Archivio di Dicembre, 2008

Buon DuemilaNove

Martedì, 30 Dicembre, 2008

Vi giro l’augurio che mi ha fatto un amico…

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(…) e che l’anno DuemilaNove con la recessione ormai prenotata non interessi le cose importanti, cioè quelle che non sono quotate in borsa.

Alfredo
 

questo il suo blog: http://buenoslibrosnosdedios.blogspot.com/

Citazione 2

Lunedì, 29 Dicembre, 2008

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“Non sono un filosofo, né un sociologo, né un teologo; forse sono un economista, sicuramente un operatore economico. E sono convinto che dobbiamo reagire a una certa narcosi cui siamo sottoposti dall’ambiente che ci sta intorno e che tende ad occultare la reale sostanza dei problemi“.

Marco Vigorelli

Citazione

Domenica, 28 Dicembre, 2008

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“Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido che crede di essere saggio. “

William Shakespeare

Buon Natale

Mercoledì, 24 Dicembre, 2008

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La strategia mediatica dei guru di Al Qa’ida - parte 3 (fine)

Lunedì, 22 Dicembre, 2008

Finalità, obiettivi e metodi

Non c’è bisogno di grossi capitali per mettere su un ‘giornale jihadista’ o un ‘tg jihadista’ ma, soprattutto, non si deve rispondere ad un ‘finanziatore’. Per cui ‘massima libertà a bassissimo costo’ (anche se ci sono sempre dei finanziatori); infine, the last but not the least, permettere l’attività ‘operativa’ jihadista, attraverso lo scambio di informazioni nel web sommerso o utilizzando diversi espedienti (ad es. la ‘buca morta’). Inoltre è molto forte anche il ‘training on-line’ con la nascita di vere e proprie ‘accademie virtuali’, con le varie sezioni dei corsi (dottrinari e militari). Non ultimo, il web è utilissimo per ottenere mappe di città o luoghi simbolo contro cui fare attentati o informazioni specifiche su persone o cose.

