Categoria ‘Persone’
Martedì, 17 Agosto, 2010
ROMA (ITALPRESS) - “Scompare con Francesco Cossiga l’ultimo maestro del cattolicesimo liberale in quella che fu la grande storia della democrazia cristiana. Autentico, per quanto isolato, spirito ‘whig’ della politica italiana Cossiga insegno’ a molti, prima ancora che diventassero un’effimera moda, i principi della filosofia politica liberale, che purtroppo ancora stentano ad affermarsi davvero nel nostro Paese”. Lo afferma in una nota l’onorevole Ferdinando Adornato.”Sir Francis, cosi’ come pretendeva che io lo chiamassi in omaggio al comune amore per la cultura anglosassone, ha sempre vissuto fino all’ultimo con appassionato dolore l’arretratezza ideologica della nostra classe politica, dagli anni della caduta della prima repubblica a quelli attuali del fallimento della seconda. Ma Sir Francis non muore davvero: perche’ i suoi insegnamenti e la sua ironia sosterranno sempre quanti continueranno a credere e combattere per i tre concetti chiave del pensiero liberale, il primato della persona, il senso dello Stato, l’amore per la nazione”.
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Venerdì, 2 Luglio, 2010
L’Accademia nazionale dei Lincei ha chiuso l’anno accademico 2009-2010 con l’Adunanza generale solenne, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Un breve stralcio del discorso del presidente Lamberto Maffei.
“Signor Presidente della Repubblica, Autorità, illustri Consoci e Colleghi, Signori e Signore, è mia ferma convinzione, e linea guida del mio programma, che nel momento attuale, irto di gravi problemi economici e sociali, sia necessario riaffermare con forza il ruolo fondamentale dell’Accademia dei Lincei, affinché essa si ponga sempre più a riferimento di settori o di gruppi operanti nella società e, oltre a tenere viva e trasmettere la cultura del passato, sia aperta alle istanze dell’oggi e alle sfide del domani.
Il mondo culturale e più in generale la comunità, guardano con viva preoccupazione al degrado dei comportamenti sociali, alla base del quale stanno la marginalizzazione e perfino il disprezzo della cultura, a torto giudicata priva di una ricaduta economica, e più in generale la perdita di valori tradizionali come la correttezza, l’onestà e la moralità, sempre più sottovalutati e screditati, quando non pericolosamente sostituiti da altri. Ciò ha conseguenze particolarmente insidiose per le nuove generazioni che subiscono un indebolimento delle capacità di critica e di contrasto propositivo. La mia diagnosi è quella di una vera e propria degenerazione o atrofia culturale del tessuto sociale, che colpisce oggi una minoranza di cittadini, ma che tende a espandersi come una pericolosa epidemia. L’Accademia, per rispetto della sua tradizione e per convinzione dei suoi membri, ha il dovere di difendere quei valori, la cui pratica è condicio sine qua non di ogni attività intellettuale, e al contempo di far conoscere diffusamente, nei limiti delle sue possibilità, il pericolo di tale patologia per la vita civile del Paese e per la sua posizione nel mondo.
È in questo proposito che, tra le diverse iniziative, abbiamo organizzato una serie di Conferenze a Classi Riunite tenute da illustri oratori invitati a dare il loro contributo all’analisi di queste patologie sociali per ricavarne indicazioni su possibili cause e adeguate terapie.
Particolare rilievo all’iniziativa è venuto dalla partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che con la sua conferenza “Verso il 150° dell’Italia unita: tra riflessione storica e nuove ragioni di impegno condiviso”, tenutasi il 12 febbraio 2010, ha inaugurato, di fatto, qui all’Accademia dei Lincei, le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
In un periodo in cui il concetto stesso di Unità d’Italia viene messo in discussione, le parole del Presidente lo hanno riconfermato come ineludibile valore politico, sociale ed economico, premessa necessaria per una più incisiva azione sopranazionale.
