%), la metalmeccanica (-12%) ed il legno e mobili (-10%). Dinamiche negative meno accentuate per l’elettromeccanica ed elettronica (-1,8%) e per l’abbigliamento (-5%).

Come era prevedibile il prezzo più elevato in termini produttivi viene pagato dalla provincia di Chieti (-17,3% in termini tendenziali). Nel confronto con il terzo trimestre 2007 anche l’Aquila (-8%) e Teramo (-4,7%) presentano flessioni di una certa intensità mentre il modesto incremento tendenziale di Pescara appare in controtendenza rispetto agli andamenti generali, nonostante il congiunturale negativo.
Questi sono alcuni dei risultati emersi dalla Congiuntura Economica Abruzzese realizzata dal CRESA in collaborazione con gli uffici studio delle Camere di commercio provinciali. La rilevazione è stata condotta nei mesi di gennaio-febbraio su un campione di 261 imprese, statisticamente rappresentativo dell’intero universo produttivo regionale.

tratto da: cresa.it

Antsy McClain - Falling in Love in America

Martedì, 17 Febbraio, 2009

Dal Corriere della sera: “Noi giovani, in fuga dalla politica”

Domenica, 15 Febbraio, 2009

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di Andrea Laffranchi 

Una «passione» che attira solo 6 ragazzi su 100. Primo partito tra gli under 30: quello del non voto.
Alla parola politica i giovani scappano. Il Sessantotto con le assemblee piene di studenti è lontanissimo e anche se lo scorso autunno la riforma voluta dal ministro Gelmini ha risvegliato qualche movimento di protesta, i teenager restano freddi. La sensazione è confermata dai dati. Secondo una ricerca del Centro studi Minori&Media, che ha coinvolto un campione di 1505 studenti fra i 14 e i 20 anni, soltanto 6 ragazzi su 100 si sentono molto attratti dalla politica a fronte dei 61 che rispondono di interessarsi poco o per niente. La maggiore età, quindi il diritto al voto, non fa variare le percentuali, mentre i maschi si dicono più coinvolti dalle femmine e i liceali più dei compagni degli istituti tecnici.

«Oggi è l’emozione a guidare i giovani — spiega Giuseppe De Rita, sociologo e presidente del Centro studi Censis — e mi sembra difficile oggi emozionarsi per i destini del Pd o della Pdl… Fino a 15 anni fa la partita politica era ideologica, era passione, scontro magari anche fisico su visioni del mondo. Oggi mi sembra solo esercizio del potere». Sfiduciati, disinformati e forse anche un poco ignoranti: la maggioranza (52,7%) non sa cosa significhi par condicio, solo il 19,6% capisce l’espressione «porre la fiducia», il 18,9% sa da chi viene eletto il presidente della Repubblica, il 43,5% sa che le elezioni primarie sono quelle in cui si sceglie il candidato di un partito e per un 1,6% di comici involontari sono quelle in cui votano solo quelli che hanno fatto la scuola primaria. Non è sorpreso il sociologo Domenico De Masi: «Non è un cattivo segno. Io saprei come far amare la politica ai giovani, ma queste sono cose inutili da sapere visto che poi che vinca Berlusconi o Prodi non cambia nulla». Fra il serio e l’ironico aggiunge: «”Porta a porta” sta agli antipodi degli interessi dei giovani. Che sono mentalmente pigri, non in senso negativo ma perché puntano a risparmiare energie e a non affastellare la mente. Ho 70 anni e ai miei tempi dovevi conoscere 4 modelli di Vespa e 2 di Lambretta, oggi solo per parlare di computer con gli amici devi avere cento informazioni ». Gli erroracci ci sono anche sull’abc, come l’identificazione delle formazioni politiche: solo il 54% riesce a collocare Berlusconi esattamente nello schieramento di centrodestra e il 57,3% mette Veltroni nel centrosinistra (vince Bertinotti, il più identificato che viene piazzato a sinistra dal 60,9%). Va meglio con Barack Obama: il 90% sapeva che era uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti, ma un 5% ha messo nella rosa personaggi improbabili come il premier inglese Tony Blair, il magnate dei computer Bill Gates e il defunto Robert Kennedy. Il fenomeno Obama può aiutare? «In tutti i Paesi sviluppati la politica non interessa ma lui ha saputo giocare con le emozioni. In Italia al massimo c’è Berlusconi che, sebbene non sappia suscitare emozioni, da buon comunicatore le sa cavalcare », dice De Rita.

Mtv Lab, centro studi interno alla rete musicale, ha numeri ancora più preoccupanti: intervistando 200 ragazzi fra i 15 e i 34 anni ha scoperto che il 92% degli intervistati non si fida dei politici e il 90% non andrebbe a votare se domani ci fossero le elezioni. L’unica a salvarsi è l’Unione europea che ha la fiducia del 52% del campione. Gli under 30 evitano partiti e istituzioni? Ecco la soluzione. Un logo bello tondo come si usa dai tempi di Dc e Pci, un simbolo con un indice sollevato, uno slogan che recita «Tocca a noi. Le cose non vanno. Cambiamole ora». Quella di Mtv è un’iniziativa senza precedenti per una televisione: una proposta di legge popolare scritta dai ragazzi e portata in Parlamento dopo aver raccolto, come prevede la Costituzione, 50 mila firme.

