Archivio di Marzo, 2009

Impronte degli uomini, nemiche della Terra?

Giovedì, 26 Marzo, 2009

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Nonostante la storia dell’umanità dimostri in maniera inequivocabile che la crescita è sempre un bene e che lo sviluppo civile, demografico, scientifico e tecnologico è necessario per garantire la sopravvivenza e il miglioramento della qualità della vita, persiste nell’ideologia ambientalista il pregiudizio contro l’incremento demografico e lo sviluppo condotto dal genere umano.

Secondo la filosofia ambientalista ci sono troppe persone sulla Terra; queste persone utilizzano un modello di sviluppo che consuma troppe risorse; e il frutto di questo consumo è un sempre maggiore inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. In realtà il XX secolo è stato il secolo della salute e della longevità. Mai il genere umano è vissuto così a lungo e meglio di oggi. Ci sono differenze qualitative fra i vari continenti, ma questo dipende da uno sfruttamento monopolistico e da una cattiva distribuzione dei beni. Proprio nel XX secolo la popolazione mondiale è aumentata di quattro volte, mentre il prodotto lordo è aumentato di diciassette. Fino al 1700 la popolazione mondiale non aveva superato i seicento milioni di unità. In questa nuova inchiesta tutti i dati e i documenti che svelano che il mondo non morirà né di sete, né di fame, né di freddo.

Ripresa vuol dire fiducia

Venerdì, 20 Marzo, 2009

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di Ettore Gotti Tedeschi
 

La fiducia è conseguenza dell’etica applicata. Essa rappresenta un vantaggio nel mondo economico globale che non solo può concorrere a migliorare la società, ma è in grado di contribuire a ribaltare l’esperienza vissuta in questi anni, quando — per parafrasare la famosa legge di Gresham, secondo la quale la moneta cattiva scaccia quella buona — l’etica negativa ha scalzato quella positiva. Nell’etica applicata ci sono due mancanze inaccettabili: la disonestà e l’incompetenza. Sono questi i due fattori che hanno concorso a creare l’attuale situazione di dissesto del sistema economico. Onestà e competenza sono per converso le due direttrici  su  cui  ricostruire  la  fiducia necessaria.

Ormai tutti riconoscono che una condotta onesta consente di far crescere meglio la produttività attraverso scelte opportune e trasparenti, con la motivazione e la cooperazione, piuttosto che con trucchi. L’onestà da sola crea immagine, credibilità e fiducia sostenibile verso l’impresa. La crea sui prodotti e sui risultati economici per il mercato, i clienti, i fornitori, le banche e gli investitori. Diventa così un riferimento competitivo a cui cercare di somigliare. È anche una condotta che produce risparmi di costo, garantendo qualità, rendendo meno necessari i controlli e meno ricorrenti i rischi.

Quanto alla competenza ci saranno sempre voci discordi. L’economia non è una scienza esatta, ma uno strumento in mano all’uomo. Tutti sembrano però d’accordo nel riconoscere la necessità, in questo particolare momento, di un’azione concreta che concorra a ridare subito fiducia ai mercati finanziari, che sono oggi il termometro della crisi in atto. A mancare non è la liquidità, e i prezzi delle imprese quotate in borsa sono talvolta talmente bassi  che  sorprende  l’assenza  di  compratori.

Oggi sembra vi siano solo venditori, perché, oltre a fenomeni soggettivi particolari, ciò che manca è, appunto, la fiducia nei valori e nelle prospettive. Negli Stati Uniti, dove la crisi è stata generata e dove si provano con grande incertezza manovre correttive, i risparmi delle famiglie sono investiti in azioni, così come i fondi pensione. Se si vuole che la classe media riprenda fiducia è necessario che essa non percepisca la perdita del potere di acquisto dei  suoi  risparmi  e  delle  sue  pensioni. Altrimenti il problema diventa anche sociale.

È pertanto prioritario stabilizzare i valori della borsa statunitense, con impatto conseguente sulle piazze europee. Ma per farlo è necessario mettere le istituzioni finanziarie nelle condizioni di comperare azioni sui mercati. A questi prezzi non sarebbe neppure troppo difficile. I risultati sarebbero molteplici: si garantirebbe anzitutto la stabilità delle quotazioni con ricadute positive sugli investimenti e con conseguente aumento della fiducia. Si bloccherebbero poi speculazioni di vario tipo e si impedirebbero acquisti inopportuni da parte di fondi, più o meno sovrani, che potrebbero rappresentare una sorpresa non gradita se avessero strategie più opportunistiche che opportune.