Nel corso di queste conferenze abbiamo avuto modo di riflettere e confrontarci su una vasta gamma di tematiche valoriali di cui gli oratori, a partire dalle proprie competenze specifiche, hanno efficacemente suggerito possibili antidoti contro il degrado e di principi guida nell’affrontare alcuni passaggi cruciali del nostro tempo.
È mio auspicio che le parole e le argomentazioni di queste belle e accorate conferenze, trovino orecchi attenti e possano essere stimolo ad attivarsi per costituire con le molte persone di buona volontà una solida barriera contro il dilagante affievolirsi dei sani principi che nel corso della sua lunga storia hanno sempre ispirato questa Accademia, aggregazione sinergica delle risorse intellettuali del Paese.
E’ mio intento, in collaborazione col vicepresidente Alberto Quadrio Curzio, organizzare più frequentemente conferenze e convegni su temi di interesse comune alle due classi di Scienze Fisiche e Naturali e di Scienze Morali, affrontando problemi di interesse generale come quelli del clima, dell’energia, delle caratteristiche geologiche del territorio, o dell’economia e della giustizia. Trovo che, pur nella specificità delle discipline, la discussione comune di menti con preparazioni diverse risulta efficace e costruttiva.
Permettetemi di porre particolarmente alla vostra attenzione alcune delle nostre attività, non perché siano più importanti di altre, ma perché investono problemi di più largo interesse.
(…)
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Mercoledì, 30 Giugno, 2010
di Dario Antiseri
Critico dell’economicismo e del socialismo, Antonio Rosmini ebbe chiarissimo il nesso che unisce la proprietà alla libertà della persona. “La proprietà - afferma nella Filosofia del Diritto - esprime veramente quella stretta unione di una cosa con una persona … La proprietà è il principio della derivazione dei diritti e dei doveri giuridici. La proprietà costituisce una sfera intorno alla persona, di cui la persona è il centro: nella qual sfera niun altro può entrare”. Da qui l’imperativo di rispettare l’altrui proprietà: il rispetto dell’altrui proprietà è il rispetto della persona altrui. La proprietà privata è uno strumento di difesa della persona dall’invadenza dello stato.
Persona e Stato: fallibile la prima; mai perfetto il secondo. Ecco una famosa pagina della Filosofia della politica: “Il perfettismo, cioè quel sistema che crede possibile il perfetto nelle cose umane, e che sacrifica i beni presenti alla immaginata futura perfezione, è effetto dell’ignoranza. Egli consiste in un baldanzoso pregiudizio, pel quale si giudica dell’umana natura troppo favorevolmente, se ne giudica sopra una pura ipotesi, sopra un postulato che non si può concedere, e con mancanza assoluta di riflessione ai limiti naturali delle cose“.
Il perfettismo è “effetto dell’ignoranza” e frutto di un “baldanzoso pregiudizio”. Il perfettista ignora “il gran principio della limitazione della cose”. Egli non si rende conto che la società non è composta da “angeli confermati in grazia”, quanto piuttosto da “uomini fallibili”. E l’umana fallibilità lascia la sua traccia in tutti i nostri progetti. Di conseguenza risulta urgente non dimenticare che ogni governo “è composto di persone che, essendo uomini, sono tutte fallibili”.
Sennonché entusiasti della nefasta idea perfettista sono gli utopisti - “profeti di smisurata felicità”, i quali, con la promessa del paradiso in terra, si adoperano alacremente a costruire per i propri simili molto rispettabili inferni. L’utopia - scrive Rosmini - “lungi dal felicitare gli uomini, scava l’abisso della miseria; lungi dal nobilitarli, gli ignobilita al par de’ bruti; lungi dal pacificarli, introduce la guerra universale, sostituendo il fatto al diritto; lungi d’eguagliar le ricchezze, le accumula; lungi da temperare il potere de’ governi lo rende assolutissimo; lungi da aprire la concorrenza di tutti a tutti i beni, distrugge ogni concorrenza; lungi da animare l’industria, l’agricoltura, le arti, i commerci, ne toglie via tutti gli stimoli, togliendo la privata volontà e lo spontaneo lavoro; lungi da eccitare gl’ingeni alle grandi invenzioni, e gli animi alle grandi virtù, comprime e schiaccia ogni slancio dell’anima, rende impossibile ogni nobile tentativo, ogni magnanimità, ogni eroismo e anzi la virtù stessa è sbandita, la stessa fede alla virtù è annullata”.