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Per quanto concerne l’obiettivo ‘ad extra’, sempre sinteticamente, vediamo quale funzione svolge l’uso di internet: prendere posizione sul campo di battaglia per la ‘netwar’. Internet appartiene a pieno titolo alla sezione: ‘guerra psicologica’.
‘La guerra
ai nemici di Dio non si fa solo con le armi ma anche con la penna, la conoscenza e la spada’; porsi di fronte al nemico, a viso aperto, mostrando di non aver paura; inviare ‘messaggi’ di minacce all’Occidente, perché deve mettere fine all’occupazione del Dar al Islam e allo spogliamento dei beni dell’Islam (3) ; condurre un terrorismo mediatico, nel quale ’spaventa e terrorizza’ il nemico, mostrando come questi, dopo essere stato avvisato, venga ‘colpito al collo’ (la decapitazione diventa una forma di ‘citazione’ del Corano); cercare di condizionare ‘politicamente’ le scelte dei Paesi occidentali; mandare messaggi di tregua, che se non accolti diventano avvertimento di un ulteriore attentato; evidenziare in diversi modi la superiorità dell’Islam di fronte al proprio nemico.
All’interno di questo schema, poi, c’è da dire che su Internet vi sono una pluralità di ‘tipologie’ di siti, che determinano tutta una gradazione di appartenenza al mondo jihadista, da quelli chiaramente riconducibili a gruppi jihadisti, fino a quelli, che sono solo ’simpatizzanti’. Così possiamo avere webmaster jihadisti, siti terroristi, ma anche gruppi di media indipendenti, fino ad arrivare a gruppi chiaramente non terroristi, ma che assolvono alla funzione, più o meno consapevole, di ’supporto esterno’.
In questo senso, oltre ad internet, deve essere fatta una considerazione sul mezzo televisivo, che spesso può assolvere proprio a questa funzione.
In un recente comunicato, Bin Laden, nel criticare il ‘macellaio della libertà nel mondo’ - G. Bush che ‘prende di mira i media che riportano i fatti sulla situazione reale’ - e nel segnalare che comunque l’informazione è controllata dall’Amministrazione Usa, fa un riferimento alla televisione qatariota, Al Jazeera, di cui, pur definendola ‘una delle vostre creazioni’, tuttavia ricorda come siano state bombardate le sedi di Kabul e Baghdad, e come fosse al vaglio dell’amministrazione americana l’idea di attaccare anche la sede principale nel Qatar. Emerge quasi, dalle parole dell’Emiro yemenita, che questa televisione sia oggi il minor male, nel panorama dei media.
In questo senso, allora, alcuni programmi, come quelli di Yousef al-Qardawi, possono essere interessanti da seguire in quanto - essendo lo Sceick fonte islamica autorevole e molto ascoltata nel mondo musulmano - è capace di formare e indirizzare le opinioni degli ascoltatori correligionari. Ancor prima dell’analisi dei contenuti del tele-predicatore islamico, resta significativo il fatto che la sua presenza, sullo schermo qatariota e per tutto l’orbe islamico, sia quasi quotidiana e tocca le ore di maggiore ascolto , a seconda della fascia orararia in cui vengono trasmesse (4) .
Pertanto, se tale autorevole fonte islamica è favorevole, ad esempio, agli attacchi suicidi, ed è veicolata nelle ore di maggior ascolto su una rete satellitare in lingua araba, per quanto questa non sia direttamente legata ad al Qa’ida di fatto svolge un ruolo di ’supporto esterno’ (involontario?), nella diffusione della ‘jihadist moral suasion’.
Tornando all’uso di Internet, invece, per una analisi più puntuale dei messaggi veicolati, preliminarmente devono essere considerati almeno quattro elementi base: quale sito pubblica la minaccia; chi la firma; la data del messaggio; la lingua utilizzata.
Facendo, ad esempio, una breve considerazione sui messaggi di minacce all’Italia - tenendo presente che quanto minacciato da Bin Laden è ben diverso da quanto minacciato dalle Brigate Abu Hafs al Masri - è possibile cogliere alcuni elementi di fondo:
1) l’Occidente è in guerra contro l’Islam, e questo comporta ‘l’obbligo individuale’ di ciascun musulmano di difendere il sacro suolo dell’Islam;
2) chi è associato agli Usa e a Israele in questa guerra, è automaticamente un ‘nemico’ da colpire;
3) l’Italia è tra i Paesi che appoggia gli Stati Uniti, in Afghanistan e in Iraq, quindi deve essere colpita.
Questo è quello che potremmo definire il dato politico. Liberazione ‘politica’ delle Terre islamiche, sia dal giogo militare che dall’asservimento economico e culturale.
A tal fine, spesso, Bin Laden o Zawahiri fanno riferimento ad accadimenti storici del passato, vds. il colonialismo, per confermare che questa perenne guerra tra Occidente cristiano e Oriente arabo continua e finirà solo con la fine dell’uno o dell’altro.
E qui subentra l’altro dato, quello religioso e ‘apocalittico’.
In questa lotta perenne, Roma ha un significato tutto particolare. Se da una parte Bush è definito il ‘nuovo Cesare’ o il ‘Faraone’, emblema quindi del male e dell’Impero romano-cristiano, a capo delle truppe crociate, quasi ad assumere una doppia valenza politico-religiosa (con una confusione dei ruoli e dei dati storici notevolissima, ma ininfluente ai fini dell’uditore islamico), d’altra parte la città di Roma, l’Italia e il Vaticano mantengono tutta la loro carica simbolica e, per gli islamisti, sono il riferimento di tutta la cristianità, assurgendo così a doppio elemento simbolico, politico e religioso.
A tale riguardo, c’è tutta una letteratura politico-religiosa islamica, a forti tinte ‘apocalittico-millenaristiche’, che viene così ripresa e sfruttata a fini politici.

tratto da: Rivista Italiana di Intelligence 2-2006

La strategia mediatica dei guru di Al Qa’ida - parte 2

Venerdì, 19 Dicembre, 2008

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Finalità, obiettivi e metodi

Volendo fare, adesso, una sintetica analisi della guerra jihadista combattuta sulla rete, sembra opportuno evidenziare finalità, obiettivi e metodi utilizzati, al fine di poter meglio predisporre, poi, adeguate misure di contrasto.
A nostro parere, lo sviluppo dell’uso di Internet, da parte dei gruppi jihadisti, ha come finalità:
a) il ‘posizionamento sul terreno’ contro i diversi nemici del jihad globale;
b) la ‘propaganda’ nelle sue varie forme;
c) lo ’scambio di informazioni’ tra gruppi operativi jihadisti in maniera occulta.

