“In Abruzzo le persone e le comunità vanno aiutate a “tenere”, a non perdersi”

La vita dell’uomo è responsabilità, ci ricorda Antoine de Saint-Exupéry in Terre des Hommes. Responsabilità, parola più volte evocata in questi giorni di fronte alla tragedia abruzzese, che nel suo significato comune sta per dare conto di quello che si fa secondo un chiaro principio di imputabilità. Come nella disastrosa e omicida non tenuta delle case appena costruite all’Aquila. La casa dello studente e il nuovo ospedale, due simboli ben impressi in tutti noi: il primo crollato come sabbia portando con sé la vita di tanti giovani, il secondo irreversibilmente danneggiato. Sarà bene evitare parole altisonanti, sarà bene comprendere cosa è accaduto e accertare le responsabilità che sono anzitutto personali, in varia misura a seconda dei ruoli che si ricoprono. Staremo a vedere nei prossimi mesi.

Ma l’etimo di responsabilità, dal verbo respondere, allude ad un significato più profondo: responsabilità è dare risposta alle domande e prendere sul serio le richieste altrui. Soprattutto di coloro che sono più deboli, e che chiedono di essere compresi e  ascoltati nelle proprie richieste e nelle proprie difficoltà. Risposta credibile, autorevole, efficace, capace di trasformare la preoccupazione, l’angoscia e il dolore in una possibile prospettiva di rinascita interiore e comunitaria. E dunque, anche alla necessaria tempestività dei soccorsi, alle ingenti risorse economiche da mettere in campo, si aiutino le persone e le comunità a “tenere”, a non perdersi e a continuare a riconoscersi in una storia.
Questo compito spetta anzitutto alla società civile organizzata, alla comunità cristiana perché aiutino le persone e le famiglie a ritessere la tela di relazioni devastata dal dolore.
Un’azione che va sostenuta rimettendo in piedi i servizi di comunità: le scuole e gli asili, i presidi sanitari, le reti di comunicazione. E poi un aiuto ai commercianti, agli imprenditori piccoli e grandi che siano, agli artigiani cui spetta il compito immane di ridare fiato all’economia locale. E per la ricostruzione affidiamoci ai Comuni, ai sindaci cui spetta il dovere e l’obbligo della responsabilità (risposta): le cifre assegnate a ciascun Comune siano rese pubbliche, come pubbliche devono essere regole e criteri, certo senza troppa burocrazia.
Affidiamoci al desiderio di rinascita che le genti di Abruzzo hanno espresso in queste tristi giornate, con dignità e compostezza. E’ un desiderio che metterà in moto energie insperate, determinazione e quella cocciutaggine di cui vanno orgogliosi gli abruzzesi: sì cocciuti come il loro Gran Sasso.

autore: Edoardo Patriarca

tratto da: piuvoce.net

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