E qui va sottolineato che dietro all’antiperfettismo di Rosmini preme la sua critica all’arroganza di quel pensiero moderno che elabora i suoi fasti nei pensatori illuministi. La dea Ragione sta a simboleggiare un uomo che presume di sostituirsi a Dio e di poter crere una società perfetta. Il giudizio che Rosnini dà sulla presunzione fatale dell’Illuminismo e sugli esiti tragici della Rivoluzione francese fa venire alla mente analoghe considerazioni, prima di Edmund Burke e successivamente di Friedrich August von Hayek.
Problemi gravi, nella Francia dell’epoca, ve n’erano. E non è un mistero - scrive Rosmini - che, come sempre, vi era nella popolazione “una parte irrequieta”. Ebbene, quel che avvenne fu che “capitanarono questa canaglia i cosiddetti filosofi, cioè i filosofi senza logica del secolo XVIII; e giovandosi del reale bisogno di progresso che aveva la civile società, presero ad incitarla … con promessa d’addurla così al progresso bramato che ella non sapeva formulare, né dargli forma esterna, né esterna esecuzione. La società si affidò ai primi capitani che le si offersero, dirò anche agli unici. Sventura! erano dei sofisti, degli empi. Così la causa del progresso si trovò orribilmente involta in quella delle passioni popolari, atee, anarchiche; mille idee si rimescolarono, si urtarono, ne nacque il caos, e dalle menti passò purtroppo nella realtà della vita”.
Antiperfettista, a motivo di quella che egli chiama l’”infermità degli uomini”, Rosmini si affretta sempre nella Filosofia politica, a far presente che gli strali critici puntati contro il perfettismo “non sono volti a negare la perfettibiltà dell’uomo e della società. Che l’uomo sia continuamente perfettibile fin che dimora nella presente vita, egli è un vero prezioso, è un dogma del Cristianesimo“. L’antiperfettismo di Rosmini implica, dunque, l’impegno maggiore. Da qui, tra l’altro, la sua attenzione su quella che egli chiama “lunga, pubblica, libera discussione”, giacché è da siffatta amichevole ostilità che gli uomini possono tirare fuori il meglio di sé ed eliminare gli errori dei propri progetti e idee.
L’antistatalismo - quale forma di utopismo - si configura in Rosmini come una precisa difesa della libertà e della dignità della persona umana. “Calcolandosi gli uomini unicamente per quello che sono utili allo stato, e nulla in se stessi, essi vengono abbassati alla condizione di cose e privati del carattere di persone: sotto un tal punto di vista, un branco di pecore può valere di più di un branco di uomini … Per noi l’uomo non è solo cittadino: prima di essere cittadino, egli è uomo, e questo è il suo titolo imprescrittibile di nobiltà, questo il rende maggiore a tutte insieme le cose materiali che compongono l’universo”.
Libertà, dignità e nobiltà della persona che vengono letteralmente calpestate, tra l’altro, dalla pretesa dello Stato di erigersi a maestro unico e di eliminare, di conseguenza, la libertà di insegnamento. E proprio contro siffatta concezione liberticida Rosmini nel saggio Della libertà d’insegnamento afferma: “I padri di famiglia hanno dalla natura e non dalla legge civile il diritto di scegliere per maestri ed educatori della loro prole quelle persone nelle quali ripongono maggior confidenza”. Lucido sulle conseguenze liberticide implicite nel monopolio statale dell’istruzione, Rosmini non lo è da meno sui danni prodotti da quello che noi oggi chiamiamo assistenzialismo statale.