Tali finalità sono relative a due obiettivi che, fondamentalmente, sono:
1) un obiettivo ‘ad intra’: il mondo islamico e particolarmente, sia quanti appartengono alla realtà jihadista, sia quanti sostengono questa realtà, sia, ancora, quanti sono combattuti tra l’adesione alla lotta armata e la ricerca di altre strade meno cruente, per la ‘difesa dell’Islam’;
2) un obiettivo ‘ad extra’: tutti quei soggetti che genericamente possiamo definire ‘nemici del vero Islam e del jihad globale’ (in questa categoria di ‘nemici’ vanno inseriti una pluralità di attori, dai ‘regimi arabi corrotti’, ai gruppi integralisti che accettano però alcuni aspetti delle regole democratiche occidentali, ai ‘crociati e sionisti’).
La funzione che intende svolgere, l’uso del mezzo internet, nei confronti dell’”obiettivo ad intra” (mondo islamico) si può riassumere con: diffondere l’idea di una ‘Ummah (Comunità islamica) virtuale’; far assurgere a ‘modello da imitare’, sia la comunità jihadista, sia il suo Capo, l’Emiro Bin Laden, per l’instaurazione di un nuovo Califfato (di cui peraltro Bin Laden non dice di voler essere a Capo, in quanto non ne avrebbe i requisiti formali), anche se solo ‘virtuale’; distinguersi dai ‘regimi arabi corrotti’, che fanno accordi con l’Occidente ed hanno paura ad attaccarlo; veicolare la propria interpretazione teologico/politica dell’Islam, che vuole essere globale e al tempo stesso unificante, presentandosi come l’unica capace di superare le divisioni interne al mondo islamico, specie sunnita; fornire messaggi facilmente percepibili per chi appartiene alla cultura islamica, ma spesso ‘criptici’ per chi appartiene ad altre culture.
Questo dato vuole segnalare anche una ’superiorità’ culturale dovuta al fatto che la lingua araba è poco conosciuta dagli occidentali, mentre l’inglese, e anche il francese, sono lingue note nel mondo arabo; esaltare il jihad e chi combatte per essa, attraverso filmati di guerra e riprese di attacchi jihadisti, facendo diventare Internet una ‘vetrina dei successi jihadisti’; reclutare altri jihadisti (1) ; individuare gli ‘obiettivi’ da colpire e ’segnalarli’ alla ‘comunità jihadista’, fornendo anche la gradualità e la scala di valori (2) ; diffondere idee jihadiste a basso costo.
 

tratto da: Rivista Italiana di Intelligence 2-2006
 

La strategia mediatica dei guru di Al Qa’ida - parte 1

Mercoledì, 17 Dicembre, 2008

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Si è spesso affermato che l’Occidente combatte una guerra asimmetrica, contro un nemico che non ha territorio ne divise. A ben vedere, il popolo jihadista, questo insieme di individui che costituisce il ‘nemico’ che dobbiamo combattere, ha in realtà un suo territorio, raggiungibile ed identificabile. Si tratta però di una territorialità che richiede una visualizzazione diversa dal solito, che è presente in un sistema dove non esistono confini geografici ma elettronici, dove non ci sono volti ma nickname e non c’è frontiera ma login e password. L’attenzione che giustamente si presta a tutto quanto appare in rete trasforma il network fondamentalista elettronico in una sorta di ‘Stato virtuale’, di ‘Stato’ nel senso più antico del termine, e cioè Stato-comunità, che in quanto tale assume una propria attendibilità, un proprio potere che si basa sulle caratteristiche e la struttura del sistema mondiale dei media che, involontariamente, contribuisce a fornire ‘copertura’ e diffusione alle armi-messaggio e ai codici islamisti.

