Caso Abruzzo, tre mosse per uscire dalla crisi

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di Marcello Russo*

Quali cure per le patologie della Regione Abruzzo evidenziate in modo drammatico dal coinvolgimento in processi penali clamorosi di esponenti di tre Giunte e dei loro Presidenti di differente collocazione politica? Il ritorno ai metodi dei bei tempi andati (culminati anche essi nella tangentopoli abruzzese), come si suggerisce da alcuni?  O la “prova del bucato bianco” cioè dell’assenza di macchie per reati in corso di accertamento penale come altri propongono (con ciò consentendo alle Procure di condizionare la presentazione delle candidature)? O la ricerca di qualche professore che fornisca accademiche ricette di scienza giuridica o economica? O ancora la scelta degli onesti caratterizzati dalla illibatezza morale fin qui dimostrata? Evidente che ciascuna di queste proposte ha il carattere della genericità ed indeterminatezza e può - al di là delle intenzioni - risolversi nella richiesta che tutto cambi senza che poi nulla sia cambiato. Per tentare un sommario approccio al problema suscettivo di approfondimenti concreti, si può cominciare col dire che i gravi incidenti di percorso suggeriscono di chiedersi se occorre pensare a nuovi metodi di scelta degli uomini o a nuove regole di governo. Evidentemente, come del resto si apprende dai rudimenti di scienza dell’Amministrazione, la scelta degli uomini è essenziale per l’attuazione dei buoni metodi. La scelta degli uomini nella politica - specie coi sistemi elettorali vigenti - viene effettuata fondamentalmente con criteri di “fedeltà” ai vertici e alle loro espressioni locali degli schieramenti politici. Non me ne scandalizzerei troppo perché il personalismo e il voltagabbanesimo sono cause di scarsa governabilità in quanto la politica, specie in democrazia, è giuoco di squadra e non palestra di azioni solitarie. Ma queste deviazioni dalle regole si evitano individuando soggetti “pensanti” e pure dotati di lealtà, non accettando passaggi di campo in corso di legislatura, soprattutto con norme statutarie e regolamentari che escludano dell’inserimento in qualsiasi gruppo chi lasci il partito con il quale è stato eletto. I “clerici Vagantes” debbono restare fuori da ogni gruppo. Altra è la questione della capacità, la quale va ricavata dai titoli di cultura e dalle esperienze maturate (da distinguere dalle cariche infruttuosamente riscoperte), titoli ed esperienze che dovrebbero essere resi pubblici per consentire all’elettore scelte adeguatamente ponderate.

Venendo ai metodi operativi occorre dire che l’Abruzzo, che si avvia alle nuove elezioni regionali dopo un suicidio (per decapitazione) della Legislatura, non può sperare in un “pronto soccorso” statale principalmente per il federalismo che è ormai realtà. Occorrerebbe troppo tempo e spazio per spiegare perché a Napoli sono arrivati soldi e soldati, con appositi sottosegretari e nessuno è andato in galera mentre in Abruzzo ciò non è e non sarà possibile. Un bel tema da sviluppare a parte, anche al lume dei dati su entrate tributarie e spesa pubblica pubblicati su “Sole 24 Ore” del 4 agosto 2008. Stabilito che non dobbiamo contare troppo su bastoni e altri appoggi statali e dobbiamo camminare con le nostre gambe, è ovvio che dobbiamo pensare al forte contenimento della spesa, alla individuazione di tutte le risorse ordinarie disponibili, alla ricerca di quelle straordinarie reperibili, a ottimizzare i criteri di spesa. Quanto al contenimento della spesa c’è moltissimo da fare, a partire dalla drastica riduzione delle consulenze private per mettere a punto un sistema di consulenze pubbliche all’approfondimento del ruolo dei magistrati Amministrativi e Contabili nella nostra Regione che va conosciuto diffusamente e approfondito perché tutte le azioni convergono verso l’ottimizzazione del sistema di spesa ed il recupero delle indebite elargizioni.

L’ottimizzazione della spesa si coniuga con il sostantivo “programmazione” (quella vera da distinguersi dall’elenco di tutti i desideri e sogni di ogni specie), con i controlli di gestione, con gli equilibrati rapporti fra Organi (Presidente, Giunta, Consiglio), con trasparenza e la comunicazione pubblica. Sembrerebbe del tutto naturale applicare questi principi che sono certamente proclamati e talvolta declamati nello Statuto Regionale, come agevolmente si può ricavare dal “dossier“ statuto, pubblicato dall’Associazione Regionalista Abruzzese. Senonché programmazione, monitoraggi, controlli sono - come le virtù teologali o i dieci comandamenti - da ripetere sgranando il rosario in ogni rito ufficiale ma da trasgredire per inseguire più concrete mire nell’agire quotidiano. Qui la fonte principale di tutti gli “scivoloni” delle nostre Giunte Regionali, della crisi profonda degli Enti autonomi (acquedottistici ed altri), del grande disagio del sistema delle autonomie locali che sono inserite necessariamente nel sistema regionale. Stabilite le regole fondamentali della navigazione secondo la rotta, con gli strumenti di bordo e di controllo appropriati, si tratta di trovare il carburante nel sistema di federalismo fiscale. Il carburante può essere procurato bene individuando e ben utilizzando tutte le risorse locali reperibili ma anche con saggio e ben controllato uso degli strumenti finanziari accessibili evitando tuttavia di mettersi nelle mani dei “prestigiatori” che pullulano nel settore come la storia della Finanziaria Regionale o delle “cartolarizzazioni” insegna. Seri studiosi, anche abruzzesi, hanno scritto cose interessanti sui prestiti obbligazionari, sul leasing, sul leasing back, sul project financing, sulle concessioni, sulle società miste, sugli accordi di programma, sui metodi e le cautele con i quali essi vanno usati. Scelta degli uomini, scelta dei metodi, individuazione completa dei mezzi sono i tre perni sui quali fare leva per uscire dalla crisi senza vaghi riferimenti al passato e a virtù individuali di tipo astrattamente etico o accademico ma tenendo i piedi ben saldi sulla nuda terra. Si possono volgere le amare esperienze e il federalismo incombente in uno scatto collettivo di orgoglio e di fantasia rigenerativa, all’uopo formando squadre competitive con capacità complementari dei singoli soggetti, adeguatamente attrezzate? Occorre provarci.

*avvocato

fonte: il Centro — 18 agosto 2008

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