Chi fomenta l’invidia sociale?

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L’articolo di Filippo Facci (“Un populismo che nasconde i veri sprechi”, Libero, 10 giugno) sottolinea con l’arguzia tipica del suo autore un problema reale e grave che affligge questo nostro tempo. Da più parti viene dedicato grande impegno e notevole indignazione a denunciare piccoli sintomi dei drammatici mali del nostro tempo, mentre si sorvola inspiegabilmente sulle loro reali cause. Questo poco esaltante e scarsamente comprensibile atteggiamento viene irresponsabilmente incoraggiato da una sorta di caccia alle streghe volta a individuare i malvagi responsabili dei nostri guai. Se stiamo male la colpa è evidentemente di chi indebitamente sta troppo bene. Chiaro, no?

Si diffonde così l’invidia sociale in un clima giustamente definito da Facci di ”neo-pauperismo giacobino”. Gli organi di informazione soffiano sul fuoco spianando la strada alle tricoteuses di domani pronte a sferruzzare davanti allo spettacolo di teste che rotolano giù dalla ghigliottina. Si eseguono ricerche approfondite, anche se non sempre accurate, sui privilegi delle varie caste. Questa geniale trovata di quell’icona del giornalismo italico che è Gianantonio Stella è stata unanimemente accolta, fornendo la chiave interpretativa delle complessità dei nostri giorni. La caccia all’untore è diventata lo sport nazionale, debellando il calcio: i mondiali interessano meno dei compensi degli uscieri o delle auto che trasportano i membri della casta.

La convinzione di fondo è che, abolendo gli illeciti privilegi dei fortunati, si possano risanare le pubbliche finanze risparmiando agli italiani onesti sacrifici intollerabili e vergognosi. L’aritmetica del ragionamento è approssimativa, la sua razionalità perlomeno dubbia ma la sua superiorità morale è certa, assoluta, indubbia. Non ammette dubbi o incertezze né tanto meno sofismi giustificazionisti di ragionieri e sordi contabili. E’ così e basta.

Molti anni addietro (l’11 marzo 1977) scrissi per il Giornale nuovo un breve articolo intitolato “Il costo sociale dell’invidia”. In esso affrontavo il quesito se fosse sensato lottare l’evasione anche al costo di essere gravati di maggiori imposte. Il mio ragionamento era molto semplice: la lotta all’evasione ha un costo: avrebbe senso spendere, diciamo, un milione di lire per recuperarne centomila di imposte evase? E’ razionale sopportare novecentomila lire di maggiori imposte per recuperarne centomila evase? Alla soddisfazione di quale obiettivo sociale vengono destinate quelle famose novecentomila lire? La mia risposta era altrettanto semplice: alla soddisfazione dell’invidia. Sapere che altri la fanno franca fa soffrire i contribuenti onesti; alleviare quelle loro sofferenze merita l’impiego di risorse anche ingenti.

Il caso nostro non è dissimile. Supponiamo che la lotta ai privilegi faccia stare peggio i loro indebiti percettori ma che non renda migliore la situazione dei conti pubblici, i cacciatori di streghe non ne ricaveranno, sotto il profilo strettamente pecuniario, vantaggio alcuno. Il motivo quindi della lotta ai privilegi non è monetario ma ideale, si tratta di dare soddisfazione all’invidia, di alleviare le sofferenze degli invidiosi. Sarebbe difficile immaginare obiettivo più alto e nobile, ideale più elevato ed esaltante.

Robert Nozick, filosofo di Harvard, aveva enunciato una classificazione degli individui in base alle loro preferenze nel suo libro più noto (Anarchia, stato e utopia). Un individuo normale gode del benessere proprio e ricava soddisfazione anche dal benessere dei suoi simili; un egoista apprezza i propri agi ed è del tutto indifferente nei confronti della situazione altrui; un invidioso soffre quando gli altri hanno più di lui; un malevolo soffre di schadenfreude, apprezza l’altrui sofferenza arrivando in casi estremi ad un autentico sadismo.

Una caccia ai privilegi che, se coronata da successo, lasci invariata o peggiori la nostra condizione può suscitare l’entusiasmo di invidiosi, malevoli e sadici; le persone normali o egoiste non riescono a vederne l’alto valore morale. Il mio augurio quindi ai cacciatori di streghe è che la maggioranza degli italiani sia composta da invidiosi, malevoli e sadici: se non fosse così i loro nobili proponimenti verrebbero scarsamente apprezzati.

autore: Antonio Martino (nella foto sopra)

fonte: antoniomartino.org

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