“La beneficenza governativa - scrive - ha un ufficio pieno in vista delle più gravi difficoltà, e può riuscire, anziché di vantaggio, di grave danno, non solo alla nazione, ma alla stessa classe indigente che si pretende beneficiare; nel qual caso, invece di beneficenza è crudeltà. Ben sovente è crudeltà anche perché dissecca le fonti della beneficenza privata, ricusando i cittadini di sovvenire gl’indigenti che già sa o crede provveduti dal governo, nol sono, nol possono essere a pieno”.
Sin qui, dunque, solo alcune delle idee di Rosmini dalle quali, tuttavia, è facile comprendere la rilevanza e l’impressionante attualità del suo pensiero. E capiamo pure che l’avere per tanto tempo emarginato le idee di Rosmini ha costituito un incalcolabile danno per la cultura cattolica. In realtà, le idee di Rosmini oggi - forse oggi più di ieri - mostrano la loro consistenza teorica, la loro praticabilità politica e il loro valore umano e morale; e pongono sotto gli occhi di tutti il “tempo perduto” e le “occasioni mancate” della cultura cattolica e della politica italiana.
fonte: rosmini.it
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Martedì, 29 Giugno, 2010
“Alcuni Amici lettori, in diversi contesti e su diversi temi, mi rimproverano di essere oscuro, contorto… e mi chiedono di essere “più chiaro”.
Essere Oscuri non è un difetto, se si pensa che “oscuro” è un predicato oracolare…
“Contorto”, invece, è un predicato che molto spesso non designa tanto il discorso cui ci si riferisce quanto la disattenzione di colui che lo ascolta o lo legge.
“Essere più chiaro” è un’espressione tautologica, banale… Il “chiaro” è chiaro, se non è chiaro è “oscuro”…
Come se ne esce?
Direi così: io amo essere chiaro. Perciò, se scrivo qualcosa, qualsiasi cosa (coglionate incluse), la medito attentamente: cioè faccio chiarezza nel mio discorso.
Ma non ho l’obbiettivo di essere “democratico”, cioè di “farmi capire da tutti”. Se così facessi (ammesso che la mia “malattia” mentale me lo permettesse), mentirei a me stesso e agli altri.
Il mio più feroce disprezzo va infatti a coloro che mirano al consenso delle maggioranze. Perciò le genìe che considero più infami sono i Politici e i Giornalisti.
Il mio affetto va a chi ama fare fatica, studia, e dunque gode, sulla via della conoscenza.”
fonte: girolamo.melis.it
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Lunedì, 28 Giugno, 2010
di Luca De Biase
Dice Remo Lucchi, Eurisko: “Il 74% dei miei coetanei ha smesso di studiare alla quinta elementare e ora è analfabeta di ritorno. Io ho 64 anni. E l’analfabetismo riguarda un buon terzo della popolazione italiana. Queste persone si affidano a chi le rappresenta”.
Al recente Festival dell’Economia di Trento si sono sentite cifre simili e, comprendendo anche gli analfabeti veri e propri più coloro che sanno solo scrivere la propria firma, si sale ancora di più: verso la metà della popolazione italiana.
Non stupisce dunque che una buona metà degli italiani sia del tutto esclusa dalla lettura dei giornali e dalla consultazione del web. Dice il Censis che queste persone accedono alle informazioni solo attraverso il telegiornale. Ed eventualmente il passaparola.
Per quanto possano essere razionali e pienamente in grado di scegliere con la propria testa, queste persone decidono in base alle informazioni che hanno: dal telegiornale e dalle persone di cui si fidano, i loro leader culturali o coloro che ritengono li rappresentino. Questo è terreno fertile per il populismo. Da questo punto di vista si vede che il web e i giornali potrebbero - alla lunga - ritrovarsi dalla stessa parte: quella di un sistema dell’informazione dotato di diversità, critica, alternative interpretative, ricchezza di fatti in base ai quali costruire riflessioni.