Innalzamento del livello di scontro

Uno dei must nelle metodologie operative dei gruppi terroristici, e non solo loro, è quello di elevare il livello conflittuale dello scontro tra le parti per rafforzare il consenso ‘interno’ anche grazie agli attacchi ‘di ritorno’ dell’avversario. Infatti, provocando l’avversario a riversare contro le proprie ‘truppe’ ogni tipo di azione, viene rafforzata la necessità di ’serrare le file’, di una maggiore e più coriacea difesa, coagulando le forze come ‘un sol uomo’ nella ‘condivisione dell’obiettivo’.
L’avversario va ‘provocato’.
In tal senso, tali azioni raggiungono contemporaneamente due obiettivi, uno ad intra (le proprie truppe) e uno ad extra (il nemico).
Questo must è ancor più vero a livello mediatico e, anzi, la moderna tecnologia offre come non mai, anche grazie alla sua versatilità, una pluralità di possibilità nello svolgimento della ‘guerra psicologica’.

 tratto da: Rivista Italiana di Intelligence 2-2006
 

Politica e blog

Venerdì, 12 Dicembre, 2008

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di Luca De Biase 

Quali sono le cinque più importanti nozioni che i blogger vorrebbero insegnare ai politici che si affacciano nel mondo dei blog? Una conversazione in Rete su questa questione ha prodotto uno scambio molto ricco di opinioni. In una settimana, i qualificatissimi interventi, tra gli altri, di Paolo Valdemarin, Beppe Caravita, Alessandro Ronchi, Massimo Mantellini, Marco Schwarz, Mafe, Biccio, Giuseppe Mazza, Giuseppe Granieri e molti altri, hanno reso possibile arrivare a una sintesi. In cinque punti:

1. Falsità e metodo di comunicazione. I blogger vivono con scetticismo l’entrata diretta dei politici nel mondo dei blog, perché sanno che i politici per mestiere devono lanciare messaggi strumentali alla loro strategia, il che riduce la sincerità dei blog fatti da uomini politici. Conseguenza: è possibile che i politici usino la tecnolgia dei blog per informare, specialmente durante le campagne elettorali, il loro pubblico. E questo può avvenire sia con un’attività diretta dei politici in Rete, sia utilizzando uno staff di collaboratori. L’importante, insomma, è che i politici evitino di fingere di fare i blogger perché tanto non ci crederebbe nessuno.

2. Ascolto. Nella blogosfera si svolge una conversazione pubblica dalla quale emergono tendenze e opinioni di valore. Per i politici sarà importante imparare ad ascoltare le opinioni e le visioni del mondo che i network sociali sviluppano durante le loro conversazioni pubbliche. Ascoltare significa anche imparare a scoprire i propri errori. Se i politici, ancora una volta per mestiere, non sono in grado di riconoscerli pubblicamente, ne possono comunque tenere conto in privato e farne tesoro per le loro uscite successive.

3. I blogger sono coscienti del fatto che i loro contenuti non sono necessariamente migliori di quelli prodotti dalla gente in altre situazioni di conversazione. Non è lo strumento che migliora i contenuti. L’occasione offerta dai blog è un meccanismo di autocritica più articolato, perché è possibile che la verifica in una conversazione pubblica di quello che si pensa o che si vede succedere possa portare a correzioni ricche di conseguenze sulla qualità delle idee.

4. Internet non è un centro di potere, non è un medium come gli altri, non è una macchina per decidere. E’ un sistema per formarsi delle opinioni, scoprire dei fatti, discuterli. Dal punto di vista democratico ha più a che fare con il dibattito che con l’esercizio della politica. La democrazia peraltro non si distingue tanto per la possibilità di votare quanto per la possibilità di discutere: tanto più il dibattito è alto, intelligente, tollerante, libero, tanto più la democrazia è solida, efficiente e creativa. Per questo i politici democratici devono fare il tifo per i blog e le soluzioni che danno voce e spazio all’elaborazione delle idee a livello di network sociali. E questo tifo si può esprimere pubblicamente in molti modi anche senza tentare, rischiando l’insuccesso, di strumentalizzare niente e nessuno.

