La strategia mediatica dei guru di Al Qa’ida – parte 3 (fine)

Finalità, obiettivi e metodi

Non c’è bisogno di grossi capitali per mettere su un ‘giornale jihadista’ o un ‘tg jihadista’ ma, soprattutto, non si deve rispondere ad un ‘finanziatore’. Per cui ‘massima libertà a bassissimo costo’ (anche se ci sono sempre dei finanziatori); infine, the last but not the least, permettere l’attività ‘operativa’ jihadista, attraverso lo scambio di informazioni nel web sommerso o utilizzando diversi espedienti (ad es. la ‘buca morta’). Inoltre è molto forte anche il ‘training on-line’ con la nascita di vere e proprie ‘accademie virtuali’, con le varie sezioni dei corsi (dottrinari e militari). Non ultimo, il web è utilissimo per ottenere mappe di città o luoghi simbolo contro cui fare attentati o informazioni specifiche su persone o cose.

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Per quanto concerne l’obiettivo ‘ad extra’, sempre sinteticamente, vediamo quale funzione svolge l’uso di internet: prendere posizione sul campo di battaglia per la ‘netwar’. Internet appartiene a pieno titolo alla sezione: ‘guerra psicologica’.
‘La guerra
ai nemici di Dio non si fa solo con le armi ma anche con la penna, la conoscenza e la spada’; porsi di fronte al nemico, a viso aperto, mostrando di non aver paura; inviare ‘messaggi’ di minacce all’Occidente, perché deve mettere fine all’occupazione del Dar al Islam e allo spogliamento dei beni dell’Islam (3) ; condurre un terrorismo mediatico, nel quale ‘spaventa e terrorizza’ il nemico, mostrando come questi, dopo essere stato avvisato, venga ‘colpito al collo’ (la decapitazione diventa una forma di ‘citazione’ del Corano); cercare di condizionare ‘politicamente’ le scelte dei Paesi occidentali; mandare messaggi di tregua, che se non accolti diventano avvertimento di un ulteriore attentato; evidenziare in diversi modi la superiorità dell’Islam di fronte al proprio nemico.
All’interno di questo schema, poi, c’è da dire che su Internet vi sono una pluralità di ‘tipologie’ di siti, che determinano tutta una gradazione di appartenenza al mondo jihadista, da quelli chiaramente riconducibili a gruppi jihadisti, fino a quelli, che sono solo ‘simpatizzanti’. Così possiamo avere webmaster jihadisti, siti terroristi, ma anche gruppi di media indipendenti, fino ad arrivare a gruppi chiaramente non terroristi, ma che assolvono alla funzione, più o meno consapevole, di ‘supporto esterno’.
In questo senso, oltre ad internet, deve essere fatta una considerazione sul mezzo televisivo, che spesso può assolvere proprio a questa funzione.
In un recente comunicato, Bin Laden, nel criticare il ‘macellaio della libertà nel mondo’ – G. Bush che ‘prende di mira i media che riportano i fatti sulla situazione reale’ – e nel segnalare che comunque l’informazione è controllata dall’Amministrazione Usa, fa un riferimento alla televisione qatariota, Al Jazeera, di cui, pur definendola ‘una delle vostre creazioni’, tuttavia ricorda come siano state bombardate le sedi di Kabul e Baghdad, e come fosse al vaglio dell’amministrazione americana l’idea di attaccare anche la sede principale nel Qatar. Emerge quasi, dalle parole dell’Emiro yemenita, che questa televisione sia oggi il minor male, nel panorama dei media.
In questo senso, allora, alcuni programmi, come quelli di Yousef al-Qardawi, possono essere interessanti da seguire in quanto – essendo lo Sceick fonte islamica autorevole e molto ascoltata nel mondo musulmano – è capace di formare e indirizzare le opinioni degli ascoltatori correligionari. Ancor prima dell’analisi dei contenuti del tele-predicatore islamico, resta significativo il fatto che la sua presenza, sullo schermo qatariota e per tutto l’orbe islamico, sia quasi quotidiana e tocca le ore di maggiore ascolto , a seconda della fascia orararia in cui vengono trasmesse (4) .
Pertanto, se tale autorevole fonte islamica è favorevole, ad esempio, agli attacchi suicidi, ed è veicolata nelle ore di maggior ascolto su una rete satellitare in lingua araba, per quanto questa non sia direttamente legata ad al Qa’ida di fatto svolge un ruolo di ‘supporto esterno’ (involontario?), nella diffusione della ‘jihadist moral suasion’.
Tornando all’uso di Internet, invece, per una analisi più puntuale dei messaggi veicolati, preliminarmente devono essere considerati almeno quattro elementi base: quale sito pubblica la minaccia; chi la firma; la data del messaggio; la lingua utilizzata.
Facendo, ad esempio, una breve considerazione sui messaggi di minacce all’Italia – tenendo presente che quanto minacciato da Bin Laden è ben diverso da quanto minacciato dalle Brigate Abu Hafs al Masri – è possibile cogliere alcuni elementi di fondo:
1) l’Occidente è in guerra contro l’Islam, e questo comporta ‘l’obbligo individuale’ di ciascun musulmano di difendere il sacro suolo dell’Islam;
2) chi è associato agli Usa e a Israele in questa guerra, è automaticamente un ‘nemico’ da colpire;
3) l’Italia è tra i Paesi che appoggia gli Stati Uniti, in Afghanistan e in Iraq, quindi deve essere colpita.
Questo è quello che potremmo definire il dato politico. Liberazione ‘politica’ delle Terre islamiche, sia dal giogo militare che dall’asservimento economico e culturale.
A tal fine, spesso, Bin Laden o Zawahiri fanno riferimento ad accadimenti storici del passato, vds. il colonialismo, per confermare che questa perenne guerra tra Occidente cristiano e Oriente arabo continua e finirà solo con la fine dell’uno o dell’altro.
E qui subentra l’altro dato, quello religioso e ‘apocalittico’.
In questa lotta perenne, Roma ha un significato tutto particolare. Se da una parte Bush è definito il ‘nuovo Cesare’ o il ‘Faraone’, emblema quindi del male e dell’Impero romano-cristiano, a capo delle truppe crociate, quasi ad assumere una doppia valenza politico-religiosa (con una confusione dei ruoli e dei dati storici notevolissima, ma ininfluente ai fini dell’uditore islamico), d’altra parte la città di Roma, l’Italia e il Vaticano mantengono tutta la loro carica simbolica e, per gli islamisti, sono il riferimento di tutta la cristianità, assurgendo così a doppio elemento simbolico, politico e religioso.
A tale riguardo, c’è tutta una letteratura politico-religiosa islamica, a forti tinte ‘apocalittico-millenaristiche’, che viene così ripresa e sfruttata a fini politici.

tratto da: Rivista Italiana di Intelligence 2-2006

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