Ilvo Diamanti ha mostrato come la popolazione italiana abbia visto come suo problema prioritario quello della sicurezza, tra il 2006 e il 2007, nonostante che il numero di reati in quel periodo non fosse aumentato: era aumentato invece il numero di servizi al telegiornale che parlavano di crimini.
Si sceglie - anche - in base all’informazione cui si accede.
fonte: blog.debiase.com
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Mercoledì, 9 Giugno, 2010

(AGI) - Roma, 9 giu. - Quello che è riuscito a fare Guido Bertolaso è un vero e proprio miracolo. E’ quanto sottolinea il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, intervenendo alla cerimonia di presentazione della campagna antincendi. “Saremo anche poveri di risorse economiche - spiega Letta - per i tagli che hanno colpito tutti i settori, ma siamo certamente ricchi di risorse umane e il merito di Guido Bertolaso è aver operato una contaminazione di ruoli, chiamato tutti dai Vigili del fuoco alla Forestale, dall’Aeronautica all’Esercito, dalla Protezione civile alla Marina, con un unico obiettivo. La Protezione civile è un modello esemplare che ha fatto scuola nel mondo e in questi anni ha operato con uno spirito eroico avendo come obiettivo il bene degli altri e la rinuncia al proprio tornaconto. Sento il dovere morale di dare questa testimonianza alle donne e agli uomini di Bertolaso, della Protezione civile che hanno lavorato con sacrificio, senso dello Stato, rispetto delle istituzioni che non trova uguale. A voi dico grazie a nome di tutto il governo“.
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Mercoledì, 9 Giugno, 2010
”La nuova politica degli Stati non permette più la separazione tradizionale tra brevi decisioni e decisioni a lungo termine”. Elia Valori prospetta un indebolimento della politica ”non in senso assoluto, ma si indeboliranno i vecchi sistemi intermedi, le regioni, le macroaree, alcune nazioni. Mentre si rafforzeranno i grandi sistemi di interrelazioni globali e contemporaneamente le piccole organizzazioni”. In particolare sarà la ”politica della rappresentanza a produrre meno decisioni e si integrerà maggiormente con le reti di serbatoi di pensiero, dei centri di ricerca e delle lobby che sono meglio organizzati”.
fonte: adnkronos
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Martedì, 8 Giugno, 2010

Una cultura al servizio del Paese
Intervento dell’Autorità delegata dott. Gianni Letta
La cortese ospitalità di “Formiche” mi offre l’occasione per svolgere alcune considerazioni di carattere generale sullo stato della riforma dei Servizi di informazione a circa due anni e mezzo dalla sua approvazione.
La legge 3 agosto 2007, n.124, rimane, ad oggi, uno dei rari casi di legislazione bipartisan prodotta dal Parlamento italiano sul difficile terreno delle riforme istituzionali e rappresenta un esempio da imitare sotto molti profili: l’ampio consenso politico ha saputo infatti tradursi in un intervento riformatore di grande portata, che ha profondamente innovato uno dei settori più delicati dell’amministrazione pubblica del nostro Paese.
Certamente è anche una legge di grande complessità sotto il profilo dell’attuazione: sono infatti dodici i regolamenti che integrano oggi le previsioni legislative, formando un corpus normativo organico ed unitario, grazie al quale la riforma sta cominciando a dispiegare i suoi effetti, naturalmente poco visibili - data la materia - eppure molto concreti.
Si è trattato di un lavoro di elaborazione giuridica davvero impegnativo, vuoi per l’assoluta novità di molti temi, vuoi per il forte impatto organizzativo delle norme messe a punto; si pensi solo, a titolo di esempio, ai regolamenti che disciplinano nel dettaglio due aspetti tipici dell’operatività dei servizi di informazione: le identità di copertura e le attività economiche simulate.
Ma ciò che più conta è che tutto questo non facile lavoro è stato svolto in un clima di stretta e proficua collaborazione con il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il rinnovato COPASIR, chiamato dalla legge ad esprimere il proprio parere su tutti gli schemi di regolamento predisposti dal Governo.