5. Alla conversazione in rete si regala il proprio tempo e la propria intelligenza per un bene superiore che è la qualità della convivenza. La Rete è aperta alle peggiori idee e alle espressioni più violente ma tende anche a reagire isolandole o criticandole. Rende più trasparenti questi contrasti. L’atteggiamento giusto dei blogger nei confronti della politica è umile come lo è nei confronti di ogni altro sapere. I politici che lo comprendano, regaleranno a loro volta qualcosa a tutto questo: attenzione, tempo, ascolto operativo. Lo si saprà in giro: il tam tam lo renderà noto. E alla fine il ritorno di credibilità e di immagine per il politico potrà essere importante.

 tratto da: blog.debiase.com

The Universal Declaration of Human Rights

Giovedì, 11 Dicembre, 2008

“Tu sei in Rete” il nuovo libro di Davide Casaleggio

Mercoledì, 10 Dicembre, 2008

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di Davide Casaleggio

Le reti sono ovunque intorno a noi.

Fino a qualche anno fa le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali.

La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio.

Tutto è diventato una rete da studiare, modellare, modificare. La capacità elaborativa dei computer unita alla decodifica di alcuni sistemi complessi come la mappa del DNA, di Internet e delle relazioni sociali ha permesso di verificare le nuove leggi su vasta scala.

Le leggi a cui obbediscono i sistemi che ci circondano non sono intuitive, “essere nella media” perde di significato. In queste reti si passa di stato: le caratteristiche delle singole parti hanno un significato diverso con il variare dei loro valori.

Luminari e pionieri in diversi ambiti di applicazione hanno intuito le potenzialità delle reti che ci circondano e le hanno sviluppate.

Ad esempio, in Bangladesh è stata creata una banca per i poveri, dove i tassi di restituzione dei prestiti sono superiori rispetto alle banche tradizionali, grazie all’uso delle reti di persone che si rendono garanti tra loro. I gruppi di persone e le relazioni che si instaurano tra persone sono anche alla base di una rivoluzione silenziosa anche della politica. I movimenti popolari sempre più si coordinano in modo autonomo tramite comunicazioni interpersonali. Con gli SMS e le email il governo spagnolo è stato messo in crisi dalla popolazione, in Venezuela è stato ribaltato un colpo di Stato e molte campagne elettorali sono state influenzate da questo fenomeno, dalla Francia all’Indonesia.

Analizzando i principi di trasmissione delle malattie è stato possibile comprendere la diffusione, evoluzione e scomparsa di epidemie come l’influenza Spagnola di inizio ‘900, che uccise più persone della Prima Guerra Mondiale.

Lo studio delle reti ha permesso anche di rivoluzionare i sistemi di trasporto. I servizi postali rimasero, infatti, immutati per duemila anni: la velocità di trasporto di una lettera a metà dell’800 era inferiore a quella dei Romani. La situazione cambiò quando il trasporto fu pensato come una rete con strumenti di trasmissione come i francobolli e le buche delle lettere.

Sulle basi di queste leggi si sono sviluppati strumenti per il marketing, il business e l’organizzazione. Ad esempio, una delle proprietà più sorprendenti delle reti è la presenza di “piccoli mondi”: ambienti anche vasti all’interno dei quali tutti i membri possono mettersi in contatto tra loro in modo immediato. Chiunque di noi, ad esempio può contattare uno dei sei miliardi di individui nel mondo attraverso una catena di sei conoscenze. Questa proprietà permette alle informazioni di circolare rapidamente e su questo concetto si sono basate le nuove soluzioni commerciali che sfruttano il capitale relazionale aziendale e le tecniche di marketing virale. 

Anche a livello aziendale il concetto di auto-organizzazione segue le leggi delle reti e permette di gestire sistemi complessi indicando semplici regole di comportamento ai suoi componenti. In questo modo, ad esempio, i formicai riescono a funzionare senza alcuna gerarchia di comando e molte aziende hanno iniziato ad utilizzare questi principi per snellire i processi decisionali.

Molte società hanno utilizzato questa nuova prospettiva di mondo in rete per creare nuove prospettive di business. La rete di relazioni interpersonali è stata utilizzata per stabilire dei contatti, ma anche per organizzarsi, condividere risorse ottimizzandone l’utilizzo e sviluppare progetti grazie alla creazione di un’intelligenza collettiva, formata da molte menti con un obiettivo comune.

tratto da: casaleggio.it

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