Le nazionalizzazioni o i salvataggi forzati sono di fatto un consolidamento delle perdite che, senza progetti realistici e concreti, spaventano ancora più i mercati. Ciò che serve è invece fiducia. Essa verrà ricreata da una vera leadership che si preoccupi del bene comune e che sappia affrontare piani realistici con determinazione e coerenza. Suo obiettivo primario deve essere appunto generare un clima di fiducia.  Fino  a  ieri  bene  intangibile, ma oggi molto tangibile. E davvero necessario.

(© L’Osservatore Romano - 18 marzo 2009)

L’etica non è regolabile.

Mercoledì, 18 Marzo, 2009

L’etica si vive non si regola. I codici etici sono generali mentre l’etica è intrinseca alla persona. Un’organizzazione non può essere in se stessa buona o cattiva in virtù dell’adozione o meno di un codice etico. Il fumo provoca il cancro a prescindere dal fatto che sia scritto o meno sul pacchetto di sigarette. Così una diseconomia è un cancro per la società anche se produce profitto.

“Fatti non foste a viver come bruti…”

Martedì, 17 Marzo, 2009

Scrivevo che il proliferare di codici etici - soprattutto in politica - lascia a desiderare. E’ necessario riattivare la socialità. Dal basso verso l’alto. Una società sana è fatta di persone che hanno capacità di relazioni interpersonali.

Tale capacità aiuta a mettersi in relazione e a interagire con gli altri in maniera positiva, riuscendo a creare e mantenere relazioni amichevoli che possono avere forte rilievo sul benessere mentale e sociale.

La capacità di relazioni interpersonali può esprimersi sul piano delle relazioni con i membri della propria famiglia, favorendo il mantenimento di un importante fonte di sostegno sociale; può inoltre voler dire essere capaci, se opportuno, di porre fine alle relazioni in maniera costruttiva.

Al posto dei codici etici, un impegno ad operare per una buona economia.

Lunedì, 16 Marzo, 2009

m_8bae22c816bb46d6ba8ad347f53293f2.jpgPenso che porre la questione nei termini di “riportare l’etica in politica”, nonostante le buone intenzioni,  sia un pericoloso diversivo che ci allontana di molto dalla reale sostanza del problema.

Ci tornerò su nel prossimo post. Intanto una citazione.

 «I mali cominciano quando, invece di fare appello alle energie e alle iniziative di individui e di associazioni, il governo si sostituisce ad essi; quando, invece di informare, consigliare e, all’occasione, denunciare e imporre dei vincoli, ordina loro di tenersi in disparte e agisce in loro vece».   John Stuart Mill

Grazie, don Silvio. www.ibambini.it

Lunedì, 9 Marzo, 2009

Scerne di Pineto, domenica 8 marzo 2009

E’ morto ieri, alle 11,45, nella casa del Nido del Focolare di Isola del Gran Sasso, don Silvio De Annuntiis. Don Silvio si è spento ad 81 anni dopo una lunga malattia, che negli ultimi giorni si era molto aggravata, circondato dalle suore e dai volontari.

Da oggi pomeriggio è prevista la camera ardente presso la Casa Madre Ester di Scerne di Pineto; domani pomeriggio, i funerali nella parrocchia di Scerne.

Don Silvio, sacerdote, parroco ed educatore, presidente della Fondazione Maria Regina, una vita dedicata ai bambini, ha fondato centri e comunità per l’aiuto dei bambini in difficoltà e disabili. Con le sue opere, in oltre trent’anni di accoglienza e cinquant’anni di iniziative di solidarietà, ha curato migliaia di bambini, assistito famiglie, giovani, donne, disabili.

Resta forte la sua testimonianza contro la violenza sui bambini, la necessità di curare e proteggere i bambini vittime di sofferenza e di prevenire gli abusi. Per don Silvio i diritti dei bambini erano sacri ed intangibili, come quelli dei disabili, ai quali ha dedicato tutte le sue energie ed il suo grande carisma umano e spirituale.