È stato lo stesso Comitato a sottolineare, nella sua prima Relazione annuale al Parlamento l’”eccellente rapporto di collaborazione istituzionale costante con l’Esecutivo sugli strumenti istituzionali concernenti la sicurezza nazionale, un rapporto che risponde alle rispettive esigenze di assicurare un’efficace e corretta gestione dei Servizi di sicurezza e un più soddisfacente ruolo dell’organismo parlamentare”.
Se si tiene conto che il Comitato, per espressa previsione della legge, è composto in ugual misura da esponenti della maggioranza e delle opposizioni e che il suo Presidente deve esser eletto tra questi ultimi, è facile dedurre che lo spirito bipartisan che contrassegnò l’iter parlamentare della riforma ne ha accompagnato anche la complessa fase di prima attuazione e, posso assicurarlo, permane ora in quella di piena entrata a regime.
È questo un dato politico-istituzionale di decisiva importanza per il successo di una legge che si è posta un obiettivo necessariamente ambizioso e di grande respiro - l’istituzione di un “sistema” di informazione - per garantire un valore costituzionale primario, “la sicurezza della Repubblica”.
La stessa Corte Costituzionale ha recentemente avuto occasione di richiamare la sua giurisprudenza sul “supremo interesse della sicurezza dello Stato nella sua personalità internazionale, e cioè l’interesse dello Stato-comunità alla propria integrità territoriale, alla propria indipendenza e - al limite - alla sua stessa sopravvivenza”.
Un interesse, ha sottolineato la Corte, che nella nostra Carta costituzionale trova espressione all’articolo 52, in base al quale la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Norma tutt’altro che isolata, se è vero che essa deve essere posta “in relazione con altre norme della stessa Costituzione che fissano elementi e momenti imprescindibili del nostro Stato” quali “la indipendenza nazionale, i principi della unità e indivisibilità dello Stato (art. 5) e la norma che riassume i caratteri essenziali dello Stato stesso nella formula di “Repubblica democratica”".
Quella che mi sono appena permesso di richiamare (Corte Cost. sent. n. 106 del 3 aprile 2009) non è solo la efficace sintesi di una trentennale, consolidata giurisprudenza della Corte, ma è anche la puntuale ricognizione del perimetro costituzionale nel quale si inscrive - ed al quale è saldamente ancorato - il complesso delle missioni istituzionali affidate dalla riforma alle due Agenzie di informazione: ricerca ed elaborazione di “tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica” per l’AISE, ricerca ed elaborazione di tutte le informazioni utili a difendere “la sicurezza interna della Repubblica e le istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento” per l’AISI.
In estrema sintesi, si tratta dunque di raccogliere ed elaborare tutte le informazioni utili a difendere la Repubblica, vale a dire non il solo apparato statale, bensì lo Stato-comunità, come ha opportunamente sottolineato la Corte Costituzionale.
In altri - e meno giuridici - termini, la riforma mira a porre l’intelligence al servizio del sistema-Paese e, di conseguenza, concepisce l’intelligence stessa come un sistema, cioè come un insieme di parti cooperanti tra di loro per il conseguimento del fine comune, che coincide con la stessa salus rei publicae.
La nozione di sistema costituisce la chiave interpretativa per l’attuazione della nuova disciplina: fare sistema significa, in questo caso, saper diminuire la separatezza tra i diversi apparati, coordinandone il funzionamento senza pregiudicare la riservatezza che è condizione irrinunciabile di successo.
In questa prospettiva appare fondamentale, innanzitutto, la scelta del legislatore di accentrare nel vertice di governo tutta la responsabilità politica delle attività di informazione per la sicurezza, sulla falsariga di quanto avviene nella maggior parte delle democrazie occidentali.