Mtv si butta in politica? «No. Non è il nostro compito. Sarebbe sbagliato leggerla così. La politica è soltanto l’interlocutore finale di questo processo. Tutto è nato pensando a un modello di società partecipativa: vogliamo far capire ai ragazzi che si può incidere sulla propria vita facendo sentire la propria voce», chiarisce subito Antonio Campo Dall’Orto, fondatore di Mtv Italia e vicepresidente mondiale della corazzata televisiva.

Tutto è partito a novembre, sul sito della rete. «Tocca a noi» ha chiesto ai navigatori di scegliere un tema sul quale avrebbero voluto scrivere una nuova legge. In poche settimane hanno votato in 300 mila e Scuola e Università hanno vinto con il 37% dei clic, prevalendo su Lavoro, Ambiente e Accesso alla politica. Ora parte la fase «legislativa». Tre università italiane — Cagliari, Bologna e Milano Bicocca — elaboreranno tre testi da sottoporre via internet a discussione, emendamento (in stile wiki) e voto. Quindi la raccolta firme, ci sono già 3 mila volontari («È il dato che ci colpisce di più», spiegano a Mtv) e l’approdo «istituzionale ». «Se il meccanismo democratico funziona, speriamo ci sia attenzione da parte del Parlamento. Magari non verrà approvata la legge, ma sarebbe brutto non essere ascoltati», aggiunge il manager.

«Tocca a noi» ha già un primo sostenitore «nobile». «Il nostro Paese ci ha portato a credere che non ci sia la possibilità di cambiare e questa è una delle più grandi sconfitte della nostra società», ha detto Jovanotti presentando il progetto in una scuola di Milano. E ha aggiunto: «Noi possiamo cambiare le cose: è sbagliato pensare che non succederà nulla, che tutto rimarrà come prima, è questa la vera sconfitta. Le cose si possono cambiare con l’azione di ciascuno di noi». Ma sono molti altri i personaggi del mondo dello spettacolo ad essersi fatti fotografare con il cartello «Tocca a noi» in mano, manco fossero manifestanti in piazza: Michelle Hunziker, Cesare Cremonini, Maria Grazia Cucinotta, Irene Grandi, Luca Argentero, Victoria Cabello, J-Ax e Filippo Timi. «I ragazzi pensano che non valga la pena agire — prosegue Campo Dall’Orto —. La vera ragione di questa iniziativa è la volontà di muovere i comportamenti e le persone. In passato abbiamo fatto campagne per muovere le coscienze, ma abbiamo visto che poi la voce dei ragazzi non veniva rappresentata. Non esiste nella politica una prospettiva di società per chi ha meno di 20 anni».

tratto da: corriere.it

Uscito il nuovo libro di Flavio Felice: “L’economia sociale di mercato”

Giovedì, 12 Febbraio, 2009

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Come il mercato non può svolgere contemporaneamente la funzione di campo e di regole del gioco, così lo stato non può essere arbitro e giocatore. E’ questo il principale problema nell’agenda del governo mondiale.

Basata su alcuni capisaldi quali l’economia di mercato, la libera iniziativa, la lotta ai monopoli (pubblici e privati) e la stabilità monetaria, l’economia sociale di mercato è distante sia dalle dottrine interventiste come dal capitalismo selvaggio. Al centro c’è l’idea che il sistema economico, per esprimere al meglio le proprie funzioni produttive-allocative, dovrebbe operare in conformità con una “costituzione economica” che lo stato stesso pone in essere.

Il libro sarà presentato il 4 marzo, alle ore 17.00, presso la Pontificia Università Lateranense e il 2 aprile, alle ore 17.00, presso l’Istituto Luigi Sturzo.

Cara Eluana, perdonaci perché non siamo stati capaci di difendere il tuo diritto assoluto e inalienabile alla vita

Giovedì, 5 Febbraio, 2009

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Grazie Eluana per la tua straordinaria testimonianza di vita e di fede che incarni. Di fronte al tuo assassinio noi tutti siamo peccatori, ma grazie al tuo martirio ci salveremo riscoprendo il bene supremo della sacralità della vita.

di Magdi Cristiano Allam

Carissima Eluana,
Ti scrivo con il cuore in mano attimi prima che il mostro del nichilismo e del relativismo s’impossessi del tuo corpo indifeso per privarti definitivamente del bene supremo della nostra umanità, la sacralità della vita.
Tu vivi: respiri autonomamente, apri gli occhi alla mattina, dormi di notte, il tuo corpo risponde alle cure fisioterapiche mantenendo la tonicità dei muscoli e la freschezza della pelle, il tuo apparato immunologico è stato capace di debellare un’emorragia intestinale. Hai soltanto bisogno di essere aiutata a bere e a mangiare.
Ma il mostro del nichilismo che disconosce la valenza dei valori e del relativismo che viola perfino la sacralità della vita ha emesso la tua condanna a morte. Per questo mostro la tua vita non vale niente, non meriti più di continuare a vivere, non corrispondi più ai parametri ideologici ed economici in base ai quali lui decide chi ha diritto di vivere e chi no.

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