Lettera che nel 2005 don Silvio scrisse ai candidati Presidenti alla Regione Abruzzo Giovanni Pace, Fabrizio Bosio e Ottaviano Del Turco

«Cari candidati presidenti, ognuno di voi è indaffarato in questi giorni a convincere i cittadini abruzzesi per avere i loro voti. Ma ci sono anche cittadini che non voteranno a queste elezioni e che per questo finiscono spesso dimenticati nei vostri discorsi: sono i bambini, i nostri bambini e i bambini stranieri sulla strada, sono i disabili gravi che non riescono ad esprimere un loro voto, sono gli anziani non autosufficienti che non possono andare a votare, sono gli immigrati che non hanno ancora questo diritto.

 «Mi chiedo quale sia il vostro progetto per chi non voterà, perché non può farlo, perché non può esprimere il proprio punto di vista, perché è escluso dalla possibilità di decidere il proprio destino. A chi non vota è sempre andata l’attenzione della nostra chiesa, delle nostre opere sociali, così tante anche in Abruzzo, che con fatica grande e con la forza spontanea della fede cercano di sopravvivere in condizioni sociali che certo non le favoriscono.

 «E’ questa l’altra faccia dell’Abruzzo nelle nostre case e nei nostri centri, che non ha bisogno soltanto di strade e di ferrovie, quanto di servizi e di solidarietà. Non ha bisogno solo di nuova economia, quanto di avere garantito almeno un pranzo ed una cena ogni giorno. Ma è proprio questo l’Abruzzo che non voterà. Forse questo popolo silenzioso è composto da almeno un abruzzese su tre fra quelli che si possono contare. Eppure i nostri bambini sono l’unico investimento certo per il futuro della Regione: solo il loro benessere, la loro educazione e formazione, la loro serenità e sicurezza potranno garantire lo sviluppo sociale ed economico dell’Abruzzo. L’Onu ha calcolato che per un dollaro che spendiamo oggi per un bambino ne raccoglieremo sette domani. Mi auguro che nei prossimi giorni possiate esporre i vostri progetti anche per chi non potrà votare. E dal mio piccolo ho la forte speranza che le persone che voteranno si lasceranno convincere più da questi progetti che mettono al centro i bambini, gli uomini e la loro felicità, che dalle magnifiche sorti, che spesso inserite nei discorsi, ma cui oggi pochi sono rimasti a credere. Spero proprio che in questi giorni siano presi impegni seri e certi in favore di quegli esclusi che all’indomani della Pasqua, possano ritrovare anche una loro resurrezione sociale».
 

80° Anniversario della morte di Francesco Paolo Michetti

Giovedì, 5 Marzo, 2009

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di Vincenzo Centorame* 

Questo difficile, per molti versi persino drammatico 2009, può essere per noi abruzzesi e non solo, un anno di ripresa e di riscossa anche all’insegna dell’arte e di Francesco Paolo Michetti. Un artista che non può essere dimenticato da una Regione che a Lui deve molto che nel suo nome può dare inizio ad una nuova stagione, ad una ripartenza in tutti i settori della società abruzzese gravemente toccata dai segnali della crisi che è anche culturale e morale. Proprio la storia del Premio Michetti dovrebbe insegnare molto a tutti gli abruzzesi e, in particolare, alla sua classe dirigente. Non dimentichiamo che un piccolo gruppo di volenterosi, con le rovine della seconda guerra mondiale ancora fumanti, ha pensato nel 1946 ed ha poi varato nel 1947 la prima edizione della Rassegna di pittura destinata ad ospitare, fino ad oggi, oltre settemila artisti, tra i più grandi a livello nazionale ed internazionale.  Proprio negli anni scorsi si è anche realizzato il sogno della costituzione del Museo d’Arte contemporanea di Francavilla, frutto della volontà di due maggioranze regionali di segno opposto ma decise a ricongiungere in un solo splendido sito espositivo, Palazzo san Domenico, un grande ed inimitabile patrimonio di opere che dà conto di tutto il meglio dell’arte dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Bisogna mantenersi quindi in piedi tra le rovine di questo tempo difficile per ricominciare da segni che contano più di ogni altra cosa e che possono portare anche ad una ripresa generale della nostra regione. Quello che noi facciamo è un appello al Ministero dei Beni Culturali e, soprattutto, alla classe dirigente abruzzese, agli operatori economici ed ai tanti amici che ovunque conoscono ed apprezzano questa lunga ed inimitabile storia italiana fatta di passione, disinteresse e lavoro.

*Presidente Fondazione Michetti

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