Funzionale a questa impostazione è anche il rafforzamento del Comitato interministeriale (CISR) che coadiuva il Presidente del Consiglio nella direzione del settore; qui, infatti, può realizzarsi al più alto livello quel coordinamento delle esigenze informative che rappresenta la prima condizione per una informazione di qualità ed effettivamente rispondente alle esigenze del Governo e del Paese. Al Comitato spetta, tra l’altro, “deliberare sugli indirizzi e sulle finalità generali della politica dell’informazione per la sicurezza”.
Diminuire la separatezza significa anche aprire lo spazio necessario ai controlli: a quello parlamentare, di cui ho prima detto, come a quelli interni, i quali ultimi trovano nell’ufficio ispettivo del DIS una articolazione assolutamente nuova e ormai consegnata ad una piena operatività.
Diminuire la separatezza significa, infine, superare la vecchia cultura del sospetto battendo le vie nuove indicate dalla riforma: comunicazione istituzionale e promozione della cultura della sicurezza.
In entrambi i casi si tratta di un lavoro di lunga lena, che proprio per questo richiedeva di essere iniziato al più presto. Ed è quel che si è fatto con l’apertura del nuovo sito internet (www.sicurezzanazionale.gov.it) dotato di importanti strumenti di interattività, come quello che consente a tutti i cittadini italiani di confrontare il proprio curriculum vitae con le esigenze del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.
Primi, piccoli passi, certamente, ma mossi con fermezza, nella convinzione che il futuro della nuova intelligence italiana dipenda anche dalla capacità di instaurare un significativo rapporto con i settori fondamentali del sistema-Paese, primi tra tutti i giovani, il mondo accademico e culturale, le imprese e i media.
E proprio questo incontro con “Formiche”, nato attraverso il sito web dell’intelligence italiana, dimostra che siamo sulla strada giusta.
fonte: Sicurezza Nazionale
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Venerdì, 28 Maggio, 2010

Un software di facile utilizzo che dimezza i tempi di richiesta e attribuzione contabile di farmaci e altri prodotti utilizzati in reparto e ne rende tracciabile il percorso, dai depositi della Farmacia al letto del paziente: sviluppato dagli informatici dell’Università Campus Bio-Medico di Roma con Panasonic Toughbook, che lo ha integrato nel proprio dispositivo tablet CF-H1 Mobile Clinical Assistant (MCA).
Oggi, nell’ambito del Workshop “Wireless, mobilità e RFID”, organizzato da Panasonic Thoughbook insieme alla School of Management del Politecnico di Milano, interverrà l’Ingegner Andrea Biasiol, Responsabile dei Sistemi Informativi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che hanno realizzato l’applicazione software, operativa già da alcuni mesi nei reparti del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico.
“Grazie all’utilizzo del nostro software e alle caratteristiche di mobilità del Toughbook CF-H1 – ha spiegato l’Ingegner Biasiol – la gestione dei processi clinici all’interno dei nostri reparti è notevolmente migliorata. Questo dispositivo ha consentito di gestire l’attribuzione contabile di farmaci e prodotti in reparto mediante una semplice lettura di codici a barre, effettuata direttamente al letto del paziente”.
Il dispositivo è connesso alla rete wireless del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e consente l’invio istantaneo delle informazioni sullo ‘scarico’ dei singoli farmaci e presidi utilizzati dalle infermiere in reparto. I dati sono immediatamente consultabili dalla Direzione Sanitaria e dai responsabili del Servizio di Farmacia. Gli stessi infermieri sono in grado, in ogni momento, di controllare lo stato di avanzamento delle richieste di reintegro dei prodotti necessari al reparto e diventa notevolmente più semplice seguire il percorso compiuto da ciascun prodotto adoperato dagli operatori sanitari, con risvolti positivi anche nella gestione economica dell’assistenza sanitaria.
I dati di una recente ricerca condotta dall’Osservatorio ICT in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano indicano che entro il 2010 oltre il 90% delle strutture ospedaliere interessate dallo studio utilizzerà tecnologie senza fili a supporto della Cartella Clinica Elettronica: l’avvento generalizzato del wireless, tecnologia che consente il funzionamento del supporto sviluppato da Università Campus Bio-Medico di Roma e Panasonic Toughbook, potrebbe dunque mettere a disposizione di infermiere e operatori sanitari un utile strumento per la gestione dell’assistenza negli ospedali del futuro.
fonte: Ufficio stampa Campus Bio-Medico
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »
Martedì, 4 Maggio, 2010
Ieri (1 luglio 2009) il Papa ha detto cose importantissime sulla fede, la grazia, la concretezza del sostegno ai poveri e ai perseguitati. Soprattutto ha spiegato chi è il sacerdote cattolico, il prete di Cristo e della Chiesa. Inizia infatti, dopo l’anno dedicato a San Paolo, quello dedicato ai presbiteri (che sono appunto coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’ordine). Lo so, c’ero. Ero in piazza mentre il sole batteva, sul sagrato di piazza San Pietro.
A un certo punto, nei saluti finali, il Papa ha ricordato la presenza di un Gruppo interparlamentare e ho scommesso: le notizie giornalistiche punteranno a questo, anche se è una perfetta banalità. Infatti Benedetto XVI testualmente ha pronunciato queste parole: «Saluto poi gli esponenti dell’Associazione interparlamentare “Cultori dell’etica”, la cui presenza mi offre l’opportunità di sottolineare l’importanza dei valori etici e morali nella politica». Sarebbe stata una notizia se avesse detto: i valori etici e morali non vanno rispettati dai politici. Ma tant’è, è passata questa frase.
Che cosa vuol dire rispettare i valori etici e morali per un politico? Il Papa in passato ha elencato con precisione i tre principi non negoziabili: la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale; la famiglia così come è stata voluta da Dio, senza cedimenti alle mode psicosessuali; la libertà di educazione, sia in via di teoria che di sostegno pratico della parità scolastica. Ma questo non è ancora la morale in politica, se non nei punti di sbarramento decisivi.
Da cardinale, ha mostrato come la moralità in politica sia la rinuncia all’utopia. Ha scritto: «Essere sobri e attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Il grido che reclama le grandi cose», spiega Ratzinger, «ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità. Non è morale il moralismo dell’avventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell’uomo e compie, entro queste misure, l’opera dell’uomo. Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica». Strano, vero? La moralità è un comportamento adeguato alla verità dell’oggetto di azione. In politica è quanto appena citato: il compromesso per il bene comune.
Ma a me come politico non basta questo. Non basta l’etica a farmi essere un uomo, non è quella la strada della pienezza. Anche se mi interessa- essendo deputato - essere il massimo come deputato. Perché la pienezza del mio essere uomo non può che esprimersi dentro la circostanza in cui mi tocca essere, dando testimonianza lì. E allora dico che la moralità in sommo grado è riconoscere che non è la morale il centro della questione. Mettere al centro la morale è la cosa più immorale, perché falsa, che ci sia. Sostituisce all’utopia sociale, l’utopia della perfetta coerenza.
Mi colpisce molto quanto detto nella splendida lezione di Benedetto XVI su chi sia il sacerdote. Parlava del prete ma anche di tutti noi. Ha detto: «Anche per i presbiteri vale quanto ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”». L’essere cristiano, che è poi il modo per il compimento delle domande del cuore, è quel che abbiamo appena letto. E non lo ripeto o sintetizzo onde evitare di stravolgere o banalizzare il Papa.
Un’altra piccola frase ha pronunciato il Papa. Eccola: «…È urgente il recupero di un giudizio chiaro e inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina, ricordando quanto scrive san Tommaso d’Aquino: “Il più piccolo dono della grazia supera il bene naturale di tutto l’universo” (Summa Theologiae, I-II, q. 113, a. 9, ad 2)». Il primato è della grazia. Il resto segue.
autore: Renato Farina
fonte: sussidiario.net
Pubblicato in Persone | Nessun Commento »